Per chi ama le emozioni forti e lo sport a stretto contatto con la natura: Tommaso Palo, atleta di sky running, racconta la sua esperienza

Tommaso Palo, ultrarunner e presidente di Run to Life, è uno dei volti campani più noti dello sky running. Nel 2018 è stato testimonial e co-organizzatore del Magraid Night Trail, ma è anche uno degli sky runners italiani da sempre con una forte passione per l’alta montagna, vissuta in tutte le sue declinazioni sportive.

Originario di Nola, software designer e appassionato d’informatica fin da bambino, a vent’anni pratica atletica leggera. Nel 2015 riprende l’attività sportiva con la corsa su strada, ma un infortunio lo obbliga a porsi degli obiettivi per riprendersi. Sceglie così lo sport agonistico, a stretto contatto con la natura.

Oggi vive con la sua famiglia a Cicciano, da dove prendono l’avvio le molteplici attività, sempre rivolte a nuove sfide. E lo abbiamo intervistato per farci raccontare la complessità degli sport estremi, unita alla bellezza della natura e della meditazione.

Sky running

Da dove è iniziato il tuo percorso con lo sky running?

A 20-24 anni praticavo atletica leggera, poi mi sono fermato per molto tempo e ho ripreso, anni dopo, con la corsa a piedi. Dopo ebbi un infortunio, con sei mesi di stop. Cominciai a praticare lo yoga, ma mi serviva un obiettivo per uscire dall’infortunio. Così ho deciso, nel 2015, di prepararmi a una gara di sky running.

Quali sono state le prime sfide affrontate?

A distanza di anni, direi che ho commesso molti errori: sono stato un po’ avventato, e avevo un’esperienza decisamente inferiore. Ho sostenuto tantissime gare in poco tempo, a pochi mesi dal periodo di stop. Ho cominciato con una gara a Sorrento: la mia prima mezza maratona stradale, 21 km totali. Riuscii a finirla in meno di 2 ore, tanto che fui contattato da una squadra locale di Nola. Amavo il trekking, già praticato in gioventù: in un anno ho sostenuto 42 gare, tra cui numerose 10 km, altre sui 21 km, e perfino una maratona di 60,5 km in Basilicata nel 2016. Tre ore di corsa, su un anello di 1 km.

Un video che riassume la filosofia del Trail Running

Come hai vissuto l’esperienza delle prime competizioni?

Nel 2016 ho partecipato alla 6 ore di corsa a Lavello, in Basilicata, vincendo il 1° posto di categoria SM 35. Nello stesso anno mi sono cimentato con la prima esperienza in una gara estrema. Era la Finale del Campionato del Mondo di Sky Running a Limone sul Garda, una 27 km che prevedeva corsa e arrampicata. Io ero tra i quattro partecipanti campani.

Mi sono iscritto anche l’anno successivo, sempre accompagnato da mia moglie e dai miei figli, che mi hanno dato un grande supporto durante la gara. Anche se, in quell’occasione, non proseguii a causa di un altro piccolo incidente. Tornando al 2016, ho partecipato anche alla Maratona di Porto (42 km in Portogallo) e a una gara presso la Reggia di Caserta (21 km totali). La corsa di montagna mi ha regalato un’altra vittoria: dopo aver ottenuto vari podi, mi sono classificato primo di categoria nel campionato regionale “Trail delle Contrade”.

Dove ti sei diretto, dopo le prime vittorie?

Nel marzo 2017 ho partecipato, da semplice tesserato FIDAL, alla Firenze Urban Trail, sostenendo due gare consecutive. Ovvero, una in notturna (13 km attraverso la zona urbana) e l’altra di 45 km nelle zone collinari adiacenti. In quell’occasione sono entrato in contatto con Berg Team, l’associazione di trail running di cui faccio tuttora parte.

Poi ho cominciato le cosiddette “Ultra Trails“. Nel giugno 2017 ho corso in Friuli nella steppa dei Magredi (Magraid) a Cordenòns, presso Pordenone, noto sito d’interesse italiano. Un percorso di 100 km, suddiviso in 3 tappe su sterrato. Alla fine di ogni tappa si dorme in tende allestite dall’organizzazione di gara: una vera “sfida nella sfida”. Durante la gara, si attraversa il greto di due fiumi sotterranei (Meduna e Cellina), correndo sui claps [grandi pietre, n.d.r.] e seguendo un pallone aerostatico.

Tra il 2017 e il 2018 ho partecipato all’Ultra Skyrace (55 km sul Cervino, a 3000 metri d’altezza) con un passaggio sul ghiacciaio: un’esperienza da brividi, emozionante.

