L’oceano sarà lo spazio di conquista del futuro ed i super yacht non saranno sufficienti per i ricchi libertari: arrivano le Seasteads.

Ogni grande cambiamento nel corso della storia è iniziato con un gruppo di individui che aveva un desiderio, e che ha agito per rendere la loro visione una realtà. Sono già tanti gli imprenditori che cercano di trasformare l’oceano nella prossima frontiera per l’umanità.”Garantire la libertà politica e consentire la sperimentazione di sistemi sociali alternativi” è l’obiettivo della prossima generazione di pionieri. Creare un modello per un nuovo modo di vivere, più equo, tollerante e imprenditoriale, è lo scopo dell’Istituto Seasteading, un’organizzazione no-profit che lavora per consentire alle “Seasteads” (città galleggiante) la possibilità di testare pacificamente nuove idee su come vivere insieme.

Isole nuove di zecca, con vista privilegiata sul mare, pesce fresco ogni giorno e comfort da resort, presto saranno in vendita o in affitto. “Stiamo creando il futuro”, dichiara l’Istituto Seasteading, e l’obiettivo è quello di rendere Seasteading una tecnologia a disposizione di chiunque voglia intraprendere una nuova forma di governance; una realtà non solo possibile, ma sostenibile, giuridica e finanziaria. Il progetto di città galleggianti è l’ultima forma di sviluppo del business: esplora un modello in cui una singola azienda, comprendente diverse parti interessate, supervisionerà la realizzazione e gestione di una città autonoma, in cui i residenti e gli imprenditori vivranno, indipendenti, la propria vita. Il progetto si basa su anni di ingegneria e ricerca giuridica, industria marittima, diplomazia politica e la costruzione di una comunità di aspiranti seasteaders.

SESU Project

La comunità Seasteading, attraverso il Crafting, sta cercando di realizzare piani concreti per il primo seastead al mondo, progettato intorno alle esigenze dei potenziali residenti effettivi, e all’interno di acque territoriali protette di una nazione ospite. L’Istituto Seasteading ha infatti concluso il suo primo Seasteading Architectural Design Contest. I partecipanti erano chiamati a realizzare la città galleggiante dei loro sogni. Il vincitore del concorso ha immaginato un’isola dal design giocosamente invitante, con al suo interno molte strutture ricreative tra cui una grande piscina, un anfiteatro all’aperto, una pista per elicottero e giardini pensili. ‘The Swimming City’ di András Gyorfi, dietro ogni angolo, è piena zeppa di particolari architettonici sorprendenti. Ogni area della fantasiosa città delle meraviglie galleggianti è facilmente accessibile da percorsi paesaggistici pedonali, e le finestre del palazzo variano di forma e dimensioni, aggiungendo al carattere unico al progetto.

Andràs Gyorfi, vincitore Seasteading Contest

Il costo della vita sul mare sarà sufficientemente basso e le opportunità di business abbastanza promettenti, che l’incentivo economico per le persone che decideranno di vivere in seasteads sarà elevato. “Attualmente, il costo elevato dell’ingegneria marittima costituisce un grande ostacolo all’ingresso, e ostacola l’imprenditorialità in acque internazionali. Questo ci ha portato a cercare di ridurre i costi delle soluzioni all’interno delle acque territoriali di una nazione ospitante, pur rimanendo primario l’obiettivo di ottenere autonomia politica per esperimenti governativi. Pertanto, il nostro piano comporta di negoziare con una nazione ospitante per la massima autonomia di un seastead in cambio dei benefici economici e sociali che potrebbe fornire”.

Andràs Gyorfi Project

Non è una idea completamente folle. Grandi strutture marittime che assomigliano a seasteads esistono già: navi da crociera giganti ospitano migliaia di passeggeri in lunghi viaggi in un ambiente lussuoso. Piattaforme petrolifere offshore offrono una sistemazione galleggiante per centinaia di lavoratori. Poi c’è il Principato di Sealand, una fortezza di cemento in mare costruita al largo delle coste della Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale occupata ora da una famiglia che ha combattuto diverse cause per cercare di farla riconoscere come stato sovrano. Ciascuno di questi esempi, tuttavia, ha il problema di ricadere in qualche sotto la giurisdizione dei paesi ospitanti. Per realizzare il sogno di città galleggianti autonome bisogna superare alcuni problemi tecnici, legali e culturali difficili. Bisognerebbe trovare un modo per sfuggire alle pastoie giuridiche degli stati sovrani. Per ora dunque si può solo immaginare quest’avventura, ma riusciranno i ricchi libertari di tutto il mondo ad ottenere la “terra promessa”?

Fonte: Fanpage.it

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