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Louis Nero, intervista al regista di “The Broken Key”

Louis Nero, dal suo primo film Golem (2003), e in tutti gli otto lungometraggi, fino all’ultimo lavoro The Broken Key (2017) segue un preciso progetto registico. Primariamente instradato sulla via dei misteri, e della verità, che si nascondono dietro ai simboli. E, in generale, nella vita. Proprio in questa economia cifrata, che richiede di continuo di essere scrutata, Louis ha trovato il suo stile di regia. Ha infatti rintracciato in essa “la bellezza” che lo ha catturato. Che ne ha orientato i suoi desideri, sin da bambino.

Il regista torinese è membro permanente dal 2004 della giuria del David di Donatello. Nel 2005 – si ricorda – ha realizzato il film Pianosequenzanel quale le persone si incontrano per un istante, generando un impatto sul loro destino”. Il 2006 è stato invece l’anno di Hans, un thriller con Daniele Savoca, Franco Nero e Silvano Agosti. Nel 2008 Nero ha diretto anche La rabbia con  Faye Dunaway, Franco Nero, Tinto Brass e Corin Redgrave. La colonna sonora del film è stata realizzata da Luis Bacalov e Teho Teardo.  Nel 2011 ha lavorato a Rasputin, mentre nel 2014 a Il mistero di Dante con F. Murray Abraham.

Nel mese di novembre 2017 è uscito l’ultimo lavoro importante, con un cast stellare, The Broken Key.

Louis Nero e Andrea Cocco sul set di The Broken Key Fonte Instagram @louis_nero

Entriamo in medias res.  Parliamo di cinema, di questa straordinaria macchina del tempo che ci permette di andare nel futuro, di vivere il presente dei personaggi che vogliamo ascoltare e di tornare nel passato. Com’è nata la tua passione per la settima arte?

La mia passione per il cinema nasce già da piccolo. Una delle cose che mi piaceva di più era di quella di vedere film. E con gli anni sono riuscito a trasformare questa passione anche in un lavoro. Mi sono laureato all’Università di Cinema facendo una tesi sulle visioni di Peter Greenaway. Piano piano ho realizzato qualche cortometraggio. E alla fine sono riuscito a fare il mio film “Golem” sulla  figura del Golem. E da lì è partito tutto…Fare cinema, comunque, è forse il miglior modo per trasferire le idee all’interno della forma.

Chi è il Tuo “padre” cinematografico? Il regista, o il maestro, che ti ha fatto innamorare di questo lavoro? O influenzato?

I padri “spirituali” sono tantissimi. Comunque, fra quelli che mi hanno di più ispirato, citerei tra i primi Stanley Kubrick, David Lynch e David Paul Cronenberg. Quei registi che, in realtà, non solo hanno seguito un disegno particolare nella loro regia. Ma hanno creato veri e propri mondi. Che poi hanno influenzato generazioni di persone e di registi.

Seguendo Louis Nero  il cinema è…

ll cinema per me, oltre ad essere arte, è anche una forma di ricerca personale. Attraverso il cinema ho cercato di conoscere meglio me stesso,  indagare il mondo intorno a me.  Conoscere persone straordinarie che mi hanno fatto cambiare il punto di vista sia su me stesso sia sul mondo che mi circonda.

“L’arte, in generale, è qualcosa che ci viene direttamente dall’alto. E permettere agli esseri umani, attraverso  la sua ispirazione, di trovare qualcosa che, altrimenti, sarebbe molto difficile riuscire a vedere”

Dal primo film, Golem (2003), girato interamente di notte tra Torino (la tua città), Praga e Lione,  nei luoghi esoterico-magici delle tre città, sono trascorsi diversi anni, eppure la tua cifra stilistica è rimasta costante. Da dove prende avvio la particolare inclinazione per la magia, per l’esoterismo, il simbolismo. Insomma per quest’economia cifrata?

La vita è piena di misteri. Uno dei modi per indagare questi misteri è quello dell’arte. Quindi io ho scelto il cinema. E grazie al cinema cerco di esplorare i misteri della vita. E i misteri dei simboli che mi circondano. Sin dall’inizio forse la parte più affascinante del cinema è stata proprio questa. Quella di permettere all’essere umano di scoprirsi meglio, scoprire il mondo che lo circonda e soprattutto conoscere se stesso. E Golem è stata la mia partenza. Il Golem è questa figura ebraica che protegge il ghetto ebraico dai pericoli. E così nasce il viaggio che si svolge in ormai otto film, che è sempre alla ricerca del mistero.

