Silvia Sartorello

Intervista di: Gabriele Vinciguerra

Provate ad immaginare una donna, una Sarta, una creatrice di sogni e storie che prendono vita attraverso il tessuto e l’ago. Le sue mani sono come bacchette magiche, trasformando pezzi di stoffa in capolavori senza tempo. Ogni cucitura è un battito del suo cuore, ogni taglio è una nota di speranza e determinazione. Nella sua bottega, il profumo del talento si mescola con la passione, mentre i suoi occhi brillano di pura gioia creativa.

Lei è la regina del suo regno di sete e tessuti pregiati, un’artista che danza tra i fili della tradizione e i colori dell’innovazione. E quando finalmente il mondo riconosce il suo genio, è come se il cielo stesso si aprisse in un applauso fragoroso, celebrando una donna coraggiosa che ha sfidato le convenzioni e ha conquistato il suo posto nel firmamento dell’alta sartoria con il suo spirito indomito e il suo cuore luminoso. Lei è: Silvia Sartorello!

Per quale motivo hai deciso di esercitare questa professione?
“Il fascino della moda è sempre stato al centro delle mie attenzioni, come la bellezza dei tessuti e l’idea di creare abiti attraverso il mio Brand.

L’alta sartoria maschile è il focus che mi ha permesso di esprimere la mia visione su un servizio di su misura, dove l’attenzione al dettaglio sono espressione del proprio valore creativo e professionale.

Nonostante lo scetticismo iniziale da parte delle persone alle quali avevo confidato questo mio sogno, non mi hanno impedito di crederci né di essere chi volevo.”

Premiata tra le eccellenze italiane dell’alta sartoria, come ci sente nel ricevere un riconoscimento così importante in un universo quasi ad appannaggio maschile?
“Ricevere un riconoscimento come eccellenza italiana dell’Alta Sartoria è un grande onore e una conferma della dedizione e dell’amore che ho verso questo settore.

Questo è un premio che ha un grande valore professionale e non solo, e che mi inorgoglisce ancor di più se pensiamo che  è sempre stato sempre considerato ad appannaggio maschile.

Un risultato che dimostra che le donne, possono eccellere in ogni campo, compreso l’Alta Sartoria maschile, da sempre esercitata da uomini.”

In cosa pensi di contraddistinguerti?
“La sartoria è una forma di arte, ed il sarto, è l’artista che ne esprime la creatività.

Ogni abito è un’opera unica dove i dettagli ne sono gli elementi distintivi. Come, ad esempio, la scelta dei tessuti ed il taglio, che diventa quell’elemento di unicità e che ci distingue.

Da non sottovalutare la costruzione e le rifiniture che devono essere sempre perfette al fine di soddisfare pienamente le aspettative dei Clienti più esigenti”

Quali sono le tendenze attuali nella moda maschile e come si riflettono nella sartoria?
“Nella sartoria, le tendenze si riflettono attraverso l’uso di tessuti di alta qualità, la cura dei dettagli e l’attenzione alla vestibilità su misura.

L’abito sartoriale non ha tempo, perché la sua perfetta vestibilità (ne largo, ne stretto. Ne corto, ne lungo) ed i tagli impeccabili, non si fanno influenzare dalle tendenze della moda, che predilige una temporalità che non ci appartiene.

Il che li rende sempre perfetti. Un tessuto quando è di altissima qualità diventa timeless, destinato a durare”

Quali sono le sfide che si presentano nella creazione di abiti su misura per i clienti?
“Creare un abito su misura presenta diverse sfide, come ad esempio la presa delle misure del cliente, fase in cui bisogna essere estremamente precisi e accurati.

Differenze anche minime possono influire sulla vestibilità finale dell’abito, motivo per cui la meticolosità e la precisione sono imprescindibili.

Altro aspetto importante è l’interpretazione del gusto e dello stile che il cliente vuole che sia espresso. Aspetti che in un abito su misura devono saper riflettere la personalità di chi lo indossa.

Il cliente va guidato ed accompagnato anche nella scelta del tessuto più appropriato sia per qualità che per stagionalità. Questo impone da parte nostra una conoscenza profonda di tutti i tipi di materiali e tessuti da saper suggerire.

Altra fase importante è quella delle prove di fitting che possono variare da cliente a cliente.”

Lo scopo?
“Ogni abito deve essere perfetto!”

Il su misura appartiene al passato, o ha ancora un forte impatto e perché?
“L’abito su misura ha decisamente un forte impatto non solo estetico ma anche di contemporaneità e socialità. Espressione di stile da parte di intenditori e professionisti.

Attraverso un abito su misura possono esprimere la loro unicità con stile e personalità. Dal taglio al tessuto, dalle rifiniture agli accessori.

