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Basilica di San Francesco d'Assisi

Gombrich, Settis e Artour-o il Must

Questo pezzo nasce grazie per merito per colpa di una mia cara amica che mi punzecchia perché dice che dovrei scrivere di più sulla bellezza. Vero è che io adoro la bellezza ed è anche vero che sento sempre il bisogno di parlarne soprattutto da quando è stata bandita da un territorio che mi è familiare: quello dell’arte contemporanea. I motivi son molteplici e vedremo di capire il perché, o almeno di fare qualche riflessione sul tema. Parlarne non basta certo così anni fa ho fatto un passo concreto ideando un progetto che forse qualcuno  conoscerà. Lo scopo quello di catalizzare l’attenzione di altri amanti del bello.

Bene ora devo dire con mio grande piacere che non mi sento più sola. Anzi forse ora se ne parla troppo. Direte eh… ma non sei mai contenta. Può essere ma vediamo perché insieme a due esimi studiosi. Si tratta di menti eccelse che, seppur a loro insaputa,  sono i miei perenni riferimenti. Il primo Ernst H. Gombrich, purtroppo è mancato da anni mentre, per mia gioia l’altro è Salvatore Settis che insegna gagliardamente all’Università di Pisa e… penso che soffra molto per il gap che si è aperto tra la sua generazione e quelle successive, gap di cui nel mio piccolo anch’io sento l’esistenza. Le Medie che la mia generazione, del primo dopoguerra, ha frequentato, erano le scuole dell’obbligo e di base permettevano che tredicenni uscissimo sapendo di latino,  di arte e far di conto. Forse insufficiente, ma essenziale per un’attività qualsiasi. Parafrasando “la gatta” di Gino Paoli potremmo canticchiare: Era una scuola “bellissima bellissima …// …che nn c’è più”… Ora I tredicenni e non solo, mettono l’apice ai numeri romani, scrivono a doc invece che “ad hoc” e tutto ciò si riverbera sull’assoluta sine cura della nostra cultura tanto che su trip advisor si leggono florilegi tipo “che ci si sta a fare a far la coda per pagare un biglietto per vedere un mucchio di pietre”.  Già peccato si parli del Colosseo… la sostanza tragica é che non si sa più da dove veniamo. Un delitto vero e proprio.

La Loggia di Brescia

Allora goccia nel mare magnum, ma è sempre meglio di niente,  ha preso vita ARTOUR-O il MUST. Tra i suoi fan anche un ente molto importante che in un momento di frenesia operandi ha trovato carino il mio primo logo e ha chiamato così un suo progetto. Me ne son fatta una ragione dato che comunque quel progetto incontra la fame di bellezza e di sapere che hanno i giovani, vittime di riforme scolastiche  depauperanti che li obbligano ad ignorare. Il primo “innocente” sassolino fu lanciato dai  Savoia responsabili della prevalenza dell’interesse privato su tutto, come ci insegna Settis. Tutti gli altri Stati preunitari  al contrario tenevano in massimo conto l’interesse del bene pubblico,  motivo per cui l’Italia ha tendenzialmente conservato il  patrimonio che tutto il mondo ama. Quel sassolino ne ha fatto di strada.

Artour-o il must

Cosi il concetto di Bene Pubblico come proprietà di tutti iniziò lentamente  la sua discesa fino a diventare dopo 150 anni e passa una valanga che non solo ha distrutto la lingua cioè la nostra identità ma anche la nostra memoria, la scuola e la bellezza, valore caratterizzante  del paese Italia. La voce di Settis è un urlo di dolore a cui mi permetto di unire la mia insieme all’ invito rivolto a bambini e adolescenti e  tutti quanti noi di ribellarsi riappropriandosi delle nostre radici e di  essere consapevoli che il cervello è un organo dalla capienza praticamente infinita. Il nostro professore di storia e filosofia  del mitico, allora, Liceo Doria, continuò imperterrito ad utilizzare la Riforma Gentile (che imponeva di portare tutti e tre gli anni del liceo all’esame di maturità) disattendendo a piè pari le riforme successive. La maturità fatta da mio padre, classe ‘21, 5 anni di guerra tra fronte e prigionia, non riesco a pensarci, faceva vacillare gli spiriti più forti e continuava  ad alimentare i loro incubi per tutta la vita. Bene noi, storia e filosofia, di tutti e tre gli anni!  Ce l’avevamo sulla punta delle dita, a dimostrazione che il cervello non è un pezzo di legno, che se lo consumi va in fumo, ma anzi al contrario più lo usi più aumenta il suo sapere, più ti diverti. Tutto ciò per dire che se fossi giovane e scoprissi quel qualcuno che ha scippato l’ABC agli studenti beh passerebbe un bruttissimo quarto d’ora. E se fossi uno studente oggi scenderei in piazza per reclamare il mio diritto al sapere, vorrei qualcuno che mi insegnasse il metodo per affrontare e possibilmente risolvere situazioni problematiche e non dei  corsi specifici per usare questo o quello strumento.  Ecco vorrei una scuola che rivalutasse il ragionamento, che serve per ogni campo, dalla matematica alla filosofia all’informatica. Vorrei una scuola dove la filosofia si confondesse con l’etica,  soppiantata a sua volta malamente dalla psicologia, cito l’Umberto Galimberti  de “Il catalogo delle Idee”, che ha fatto furore nel Novecento.

In sostanza se si conoscesse di più il nostro passato sarebbe più facile affrontare il presente e preparare un futuro consapevole. Ecco bellezza è anche questo, e dato che il nostro Paese ha coltivato la bellezza e l’armonia, basta pensare alla coppia degli sposi, nel loro perenne sorriso ora al museo etrusco di Villa Giulia, ai Bronzi di Riace, agli affreschi di Pompei, ai saperi degli antichi romani nel costruire dagli acquedotti alla Domus Aurea di Nerone e poi su su attraverso il medioevo, il romanico il gotico il rinascimento, il barocco, l’impressionismo, il liberty il design fino ad oggi dove quella corsa si è arrestata e il bello si è perso stravolto da un marketing irruente entrato a gamba tesa nel mondo dell’arte, scambiando il sensazionalismo per motivo di visibilità  e quindi di fama e quindi di “bellezza”. C’è da rimboccarsi le maniche e riscoprire noi stessi, proprio noi dico, e dato che abbiamo avuto il privilegio di nascere in un Paese che ha reso questi valori universali, proviamo ad allungare la mano, magari  ci riappropriamo della bellezza e dell’armonia.  Io ci scommetto…Ce la possiamo fare.

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Tiziana Leopizzi

About Tiziana Leopizzi

Architetto e giornalista, si occupa di comunicazione e di organizzazione di eventi di arte contemporanea in Italia e all'estero. Editore pubblicazioni d'arte. Direttore e consigliere di Ellequadro Documenti - Archivio Internazionale di Arte Contemporanea con sede a Genova.

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