Bruciata dalle fiamme, assetata per mancanza di acqua, deturpata da cemento selvaggio, la Campania soffre ancora. E Legambiente lo conferma

I dati raccolti da Legambiente nel dossier pubblicato pochi giorni fa sono eloquenti, e fotografano una regione che, in merito alle politiche ambientali, è penalizzata da decenni di malgoverno, assenza di controlli, mancanza di una politica di prevenzione e monitoraggio del territorio, devastazione e cementificazione. Sembra quasi che ci si sia limitati a inseguire, di volta in volta, le emergenze senza una pianificazione territoriale ordinaria fuori da logiche di consenso elettorale.

Numerosi incendi hanno mandato in fumo, tra maggio e luglio, 13.037 ettari di superfici boschive, quattro volte la superficie bruciata in tutto il 2016 (dai Parchi nazionali, a partire da quello del Vesuvio, a quelli regionali). In totale, sono stati coinvolti 24 Siti di Importanza Comunitaria, 6 Zone di Protezione Speciale e 13 Parchi e Aree protette. Oltre alla Campania, la regione che ha perso il patrimonio maggiore è la Sicilia. Ogni ettaro di bosco distrutto dal fuoco costa alla collettività circa 20.000 euro tra attività di spegnimento e rinverdimento, smaltimento dei residui e legna perduta nell’incendio. Un danno economico e turistico incalcolabile.

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Fiamme vive nel Parco del Vesuvio

Per quanto riguarda il cemento costiero, la Campania è in testa della classifica dell’illegalità, con 764 infrazioni accertate dalle Capitanerie di porto e dalle altre forze dell’ordine, e inoltre detiene sul suo territorio il 20,3% del totale dei reati, con 855 persone denunciate e 234 sequestri. In soli 10 anni, sono state realizzate circa 60.000 case abusive (quasi 9 milioni di mq di superficie abusiva). Tra il 2000 e il 2011, nei cinque capoluoghi di provincia sono state eseguite solo 828 ordinanze di demolizione su 18.111 emesse.

E non basta. L’81% dei casi di scioglimento dei Comuni in Campania, dal 1991 a oggi, vede tra le motivazioni del decreto un diffuso abusivismo edilizio, ripetute speculazioni immobiliari, demolizioni inevase.

Inoltre, secondo il dossier Mare Monstrum di Legambiente, la regione Campania è prima assoluta in Italia per i reati a danno del mare con 2594 illeciti (il 16,5% del totale) e ben 5,5 infrazioni per chilometro di costa. Solo nello scorso anno sono state 2912 le persone denunciate e arrestate e 839 i sequestri effettuati.

Canali, foci di fiumi e torrenti continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. La Campania raggiunge record assoluti: da ben 8 anni consecutivi Legambiente assegna il giudizio di “fortemente inquinato” alla foce del fiume Irno a Salerno, del Torrente Savone a Mondragone, del fiume Sarno e dello sbocco del canale di Licola a Pozzuoli.

Notizie ugualmente preoccupanti vengono riportate dai dati Arpac relativi ai controlli analitici, svolti nel 2016, sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione. Il 38% dei controlli è risultato “non conforme”, con punte di non conformità del 70% per gli impianti della provincia di Avellino.

Il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, ha così commentato i dati del dossier: “Un’estate critica, quella che ha colpito la nostra regione. A due anni dall’insediamento della giunta regionale, se non è tempo di bilanci è almeno il momento delle verifiche. Alle polemiche e alle critiche di sciacallaggio rispondiamo nell’unico modo che conosciamo: quello di promuovere le buone pratiche che contribuiscono alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro ecosistema marino, attraverso il turismo responsabile, tutela biodiversità, la promozione dei parchi e delle riserve marine. Un viaggio ed un impegno che Legambiente intraprende con i tanti volontari, turisti e cittadini che hanno a cuore la bellezza e il futuro economico, culturale e sostenibile della nostra regione”.

Buone pratiche, dunque, la cui pianificazione non va assolutamente rimandata, poiché già a partire da ora potrebbe essere troppo tardi.

Fonte: Comunicato Stampa – Legambiente 28 agosto 2017
Immagini: Credits to Legambiente Campania link

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Maria Cristina Folino
Laureata in Pubblicistica e Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Salerno, specializzata in programmazione e gestione d'interventi per gli archivi e le biblioteche digitali, dal 2008 collabora con stampa locale e giornali online. Già docente di scrittura creativa ed esperta di comunicazione digitale, lavora come giornalista e content creator. Impegnata con l'associazione Felix Cultura e altre no-profit, ha vinto numerose competizioni artistico-letterarie a livello nazionale. In passato ha pubblicato una raccolta di poesie con Aletti Editore ("Ali di Gabbiano", Roma 2008) e due ebook, una fiaba e un saggio, con Edizioni Il Pavone ("Liberami da questo libro!", 2010 - "Tim Burton e il Catalogo delle Meraviglie", 2013). Su Instagram ha un account dedicato a libri e moda: seguila su @fashionreaders_books

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