Partecipazione, empatia, intersoggettività, affettività reciproca.

Queste sono le parole chiavi con cui è possibile racchiudere l’iniziativa “Natale 2020 ai tempi del Coronavirus. Mi prendo cura di te e di me” organizzata dall’Associazione Familiari AntistigmaAlda Merini” di Venosa.

L’iniziativa ha coinvolto l’amministrazione comunale, le istituzioni scolastiche e le associazioni presenti sul territorio: I.I.S.S.Q. Orazio Flacco“, l’I.I.S.S.Battaglini” e l’I.C. “Carlo Gesualdo“, “Il Cerchio Magico“, “Il Filo di Arianna“, l’ “Aias Venosa” e di Melfi, il “Rotary Club” di Venosa, l’ “Anffas” di Ginosa ed “Agesci 1” di Venosa. Tanti altri liberi cittadini hanno voluto stringersi intorno al progetto con partecipazione e senso di appartenenza. “I bambini e i giovani del nostro paese  rappresentano la vera risorsa,  fondamentale su cui fare investimenti intellettuali ed emotivi e anche economici. Sono loro sono il vero capitale sociale che costituisce il fattore di  crescita di un paese” afferma la dott.ssa Maria Antonietta Dicorato.

“Questo capitale  sociale si forma attraverso la  costruzione di reti tra scuola, territorio  e mondo dell’associazionismo. Solo sulla strada della cooperazione tra associazioni, istituzioni e mondo  scolastico possiamo dare quella spinta innovativa e di cambiamento per una cultura atta al rispetto, alla solidarietà e alla sapienza. Le testimonianze rese con questo progetto è la palese conferma che i giovani sono presenti, devono essere stimolati e compresi” continua Dicorato.



Scuole e associazioni insieme per un natale solidale

L’obiettivo è fare in modo che il distanziamento fisico, a cui la comunità è costretta, non si trasformi in isolamento sociale ed emotivo. Il Coronavirus, come accade in tutta Italia, ha trincerato la comunità venosina nella morsa della paura e dell’angoscia. Ma la comunità vuole trasformare l’impassibile incredulità in riscatto, facendo emergere i sogni e le speranze soffocate.

Di qui, la volontà di partire dai più piccoli, dai più fragili, e dalla gioventù, la parte della società più ricca di fermenti creativi per dare libero sfogo alla emotività congelata in questo tempo sospeso.

Un tempo in cui si possono riscoprire gli affetti più cari, i sentimenti più autentici, i momenti di riflessione più veri ed intimi. Tutto nasce intorno ad una immagine che rappresenta la matrice del progetto: l’albero rappresenta un ritorno alle origini primigenie, ma è anche simbolo di vita, di rinascita, di rigenerazione. E’ sempiterno e le sue radici sono imperiture. Con i suoi rami abbraccia il cielo e il mondo intero, guarda al passato e al futuro. L’albero simboleggia la vita, la rinascita di una comunità annichilita dalle ferite e dalle paure quotidiane.

L’essere umano, da sempre e per sempre, immortala attraverso la parola, la scrittura e la fotografia ciò vive e sente, lo rappresenta e lo rende perpetuo. Attraverso l’arte, egli rappresenta se stesso, e rinvigorisce, producendo frutti nuovi e abbondanti.

Gli addobbi delle emozioni. Il leitmotiv dell’iniziativa

Come l’albero si rigenera ogni stagione con foglie nuove, allo stesso modo la comunità può rigenerarsi partendo dai bambini e dai giovani che rappresentano il polmone verde e fertile. L’idea di addobbarlo con pensieri poetici, lettere, filastrocche, lavori creativi e artistici riflette la volontà di raccontare lo sgomento scaturito da questa pandemia, con gli occhi delle anime più innocenti, pure ed immediate, come un fluire di emozioni che si rincorrono.

L’albero della speranza è l’albero della vita

Oltre 400 riflessioni sotto forma di arti grafiche e figurative sono state appese sugli alberi costruiti abilmente in legno di pino dall’artigiano locale Tommaso Sollazzo e collocati lungo il percorso che conduce sul loggiato del Castello “Pirro del Balzo”.

Arte e artigianato, prendono forma in una plasticità duttile e sostenibile, che trasuda di colori ed emozioni intense. È stato denominato l’albero dei desideri. Un modo per “ribellarsi” in modo intelligente all’immobilismo e alla rigidità emozionale inculcata da un bombardamento mediatico, fatto di dati e numeri senz’anima. Di contro, l’espressività dei piccoli gesti e il recupero di una emotività positiva, lontana dalle spettacolarizzanti espressioni delle paure viscerali ed invalidanti. Questo è il messaggio che l’iniziativa organizzata dal mondo dell’associazionismo e delle istituzioni scolastiche intende diffondere: formare i giovani verso il recupero di una emotività positiva, pensante, che crede e guarda in prospettiva, ad un futuro migliore.

Partire dai giovani per guardare al futuro

I soggetti più fragili sono coloro che sicuramente risentono gli effetti di un cambiamento che si potrebbe definire quasi epocale, nel modo di concepire e ridefinire le relazioni. Eppure sono coloro che guardano al futuro con maggiori speranze e prospettive.  E’ un guardare al futuro senza dimenticare la vera essenza dell’uomo, ciò che è stato prima della pandemia e ciò che è oggi, vale a dire ciò che è ed è sempre stato. Attraverso il “vetriolo” delle anime più sensibili tutto sembra più semplice ed immediato. E sotto una lente di ingrandimento nuova anche un Natale diverso può ugualmente diventare “speciale”.

Marianna Gianna Ferrenti



Qual è la tua reazione?

emozionato
0
Felice
0
Amore
0
Non saprei
0
Divertente
0
Marianna Gianna Ferrenti
Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

More in:Attualità