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Elettricità su quattro ruote

In Italia sono ancora poco diffuse le auto elettriche. Probabilmente la ragione di questa scarsa diffusione sta nelle politiche di incentivi del tutto assenti. Ma vediamo la normativa a riguardo.

Gli incentivi del passato

Oggi sono solo un pallido ricordo gli incentivi per l’acquisto di automobili introdotti nel 2012 dal Decreto Sviluppo n.134/2012 per la mobilità sostenibile.

Questi consistevano in 120 milioni di euro per chi, dal 2013 al 2015, voleva acquistare veicoli a basse emissioni complessive (BEC).

Sempre del 2012 è il Decreto Crescita che, all’art.17, dava disposizioni, tra le altre,  a proposito di:

  • favorire lo sviluppo della mobilità mediante veicoli a basse emissioni complessive;
  • semplificazione dell’attività edilizia e diritto ai punti di ricarica;
  • piano nazionale infrastrutturale per la ricarica di veicoli alimentati ad energia elettrica;
  • azioni di sostegno alla ricerca;
  • indicazioni all’Autorità per l’energia elettrica e il gas;
  • incentivi per l’acquisto di veicoli;
  • fondo per l’erogazione degli incentivi;
  • norme per il sostegno e lo sviluppo della riqualificazione elettrica dei veicoli circolanti.

Queste disposizioni riguardavano i veicoli con emissioni di CO2 non superiori ai 120 g/km come:

  • veicoli a trazione elettrica;
  • veicoli ibridi dotati di almeno una motorizzazione elettrica per la trazione;
  • veicoli a GPL;
  • veicoli a metano;
  • veicoli a bio-metano;
  • veicoli a biocombustibili;
  • veicoli a idrogeno;
  • veicoli appartenenti alle categorie L1, L2, L3, L4, L5, L6, L7, M1 e N1 solo se alimentati come sopra.

Purtroppo, ad oggi, questi Decreti sembrano svaniti nel nulla, rimane solo un piccolo risparmio per quanto riguarda le nuove modalità di pagamento del bollo auto (sostanzialmente più si inquina e più si paga).

Auto elettrica: una questione di batterie

Potrà sembrare ironico ma la prima colonnina per auto elettriche è stata installata nel parco che porta il nome di un grande inventore: Leonardo da Vinci. Viene quasi spontaneo domandarsi cosa ne avrebbe pensato.

È del 1884 il primo prototipo di autovettura elettrica nato dalla mente di Thomas Parker che aveva inventato anche delle speciali batterie.

Però le batterie risentivano di forti limiti, non esistevano tecnologie per controllare carica e trazione e i veicoli non potevano superare i 32 km/h.

Per questo i veicoli a benzina ebbero la meglio portando in alto affidabilità e prestazioni e si svilupparono a macchia d’olio per molto tempo.

Verso la fine degli anni novanta, la ricerca di nuove tecnologie per le batterie ebbe un nuovo propulsore: la domanda di computer portatili e di telefoni cellulari che richiedevano schermi più grandi, più luminosi e con batterie più durevoli. Questo si tradusse in grandi vantaggi per le batterie delle auto elettriche grazie all’utilizzo del litio.

Come un telefonino o un portatile anche le batterie delle auto elettriche vanno ricaricate e di solito lo si fa collegandole alla rete elettrica che può trovarsi in casa o in apposite colonnine dislocate come delle stazioni di rifornimento classiche anche se in numero minore.

Gran parte di questi veicoli possono essere ricaricati all’80% in circa 30 minuti.

Dopo aver visto quanto sia cavillosa la situazione italiana rispetto agli incentivi è opportuno riflettere che non è per risparmiare che si sceglie un veicolo elettrico, lo si fa per l’ambiente e per non respirare CO2.

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Alpi Fashion Magazine è una testata giornalistica che tratta argomenti di moda,arte nuovi stili, eventi, talenti e mode contemporanee. Il suo obiettivo è quello di rendere il mondo della moda multimediale e accessibile. Testata giornalistica Autorizzazione Tribunale di Cagliari – Numero ruolo: 02/16 del 12/04/2016

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