Ogni aspetto ed ogni elemento sono personalizzati nei minimi dettagli. Ed è implicito che diventi un mezzo distintivo, espressivo, esclusivo e soprattutto: unico!”

Quanto è cambiata la figura del sarto rispetto al passato?
“La professione del sarto ha origini molto antiche che nel tempo ne ha saputo tramandare di generazione in generazione i suoi valori distintivi.

Questo ci ha permesso di poterci evolvere ed esprimere coerentemente anche attraverso l’uso e l’adozione di nuove tecnologie la nostra creatività nel rispetto di un mondo fatto di regole e modus operandi percepiti ed apprezzati da parte di chi ne sa dare il giusto valore.

Tra i valori che sicuramente mi contraddistinguono sono la sostenibilità e gli sprechi inadeguati.

Finché lo stile, il buon gusto, la classe e l’eleganza ne saranno loro espressione, al contrario di quanto si possa pensare, il Sarto, è il testimone del nostro tempo.”

Quali sono le qualità personali che un sarto di alta sartoria maschile dovrebbe avere?
“Abilità artigianali nel taglio, nelle cuciture e nelle rifiniture degli abiti. La manualità nel nostro mestiere è fondamentale.

L’attenzione al dettaglio rende un capo unico. Creatività e senso del design. E che non debba mai mancare l’etica professionale.”

Quali sono i tessuti che prediligi e con cui preferisci lavorare?
“Prediligo la lana ed in particolare il cashmere con grammatura pesante che va dai 350 grammi in su. Più adattabile oltre che mantenere un appiombo impeccabile.

La lana è un tessuto naturale noto sia per la sua durata nel tempo che per la capacità di regolare la temperatura corporea e la sua resistenza alle pieghe. Anche il cotone in quanto è un tessuto versatile e traspirante ideale per gli abiti estivi e la camiceria.”

Se dovessi definirti professionalmente, cosa diresti?
“Sicuramente coraggiosa! Iniziare un mestiere che al tempo poteva definirsi quasi scomparso, non è stato semplice.

Oltre allo scetticismo che aleggiava intorno a me nel merito di questa scelta ed al fatto che lavorare da sola rende tutto stressante e di grande responsabilità.

Ho fatto parecchia gavetta senza mai sottrarmi allo studio circondandomi di frequentazioni all’interno di sartorie che potessero farmi crescere.

Essere al passo impone impegno e dedizione. Non ultimo l’aggiornamento fatto nel 2023 presso l’Accademia Nazionale dei Sartori.

Ogni giorno è una sfida diversa e questo rende il lavoro dinamico e sempre nuovo e quando si ama ciò che si fa, non pesano alle infinite ore di lavoro che si nascondono dietro ad un capo sartoriale.

E come diceva il mio amato Maestro: Questo è un lavoro che si ruba con gli occhi. Infine mi definirei sognatrice, disegnatrice e amante dell’artigianato e di tutto ciò che ha un cuore e che nasconde sudore, lacrime e saper fare.”

Foto di Gabriele Vinciguerra
Photo assistant: Benedetta Muda

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Gabriele Vinciguerra
Gabriele Vinciguerra (Laurea in psicologia), lavora sul confine tra visione e coscienza. È artista visivo e psicologico, ma prima ancora è un osservatore radicale dell’essere umano. Il suo sguardo non cerca l’effetto, cerca il punto in cui qualcosa accade davvero. Dove una persona smette di mostrarsi e inizia, anche solo per un istante, a rivelarsi. La moda è uno dei linguaggi che attraversa da anni. Non come superficie, ma come spazio identitario, luogo simbolico in cui corpo, storia e appartenenza si incontrano. Per lui l’estetica non è ornamento, è posizione. È una presa di responsabilità sul modo in cui scegliamo di apparire, e quindi di esistere. La formazione in Psicologia, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e ai processi evolutivi dell’individuo, non è un capitolo a parte. È la lente che orienta tutto il suo lavoro. Influenza il modo in cui guarda, ascolta, costruisce senso. Ogni progetto nasce da lì, dal tentativo di restituire complessità senza semplificazioni, profondità senza compiacimento. Accanto alle immagini ci sono le parole. Non come didascalia, ma come strumento di scavo. Le usa con precisione, perché sa che il linguaggio può fare danni o aprire spazi. Quando immagine e parola si incontrano, per lui, non devono spiegare. Devono risuonare. Il suo lavoro, come Direttore di Alpi Fashion Magazine, è questo: tenere aperto uno spazio editoriale in cui cultura, moda e psicologia non si sovrappongono, ma dialogano. Un luogo che non rassicura, ma accompagna. Un invito a guardare meglio, e forse anche a guardarsi. Non per tutti. Ma per chi è disposto a restare.

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