La miniserie Netflix “La regina degli scacchi” che vede come protagonista la magnetica attrice e modella Anya Taylor – Joy nel ruolo del prodigio degli scacchi Beth Harmon rappresenta uno dei fenomeni commerciali del momento. Diretta da Scott Frank  e basata sull’omonimo romanzo immaginario (1983)di Walter Tevis ha pure riportato al centro dei riflettori il gioco degli scacchi, il più complesso che ci sia, facendo salire al +170 le vendite di scacchiere.

The Queen’s Gambit, il prodigio degli scacchi fra moda e dipendenza da alcol e psicofarmaci

Arguta e sui generis La regina degli scacchi è balzata al primo posto sulla piattaforma in tutto il mondo per una ragione:  Anya Taylor-Joy è magnetica dall’inizio alla fine. I suoi occhi sono il centro di un tutto che si riassume sul tavoliere del gioco degli scacchi. Si seguono le vicissitudini e l’ascesa del prodigio degli scacchi, la giovane Beth Harmon ( interpretata dall’attrice A.T. Joy). Beth rimane orfana nel Kentucky degli anni Sessanta, quindi approda in un orfanotrofio dove la sua attenzione viene esclusivamente catturata dal custode che gioca puntualmente a scacchi nel seminterrato dell’Istituto. E’ lui che insegna all’adolescente a muovere i primi pezzi sulla scacchiera. Da giovanissima si fa strada nel circuito degli scacchi internazionale, viaggia per il mondo e batte rapidamente campioni con il doppio della sua età. Ma la partita più dura per Beth è quella contro la sua dipendenza da alcol e psicofarmaci.

 

Perché “La regina degli scacchi” ha conquistato il mondo?

Fotografia, musiche, sceneggiatura e costumi sono meraviglie di un tutto che si riassume sul tavoliere del gioco degli scacchi guardato con gli occhi magnetici di Anya

Anya Taylor-Joy Fonte Instagram@anyataylorjoy

Distribuiti nei sette episodi di “La regina degli scacchi” ci sono bei “lampi” di script, ma anche belle inquadrature e interessanti scelte musicali. Colpisce la lezione negativa della mamma di Beth che dice alla piccola (nei ricordi della protagonista) che deve imparare a stare da sola e a fare da sé. Caparbia e alla moda, la talentuosa campionessa degli Stati Uniti indossa i suoi bellissimi abiti, briosi e irriverenti. Sono gli anni Sessanta dei capelli cortissimi e geometrici resi celebri da Vidal Sassoon, dei tailleur squadrati Chanel, delle combinazioni di colori accesi e contrastanti (il berretto verde della Harmon “strafatta”) e delle geometrie in bianco e nero.

C’è l’incanto della libertà e la spinta data dall’autostima. Beth Harmon a un certo punto afferma: “Sto rigiocando le mie partite, perché sto cercando i miei punti deboli, ma non ne ho”. E un finale commovente che celebra l’essenziale. Harmon non è stata mai sola, e infatti le persone che le vogliono bene si uniscono tutte per sostenerla nella vittoria mondiale del torneo di scacchi in Russia. Sono quegli amici che rappresentano la famiglia che scegliamo. Si riafferma in ultima analisi l’essenzialità dell’amore-arte-passione, che, mentre si consuma salva la vita, perché non c’è nessun incantesimo che il cuore non possa realizzare…

valeriagennaro@alpifashionmagazine.com/val.gennaro@virgilio.it

 

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Valeria Gennaro
Giornalista, insegnante, fashionista e cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche. Neuro Linguistic Programming Master Practitioner. Collabora con "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed è caporedattore del giornale "Alpi Fashion Magazine"

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