Home Attualità Smart working e social recruitment: le nuove frontiere del lavoro

Smart working e social recruitment: le nuove frontiere del lavoro

Il lavoro non è più quello che tradizionalmente si svolge in ufficio o in azienda. Oggi è possibile gestirsi autonomamente i tempi e gli spazi per gestire meglio gli equilibri tra impegni professionali e familiari.

Grazie a nuovi modelli organizzativi, come lo smart working, oggi si possono svolgere le mansioni che l’attività professionale richiede,  in qualunque luogo ci si trova (da casa, al parco etc.). Si tratta di una modalità di lavoro cosiddetta ‘in remoto’ che grazie alla tecnologia ormai sempre più all’avanguardia, è diventata negli Stati Uniti una delle scelte logistiche privilegiate sia dalle piccole e medie aziende che dalle multinazionali. In Italia l’idea è sempre più diffusa, anche se molti passi in avanti bisogna ancora compiere per sensibilizzare i datori di lavoro verso la concessione di queste “agevolazioni” che in realtà potrebbero essere convenienti per l’azienda stessa che potrebbe abbattere i costi mantenendo alta la performance.

Dall’indagine della Hays Salary Guide che fa una panoramica sull’attualità e sulle prospettive del mercato del lavoro nel nostro paese, emerge che su 1400 professionisti e 250 aziende solo il 35& delle imprese afferma di concedere loro questa opzione. Il ché dimostra quanto troppo scetticismo ci sia da parte del mondo del lavoro verso queste nuove possibilità che la tecnologia offre. Senza contare che l’82% dei professionisti sarebbero lieti di poter lavoratore fuori dall’ufficio per gestire meglio il proprio tempo libero.

Secondo il sondaggio i lavoratori avrebbero il vantaggio di una maggiore autonomia nell’organizzarsi il lavoro (33%), di una riduzione dei tempi e dei costi sul trasporti nella percorrenza casa-lavoro (28%), e di un migliore equilibrio fra lavoro e vita privata (25%). Inoltre il 67% delle aziende che hanno concesso questa opzione hanno aumentato la produttività, riducendo i costi (21%) per la gestione logistica dei luoghi adibiti ad uffici (bollette, manutenzione etc.).

Basta avere sempre a disposizione la borsa o la cartella con tutto il materiale necessario per lo svolgimento del proprio lavoro, un computer portatile e/o un dispositivo mobile (tablet, smartphone, Ipod etc.) con collegamento Skype o in videoconferenza, per continuare a mantenere alta la performance lavorativa ed ottimizzare il “free time” dedicare a se stessi, alla cura della casa e dei figli. Non a caso, quando l’azienda offre questa e altre possibilità ai suoi collaboratori, lo smart working è la scelta privilegiata dalle donne sia durante la gravidanza che nella fase post-partum. 

Oltre allo smart working, si stanno diffondendo nuove modalità di reclutamento del personale attraverso l’utilizzo dei social. E’ risaputo infatti che gli addetti alla selezione del personale scrutino i profili Facebook e LinkedIn dei candidati per vagliare i post pubblicati e valutare quale sia la sua “social reputation“.

Ecco perché è importante utilizzare i network digitali con intelligenza e raziocinio perché sono una potenziale vetrina per le aziende che cercano nuovi professionisti. Possono pertanto essere utilizzati per far conoscere le proprie abilità e competenze ancora meglio rispetto all’invio del tradizionale curriculum vitae, strumento oggi sempre più obsoleto.

Se da un lato aumenta l’utilizzo dello strumento digitale per la scelta delle assunzioni, dall’altro lato il 91% delle aziende non mette a disposizione del lavoratore  la strumentazione  necessaria per renderlo sempre più uno smart worker. Complice di questo gap tecnologico, è anche la mancanza di una adeguata formazione digitale che incide anche sullo scarso utilizzo dello strumento nel mondo del lavoro. Il 43% del campione dichiara di utilizzare App di Instant Messaging – in primis, WhatsApp e Skype -, il 28% la tecnologia Cloud e il 14% i Social Media Aziendali, come ad esempio Yammer.

Interessante inoltre è il dato che rileva quanto sia bassa l’incidenza del cosiddetto lavoro smart negli ambienti dello junior e top management, con dati che oscillano appena tra il 20 e il 14%; mentre nel management “intermedio” la percentuale sale al 42%. Il ché potrebbe rilevazione o una scarsa preparazione all’utilizzo dello strumento digitale (come nel caso della junior management) o un eccessivo snobismo o miscredenza sugli effettivi vantaggi (nel caso dell’high management).

 

Secondo i dati della suddetta indagine aumenteranno del 26% nel 2017 gli investimenti in HR, e ciò comporterà una crescita esponenziale della opportunità lavorative in questo specifico settore professionale. Ecco perché le aziende cercano profili professionali sempre più specializzati, con una solida esperienza maturata sul campo (83&), competenze linguistiche molto elevate che vanno oltre la semplice conoscenza di una lingua straniera (80%) seguita da ottime referenze (12%) e titolo di studio (5%).  L’ottima padronanza di più lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo e cinese) è un ottimo biglietto da visita se si vuol lavorare anche solo nel middle management in quanto il plurilinguismo è sempre più richiesto, e non solo nel middle ed top management. Purtroppo, solo il 5% dei candidati ambisce ad  arricchire il proprio curriculum con competenze linguistiche.

Marianna Gianna Ferrenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.