Dal 9 dicembre sarà possibile vedere in streaming su Netflix “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” (2020), l’ultimo film di Sydney Sibilia che è il primo progetto che lega produttivamente il colosso dello streaming con Grøenlandia, la società di produzione di Sibilia e Matteo Rovere. I due registi hanno presentato la pellicola venerdì ai giornalisti insieme all’attore protagonista Elio Germano e agli altri del cast (fra gli altri Matilda De Angelis, Fabrizio Bentivoglio, Leonardo Lidi e Luca Zingaretti).

“L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”, il regista ha spiegato in conferenza stampa com’è nata l’idea del film

Stavo lavorando alle sceneggiature di Smetto quando voglio 2 e 3, consultando Wikipedia, e sull’home page c’era un richiamo alla loro voce ‘Isola delle Rose (Micronazione)’ – ha affermato Sydney Sibilia  Incuriosito, ci ho cliccato sopra, e ho scoperto così una storia fantastica, di quelle che ti chiedi perché non ci abbiamo mai fatto un film”.

Matteo Rovere: “E’ la storia di un gruppo di persone che cercavano il loro posto nel mondo”

Il nuovo film del regista di Smetto quando voglio (2014) è una commedia tratta da una vicenda eccezionale. La storia dell’Isola delle Rose, cioè una piattaforma artificiale creata dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa (nel film Elio Germano) divenuta micronazione il 1º maggio 1968 e demolita nel febbraio del 1969. Si racconta l’utopia di Rosa, giovane ed eccentrico, che nel maggio del 1968 con l’aiuto di un amico costruì la piattaforma al largo di Rimini, appena 500 metri dopo il limite delle acque territoriali italiane, con la mission di farne uno stato indipendente dove la libertà fosse totale e per chiunque volesse usufruirne. Un’utopia che venne prima contrastata poi distrutta dal governo italiano .”È la storia di un gruppo di persone che cercavano il loro posto nel mondo, che è una ricerca dal valore universale,” ha dichiarato in conferenza stampa Matteo Rovere e scommettiamo che si manterrà à la page vista la grande rilevanza data ai personaggi femminili che, come ha chiosato  Maniero, “raccontano cosa è stato l’avvento del corpo femminile nella scena collettiva, la vera rivoluzione di quegli anni, non tanto il ’68 tradizionalmente inteso, che si è poi rivelato una rivoluzione molto borghese.”

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Valeria Gennaro
Giornalista, redattore di moda e beauty, cinema editor. Cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche. Neuro Linguistic Programming Master Practitioner. Collabora con "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed è caporedattore del giornale "Alpi Fashion Magazine"

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