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Final Portrait, il ritratto di un dongiovanni instabile e generoso

L’ultimo lavoro del regista Stanley Tucci, il film biografico Final Portrait – L’arte di essere amici (quinta pellicola della sua carriera) uscirà nelle sale italiane domani.

Il film racconta la vita segreta, e certe sfaccettature interessanti della personalità, dell’artista svizzero Alberto Giacometti.

Lo spettatore conosce Giacometti attraverso James Lord

Lo spettatore impara a conoscere l’artista innanzitutto attraverso gli occhi, e il sentire, del suo giovane amico scrittore, l’ americano James Lord (interpretato dal bravo – e non solo bello-  Armie Hammer)  incuriosito dal personaggio di Giacometti.

James diventa, per una scelta ” fortuita”,  il modello di Giacometti per l’ultimo ritratto che l’artista dipinge nel 1964, a Parigi.  Il film prende il titolo da questo episodio che si verifica due anni prima della morte di Giacometti.

Fonte Instagram @armiehammer

Hammer, che sta vivendo il suo momento d’oro, recita nel ruolo dello scrittore americano James Lord

Uno straordinario  Geoffrey Rush è nel ruolo del pittore, scultore e incisore svizzero Giacometti. Mentre James Lord è interpretato da uno degli attori che sta vivendo ora il suo momento d’oro: Armie Hammer. Quest’ultimo è il protagonista Oliver, insieme a Timothée Chalamet (Elio), del nuovo film di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome che ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar e 2 a Golden Globes. Anche nel film di  Tucci, Armie è nel ruolo di un americano.

Final Portrait
Armie Hammer nel ruolo di James Lord, modello di Giacometti, I.ytimg

Il soggetto è la creazione artistica, accanto a un ‘amicizia che sboccia tra due uomini molto diversi

Perché il regista ha scelto come soggetto cinematografico il mondo dell’arte? Della pittura?

Sin da bambino quel mondo è stato il suo mondo. Con il padre artista e la madre insegnante d’arte.

Le esperienze vissute con la famiglia, e i suoi viaggi in Italia per osservare l’arte del Rinascimento, hanno  influenzato l’estetica del regista.

Tucci a Roma, alla presentazione del suo film, ha spiegato: “Giacometti era uno degli artisti più interessanti, e il libro da cui è tratto il film esprime le gioie e i dolori della creazione artistica meglio di qualunque altro”.

Il film è tratto dall’autobiografia di James Lord

Il processo della creazione artistica è sicuramente il concept del film, accanto a un’amicizia sui generis che nasce tra i due uomini uomini molto diversi.

Il regista porta sul grande schermo un Giacometti generoso, ma anche instabile e donnaiolo.

Il quale, come i grandi  “aveva devoluto la sua anima e il suo cuore alla pratica artistica  – ha aggiunto Tucci- non certo alla moglie”. Il classico caso dell’arte che diventa missione da compiere. Contenitore e contenuto della vita stessa.

Il film in pillole

James Lord, scrittore americano e appassionato d’arte, è di passaggio a Parigi.

Giacometti gli propone di posare per lui.  Le sedute continuano per diciotto pomeriggi durante i quali l’artista parla, va, viene, si dispera. Intravede qualcosa.

Tornando a casa, Lord annota ogni conversazione. Durante ogni posa il ritratto prende forma per perderla l’indomani. Eppure James Lord quotidianamente lo fotografa.

Il libro di Lord arriva a contenere 18 conversazioni e 18 ritratti (fotografati dallo scrittore), ma spariti dalla tela.Esattamente come le preziose parole di  Giacometti che sarebbero andate perdute se Lord non le avesse fermate su carta.

E’ questo documento unico, scritto da un amico il quale “intimamente” arriva a conoscere Giacometti, che ci restituisce oggi la vita quotidiana e anche i principali aspetti della sua arte.

About Valeria Gennaro

Giornalista, redattore di moda e beauty, cinema editor. Cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche.

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