Il 16 novembre del 2017  è uscito nelle sale italiane il tuo ultimo film “The Broken Key”, un fanta-thriller ambientato a Torino. Hai scelto il tema della libertà negata all’uomo, in pericolo in una società del futuro. Arthur Adams, il protagonista, va alla ricerca del frammento di un antico papiro, documento capace di salvare l’umanità. Perché hai scelto questo soggetto? Cosa deve lasciare The Broken Key allo spettatore?  

The Broken Key cerca di trasferire allo spettatore quello che poi è il viaggio del protagonista che si chiama Arthur. Arthur è un omaggio a Re Artù che è alla ricerca del Graal. In questo caso, il protagonista, invece di ricercare il Graal,  cerca di ricomporre la chiave spezzata.

“La chiave spezzata è il simbolo della verità semplicemente come il Graal”

E’ il percorso dell’essere umano nella ricerca della verità. The Broken Key nasce proprio per questo. Per dire al pubblico che una strada verso la conoscenza è ancora “fattibile”. Ognuno, con i suoi mezzi e la sua tradizione, può trovarla…

Si tratta sicuramente di un film di non semplice comprensione, intellettualistico, con un complesso impianto organizzativo percorso dalla cultura esoterica. Si passa dai riferimenti a Dante Alighieri a  Nikola Tesla. Da Hieronymus Bosch alla dea Iside. Con riferimenti alla letteratura alla Dan Brown e alla cinematografia esoterica mondiale. Inoltre hai saputo raccogliere un cast stellare: Lambert, Hauer, Madsen, Chaplin, Baldwin, Bedi e De Medeiros. Come li hai convinti a lavorare al tuo progetto, di cui peraltro sei anche produttore?

Come in tutti i miei progetti, prima, nella scrittura, ho creato il personaggio. Poi semplicemente ho inviato agli agenti degli attori la sceneggiatura. Molti degli attori erano vicini a questi temi. Quindi mi hanno risposto rapidamente.

“A convincere gli attori è stata la sceneggiatura di The Broken Key

II soggetto, progetto ambizioso, e il fatto che un giovane regista si volesse confrontare con queste tematiche molto complesse. Anche il fatto di venire a girare in Italia ha inciso. Scoprire il nuovo cinema italiano, che, per loro, è stato un faro per moltissimi anni.

Deve essere stata una bella soddisfazione. Ecco…io ho avuto l’occasione di intervistare Andrea Cocco (nel ruolo di Arthur Adams) per il Magazine Selfiemadegirl di Debora Cattoni. Mentre il tuo film era nelle sale. Andrea mi ha riferito che lavorare con te è stato un privilegio, una palestra. La scelta dell’ex vincitore del Grande Fratello per questo ruolo è stata azzeccatissima, se si guarda alla sua fisicità. Tra l’altro Cocco, decisamente ponderato e gentile, è deciso a proseguire nel fare cinema.  Si è dimostrato all’altezza del ruolo cinematografico assegnatogli?

Andrea si è dimostrato un professionista. L’ho scelto perché era perfetto per il personaggio di Arthur. Un personaggio che vedeva l’essere umano trasferito nel futuro, dove i caratteri asiatici e occidentali si mischiavano in un’unica persona. Inoltre è bravissimo nell’inglese. Una cosa molto importante per un attore. Perché il nostro film è stato tutto girato in inglese. Credo che Andrea sia stato completamente all’altezza. Gli auguro di fare una prospera carriera.

Prima di chiudere, una domanda sull’attualità. Oscar 2018: Qual è il film che merita di vincere secondo Louis Nero? Io, ad esempio, tifo per Luca Guadagnino. Per quel gioiello di “Chiamami col tuo nome”. Timothée Chalamet poi è decisamente straordinario.

 Ovviamente, per l’Oscar, anche io spero che possa vincerlo un italiano. Ogni volta che un premio torna in Italia fa sempre bene al nostro cinema.

Alpi Fashion Magazine sta dando veramente tanto spazio al cinema. E il giornale è davvero molto  seguito sui social. Cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere?  

Ai giovani  che decidono di intraprendere la carriera di regista consiglio solo di trasformare ogni ostacolo in alleato, perché questa è una strada estremamente difficile. Ci saranno molte cadute e disillusioni. Ma non bisogna arrendersi mai. Occorre invece cercare di portare avanti il proprio sogno.

Work in progress? Qual è il tuo prossimo progetto?

Sto lavorando a un nuovo film, che presto sarà ufficiale. Spero sia un progetto interessante, come lo è stato “The Broken Key”. Si tratta della biografia di un illustre personaggio legato al mondo del cinema…Ma non posso svelarti altro. Scusami.

Non sveli altro, io sono già curiosissima. E intanto torno anche su “The Broken Key”.

https://www.altrofilm.it/?lang=en

About Valeria Gennaro

Giornalista, redattore di moda e beauty, cinema editor. Cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche.

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