E poi, hai continuato con nuove sfide…

Nel 2018, l’organizzazione di gara per la corsa del Magraid mi contattò come testimonial: mi scelsero con altri atleti tra cui Giorgio Calcaterra, campione del mondo sui 100 km. L’evento fu seguito da Sky Sport. Fino al 2019, poi, ho partecipato a varie edizioni delle stesse gare. Mi sono iscritto per tre volte sia alla Finale del Campionato del Mondo “Limone Extreme“, sia alla corsa nel Magraid.

Nel 2019 ho percorso anche il “Cammino dei Briganti” tra Lazio e Abruzzo, attraversando i suoi 100 km in soli due giorni e mezzo anziché sette.

Inoltre, ho preso parte per due volte alla Vesuvio Ultra Marathon, una 49 km di cui, nel 2017, sono stato co-organizzatore. Ma non solo: in più occasioni ho contribuito al tracciamento dei sentieri con dispositivi GPS.

Ed è nata l’associazione Run To Life.

L’associazione Run to life è nata quattro anni fa, grazie ad amici tra cui Massimo Parisi (attuale vicepresidente). Ora siamo anche su Facebook, altre informazioni sono sul mio sito web. Spesso proponiamo attività collegate a sport e benessere: organizziamo corsi di escursionismo e sopravvivenza, e bushcraft per adulti e bambini. Sono corsi per chi vuole imparare a creare oggetti e utensili con elementi naturali. Proponiamo eventi tutto l’anno, anche a dicembre.

Run to life
Il logo di Run to life

Hai partecipato a gare di sky running anche all’estero?

Nel 2019 ho affrontato la Stairways to Heaven – Vertical Race, una gara di sola salita sulle scale di servizo della funicolare di ritorno in Svizzera: ben 4216 gradini.

Inoltre, avrei dovuto sostenere un’impresa in solitaria nel deserto di Atacama in Cile, costata due anni e mezzo di preparazione. Partendo da San Pedro de Atacama, avrei intrapreso un percorso di 400 km a piedi, con quota massima 3.500 metri, che arriva ad Antofagasta, sull’Oceano Pacifico. Mi ero attrezzato con un carrello in fibra di carbonio fornito dal nostro sponsor, Armadillo, per trasportare acqua: 15 litri in pieno deserto, da rifornire ogni 3 giorni negli avamposti presenti sul percorso. L’impresa è legata ad un progetto umanitario per la costruzione di un pozzo in Africa, in collaborazione con l’associazione Find a cure.

L’associazione ha messo a mia disposizione un nutrizionista, uno psicologo e le attrezzature necessarie, incluso il dispositivo Garmin per comunicare e segnalare la posizione durante l’intero tragitto. Inizialmente, la raccolta fondi ha raggiunto quasi 1.700 euro di donazioni già nella prima fase (con il 10% donato da me e dalla mia rete di supporto).

Purtroppo, il progetto è stato rinviato 2 volte: nell’ottobre 2019 erano in corso delle sommosse in Cile. La seconda data di partenza era fissata per l’8 marzo 2020, ma è saltata a causa della pandemia. Avrei dovuto riprendere il 6 settembre 2020, ma per ora non me la sento. Non escludo di riorganizzarla nei prossimi anni, magari in modo diverso da come l’avevo immaginata.

Attualmente hai altri progetti in cantiere?

In ottobre dovrei cimentarmi in un tentativo di Everesting con l’atleta Dora Giugliano. Si tratta di ripetere circa 10 volte un dislivello di 800 metri, fino a raggiungere 8.848 metri o più. Con questa impresa, vorrei pubblicizzare anche l’area trekking di Roccarainola, a cui l’associazione Run to Life tiene particolarmente, perché è il punto più alto del Partenio che cade nella provincia di Napoli. Sulla vetta del percorso abbiamo installato una targa e un “libro di vetta” per chi raggiunge la cima: un bel percorso da valorizzare.

Sky running
Corsi di trekking e non solo per l’associazione Run To Life

Perché lo sky running continua ad appassionarti?

Mi piace l’espressione agonistica di questo sport. E vivo lo sky running come un grande viaggio interiore: essermi esposto alla natura mi ha spinto ad andare nel profondo, è un’esperienza che collego alla meditazione. La corsa in montagna mi ha cambiato totalmente: ora, per me, qualsiasi esperienza è un viaggio.


Il motto di Tommaso Palo è “La salita esprime il desiderio di non mollare, la discesa la leggerezza di volare“: un bel messaggio di carica ed energia per chi vuole mettersi alla prova e praticare sport a stretto contatto con il verde che ci circonda.

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