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La copertina di ELLE, la campagna Loewe e il prossimo ruolo in The Altruists. Julia Garner torna a far parlare di sé, con una carriera che merita attenzione anche senza aspettare il film su Madonna.

Julia Garner ha vinto tre Emmy per Ozark, interpretando Ruth Langmore. Nel 2019, nel 2020 e nel 2022, quel personaggio le è valso il premio come migliore attrice non protagonista in una serie drammatica. Nello stesso 2022 è arrivata anche la candidatura come protagonista di Inventing Anna. Vale la pena ricordarlo adesso che le nuove copertine e il legame con Madonna rischiano di occupare buona parte del racconto. Television Academy.

L’8 settembre ELLE ha pubblicato l’intervista che accompagna la sua copertina di ottobre, fotografata da Allan Hamitouche. Loewe l’ha scelta per la campagna autunno inverno 2026. E il 19 novembre la ritroveremo su Netflix in The Altruists, nei panni di Caroline Ellison. C’è dunque più di un motivo per tornare a occuparsi di lei. ELLE, Loewe, Netflix Tudum.

A interessarmi, nel suo percorso, è soprattutto la distanza tra i personaggi. Prendiamo Anna Delvey, la falsa ereditiera di Inventing Anna. Nella serie creata da Shonda Rhimes, la sua credibilità passa anche attraverso l’abbigliamento e il modo di comportarsi. Garner ha raccontato il lavoro necessario per riprodurne l’accento, i gesti, la presenza. Una preparazione che riguarda il modo in cui quella donna voleva essere percepita. Netflix, Netflix Tudum.

La storia di Anna pone una domanda scomoda anche a chi guarda. Quanto siamo disposti a credere a qualcuno perché possiede i vestiti giusti, frequenta certi luoghi e si comporta come se tutto gli fosse dovuto? È facile sentirsi più accorti dopo aver conosciuto l’inganno. Più difficile riconoscere quanto peso diamo anche noi alle apparenze. Nel racconto della serie, l’ambiente che Anna vuole conquistare offre proprio i criteri con cui lei costruisce la propria falsa identità.

Poi c’è Jane, la giovane assistente interpretata da Garner in The Assistant di Kitty Green. Ha trovato un lavoro nel cinema e vorrebbe diventare produttrice. Intanto prepara caffè, risponde al telefono, organizza viaggi. Durante la giornata si accorge degli abusi che attraversano l’ufficio e, quando prova a intervenire, scopre quanto il problema coinvolga l’intera organizzazione. Bleecker Street.

Mi interessa accostare queste due donne perché il loro rapporto con il potere è profondamente diverso. Anna cerca di conquistare una posizione servendosi dell’inganno. Jane deve capire come comportarsi davanti a ciò che avviene nel posto in cui sperava di costruire il proprio futuro. L’ambizione, in queste storie, ha conseguenze precise: può spingere a manipolare gli altri oppure rendere più difficile opporsi a chi decide della nostra carriera.

Sono personaggi che danno sostanza all’interesse per Garner. E aiutano a guardare anche la sua presenza nella moda con qualcosa in più della curiosità per l’abito indossato.

Nella campagna Loewe, fotografata da Talia Chetrit sul massiccio del Monte Bianco, Garner compare come global brand ambassador della maison. La collezione di Jack McCollough e Lazaro Hernandez viene presentata tra neve e montagne, con colori accesi e volumi pronunciati. Loewe.

La scelta di un’attrice per una campagna mi interessa per una ragione molto concreta: il pubblico conosce già quel volto e gli associa delle emozioni. Chi ricorda Garner in Ozark o in Inventing Anna difficilmente la guarda come guarderebbe una persona sconosciuta. Questo può arricchire una fotografia di moda, perché aggiunge all’abito un legame con chi osserva. Naturalmente una campagna resta un lavoro pubblicitario, con una direzione creativa e un’immagine del marchio da sostenere.

Il prossimo ruolo permetterà di tornare alla recitazione. The Altruists è una miniserie di otto episodi sulla vicenda di FTX, con Anthony Boyle nel ruolo di Sam Bankman-Fried accanto alla Caroline Ellison di Garner. Netflix ne ha annunciato l’uscita per il 19 novembre 2026. Netflix Tudum.

Negli estratti dell’intervista a ELLE ripresi da Tom + Lorenzo, l’attrice racconta di aver lavorato sulla postura, sull’andatura, sulla voce e persino sui diversi modi di ridere del personaggio. Sono i particolari che trovo più interessanti quando un’interprete parla del proprio mestiere: permettono di capire dove abbia concentrato l’attenzione. Per valutare il risultato aspetteremo di vedere la serie. Tom + Lorenzo.

Quanto a Madonna, Garner continua a sperare che il film venga realizzato. Nell’intervista a ELLE il progetto rimane però aperto, senza un annuncio di avvio della produzione. ELLE.

Anche le immagini delle due artiste a Venezia vanno datate e contestualizzate: risalgono al marzo 2026, durante le riprese della seconda stagione di The Studio. Non erano la conferma che il biopic fosse cominciato. Sky TG24.

Capisco la curiosità di vederla interpretare Madonna. Sarebbe un ruolo esposto al confronto con una donna di cui conosciamo la voce, i movimenti e decenni di immagini. Ma mi sembra ingiusto lasciare Julia Garner in attesa anche nel modo in cui la raccontiamo. Il suo lavoro esiste già, si può guardare e discutere. E merita spazio per quello che è riuscita a fare finora.

Articolo di: Gabriele Vinciguerra

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Gabriele Vinciguerra
Gabriele Vinciguerra (Laurea in psicologia), lavora sul confine tra visione e coscienza. È artista visivo e psicologico, ma prima ancora è un osservatore radicale dell’essere umano. Il suo sguardo non cerca l’effetto, cerca il punto in cui qualcosa accade davvero. Dove una persona smette di mostrarsi e inizia, anche solo per un istante, a rivelarsi. La moda è uno dei linguaggi che attraversa da anni. Non come superficie, ma come spazio identitario, luogo simbolico in cui corpo, storia e appartenenza si incontrano. Per lui l’estetica non è ornamento, è posizione. È una presa di responsabilità sul modo in cui scegliamo di apparire, e quindi di esistere. La formazione in Psicologia, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e ai processi evolutivi dell’individuo, non è un capitolo a parte. È la lente che orienta tutto il suo lavoro. Influenza il modo in cui guarda, ascolta, costruisce senso. Ogni progetto nasce da lì, dal tentativo di restituire complessità senza semplificazioni, profondità senza compiacimento. Accanto alle immagini ci sono le parole. Non come didascalia, ma come strumento di scavo. Le usa con precisione, perché sa che il linguaggio può fare danni o aprire spazi. Quando immagine e parola si incontrano, per lui, non devono spiegare. Devono risuonare. Il suo lavoro, come Direttore di Alpi Fashion Magazine, è questo: tenere aperto uno spazio editoriale in cui cultura, moda e psicologia non si sovrappongono, ma dialogano. Un luogo che non rassicura, ma accompagna. Un invito a guardare meglio, e forse anche a guardarsi. Non per tutti. Ma per chi è disposto a restare.

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