Il caldo eccessivo, la siccità e il gran numero di incendi, oltre a provocare ingenti danni all’agricoltura, stanno devastando la flora e la fauna del nostro paese. Allarmanti sono i dati diffusi nei giorni scorsi da Coldiretti, che evidenziano ad oggi un danno pari ad oltre 2 miliardi di euro, provocati dalla mancanza di piogge degli ultimi mesi, con gravi ripercussioni sull’allevamento di bestiame e sulla raccolta di pomodori da industria, cereali, legumi, ortaggi, olio d’oliva, e lattiero caseario. Il bilancio è destinato ad aggravarsi con la fine della stagione, quando alla aridità si susseguirà un brusco abbassamento della colonna di mercurio che scatenerà inevitabili “bombe d’acqua” e forti raffiche di vento, come già sta accadendo nel nord ovest della penisola.

Una vera catastrofe, di cui fin d’ora si vedono le prime avvisaglie con i rami degli alberi rinsecchiti, le cui foglie e i frutti in alcuni casi cadono come salici piangenti. Un fenomeno insolito e decisamente fuori stagione, visto che solitamente accade in autunno inoltrato. Gli animali, che nelle stalle soffrono pesantemente il caldo, si abbeverano in fiumi e laghi sempre più aridi,  come accade a Bracciano, vicino Roma, dove il livello delle acque scende di mezzo centimetro al giorno.

Fonte Correre.it

Una emergenza che in queste ore si sta acuendo, estendendosi a macchia anche in altre regioni italiane. Come in Sicilia, nella provincia di Messina, dove l’emergenza idrica da anni è una triste costante, ora aggravata da questa arsura. Ma anche a Palermo dove il fuoco dei piromani ha bruciato migliaia di ettari boschivi. Situazione critica anche in Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Toscana, Liguria.

Edit: Marzia Verona

E ancora Puglia, Sardegna, Veneto, Emilia Romagna (con particolari emergenze nella zona di Ravenna e Forlì).  In molti di questi territori, le ordinanze dei Comuni e dei gestori di Acquedotti hanno imposto un razionamento sempre più importante del consumo idrico. Si registrano soprattutto nelle ore di punta della giornata picchi superiori ai 42 gradi effettivi e in talune circostanze paragonabili a quelle del Cairo, in Egitto. Un caldo secco che senza umidità rende l’aria soffocante anche nelle ore notturne, soprattutto nelle grandi città dove al gran caldo si aggiunge lo smog. La penisola italiana è avvolta da una coltre infuocata che sembra non voler abbandonare il nostro paese. Le previsioni infatti annunciano che questo “inferno” terminerà nel fine settimana, salvo ulteriori slittamenti.

 

Appello di WWF Italia al ministro dell’Ambiente

Come già detto, questa condizione di afa si ripercuote pesantemente sia sugli animali da allevamento (nelle stalle e nei pascoli) che sulle colture. Coldiretti ha già annunciato che questa siccità si ripercuoterà anche sugli stili alimentari tipici della dieta mediterranea, come la “pummarola” e l’olio d’oliva e a causa dell’eccessivo caldo si prevede un calo della produzione di latte pari al -20%. Sono a rischio anche i foraggi e per il miele. Il rischio mortalità però è alto non solo per bovini, suini, polli ed ovini, ma anche per gli animali selvatici.

 WWF Italia  ha scritto al  ministro dell’Ambiente e ai presidenti delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemontese, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto per invogliare le istituzioni a ridurre le battute di caccia nella stagione 2017-2018. Un colpo di frusta per gli amanti dell’antica arte venatoria, che però si rivela assolutamente necessario per non aggiungere un’ulteriore emergenza a quelle che già imperano.

La siccità ha reso la selvaggina fragile e vulnerabile alle mutate condizioni climatiche. Per WWF Italia, si prevede una situazione particolarmente delicata per gli uccelli migratori che, durante il loro viaggio di ritorno in Africa, al sud Italia troveranno un ecosistema completamente stravolto dall’ondata di caldo sahariano.

«L’esclusione di qualsiasi ipotesi di apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie; il divieto di attività venatoria per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti; una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; un’azione capillare di contrasto al bracconaggio» ha diramato in una nota stampa il direttivo dell’associazione ambientale.

Pertanto, come già segnalato dagli esperti ISPRA WWF Italia in condizioni pregresse molto meno gravi chiede:

  • «un divieto dell’attività venatoria su tutto il territorio regionale, qualora le condizioni di siccità e l’estensione degli incendi abbiano determinato un calo sensibile degli habitat e delle risorse trofiche a disposizione della fauna selvatica»;
  • «limitazioni temporali e/o spaziali alla caccia a determinate specie, in particolare agli uccelli acquatici, anche tramite il divieto di caccia da appostamento»;
  • «il blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente e blocco di qualsiasi forma di addestramento cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche».

Purtroppo, in generale, nei prossimi anni bisognerà abituarsi al peggio, soprattutto se non si rispetteranno gli accordi sul clima che i “potenti della terra” hanno stipulato a Parigi a fine 2015 in linea con i richiami del Protocollo di Kyoto 2020 sulla riduzione dei livelli di C02 a livello globale, e che il “nuovo” presidente dell’America, Donald Trump sembra pronto a disattendere.

“Lucifero”, così ribattezzata la morsa infuocata che serraglia l’Italia, La Spagna, la Francia e l’Inghilterra, dovrà attenuarsi. Ma in arrivo ci sono altre patate bollenti. Metaforicamente, altri “Acheronte” da attraversare.

Marianna Gianna Ferrenti

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