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Genova Palazzo Ducale – Vivian Maier “Una fotografa ritrovata”

Vivian Maier newyorkese di nascita, di madre  francese e di padre austriaco, e una vita nel cono d’ombra alle spalle della sua macchina fotografica, grazie alla quale metteva a fuoco il suo mondo fatto di inquadrature. Vivian non ha vissuto, ha fotografato. La sua appendice naturale una Rolleiflex,  che le permetteva di spaziare  in una realtà altra, filtrata, che compensava il suo  vivere quotidiano. Il primo approccio con “l’occhio magico” avvenne grazie all’incontro casuale con un’amica di famiglia, la fotografa professionista Jeanne Bertrand, da cui la madre si rifugiò appena separata. Divenne la sua ragione di vita.

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Il sottotitolo  dell’interessante mostra curata da Anne MorinAlessandra Mauro, direttore di Contrasto*, “Tata di mestiere e fotografa per vocazione – fa intuire quanto questa  grande passione le consentisse di sopportare la vita di tutti i giorni. Una vita fatta di lavoro, indispensabile per la sua sopravvivenza, che inevitabilmente però sottraeva tempo prezioso al suo Daimon.

Vista la mole di scatti  si stenta a credere che avesse tempo di fare altro, tanto meno  una qualsiasi professione.

Ci ha lasciato,  del tutto inconsapevole, una documentazione fotografica ricchissima, che dipinge il quotidiano delle città dove ha vissuto,  New York e Chicago,  di cui emergono  piccoli dettagli del quotidiano, imperfezioni, scampoli di un lungo  momento di grandi cambiamenti.

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Le fotografie  hanno costellato tutta la sua vita, si parla di 150.000 negativi  e 3.000 stampe, mai condivise, lei in vita, con alcuno. Mantenne un intransigente segreto, anche per la sua abilità di fotografare di nascosto, nonostante la vita per lei non fosse affatto facile e anzi finí in grandi ristrettezze economiche. Buona parte del  corpus di questo tesoro si deve alla scoperta, peraltro casuale, di John  Maloof, allora agente immobiliare e ora suo mentore, che lo reperí ad un’asta fallimentare.

Caso curiosità e prontezza, sono quindi i veri protagonisti della  mostra di Genova, che esalta lo spirito di questa fotografa per diletto, che ha fotografato il suo tempo. Autrice di una documentazione capillare  ha saputo inquadrare nel mirino della sua Rolleifkex la società mericana, documentandola giorno dopo giorno.

Vivian Maier fotografava per piacer suo

Vivian Maier non nasce fotografa,  non studia fotografia, non ha studiato le tecniche ma la sua rolleyflex è tutt’uno con la  sua persona e scatto dopo scatto si impadronisce del mezzo. Val la pena ricordare, oggi che siamo abituati a fare foto con il cellulare, le difficoltà che fino a ieri  accompagnavano lo scatto di una foto… non era certo facile portarsi a casa anche un solo ricordo. La Maier ė per certi versi vittima di un occhio fotografico che le permette di riprendere la realtà cone tanti piccoli pezzi dell’enorme puzzle dell’esistenza quotidiana. Un’esigenza quella di fotografare che in realtà la divora e scatta scatta scatta foto, in maniera compulsiva per poi conservarle.  Qui si esauriva la sua ansia, pubblicarle non era contemplato, non era un inviato speciale, non agiva su incarico di  un giornale o per immortalare cerimonie o creare set per la pubblicità. Fotografava per piacer suo, tutto ciò che aveva intorno, la vita quotidiana creando, a sua insaputa, un documento eccezionale di  un mondo che altrimenti sarebbe  scomparso per sempre.

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John Maalof, il  suo scopritore, autore del testo a catalogo, ne ha fatto a sua volta una missione e giustamente parla di “Street Photography” , dando dignità a questa ricerca, quindi dobbiamo a lui la possibilità di vedere l’iter di una vita di questa tata poco tata e molto fotografa. La mostra ė accompagnato dal libro.

Le 120 in b/n selezionate, presuppongono un lavoro certosino e appartengono agli anni cinquanta e sessanta. La mostra è completata da immagini a colori degli anni settanta oltre ad alcuni filmati superotto che hanno il merito di renderci  complici del suo approccio al soggetto scelto. La mostra accompagnata dall’eccellente libro “Vivian Mayer fotografa” edito da Contrasto, a cura di John Maalof,  presenta la prefazione di Goeff Dyer.

Palazzo Ducale le dedica un nuovo capitolo del  ciclo sulla fotografia che ha visto sfilare qui alcuni tra i più importanti fotografi al mondo dello scorso scorcio di secolo, Helmut Newton, Henri Cartier Bresson, Gianni Berengo Gardin, Robert Capa, Steve Mac Curry, Sebastiano Salgado, Elliot  Erwinn, e sarebbe molto interessante, ma non è questa la sede,  notare le differenze filologiche.

Tiziana Leopizzi

Vivian Maier una fotografa ritrovata

Organizzata da Civita,
Contrasto Fondazione Forma per  la Fotografia

www.palazzoducale.com Fino all’8 ottobre

www.vivianmaier.com

Di Tiziana Leopizzi

Architetto e giornalista, si occupa di comunicazione e di organizzazione di eventi di arte contemporanea in Italia e all'estero. Editore pubblicazioni d'arte. Direttore e consigliere di Ellequadro Documenti - Archivio Internazionale di Arte Contemporanea con sede a Genova.

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