Si è svolto presso L’IISS Quinto Orazio Flacco della comunità oraziana un importante convegno dal titolo “Da Olivetti alla Fiat. La Basilicata tra utopie e nuove strategie”, organizzato dal Comitato del Vulture Società “Dante Alighieri”, del quale è presidente la preside emerita ed editrice Rosetta Maglione. Al centro del dibattito, l’importanza di un nuovo modello di economia “umana” che non implichi il diniego delle nuove avanguardie tecnologiche, anzi le contempli come prospettive irrinunciabili per la crescita sociale e professionale del paese.

All’incontro hanno partecipato oltre alla presidente del Comitato del Vulture,  Giuseppe Lupo scrittore e docente di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano, autore di diversi romanzi, tra cui l’ultimo “L’Albero di stanze” e, in qualità di esperto di letteratura industriale, il saggio “La Letteratura al tempo di Adriano Olivetti”, Biagio Russo, vice presidente e direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli e curatore di numerosi volumi, tra cui, “La Basilicata di Leonardo Sinisgalli nella società delle macchine”; Gianni Lacorazza, autore assieme a Giuseppe Lupo di un saggio dal titolo L’anima meccanica. Le visite in fabbrica in “Civiltà delle macchine”, Oggi è il coordinatore dell’APT Basilicata e si occupa delle nuove tecnologie applicate al marketing strategico per trasformare il turismo culturale in un volano di sviluppo economico;  Edmondo Soave, giornalista professionista del TGR Rai Basilicata In rappresentanza dell’Amministrazione comunale Rita Anna Lioy e del Consiglio regionale Aurelio Pace.

In apertura del convegno, la presidente Maglione e di seguito la presidente del Consiglio Comunale, Rita Anna Lioy hanno ricordato una grave ed improvvisa perdita per la comunità, quella del giornalista Giuseppe Orlando, che per oltre vent’anni ha raccontato, con una presenza continua, appassionata e discreta, la quotidianità e gli eventi della cittadina oraziana. Quindi la presidente ha sintetizzato le tematiche del convegno, evidenziato le criticità del territorio Vulture Alto Bradano e della Basilicata tutta, come il persistente calo demografico, e la possibilità affidata ai relatori di indicare le possibili soluzioni.

Per Aurelio Pace, Presidente del gruppo GM – Gruppo Misto nel Consiglio Regionale della Basilicata, “Matera 2019 è la grande opportunità per trasformare la cultura in un fattore economico. Il profilo di Olivetti deve essere recuperato assieme alla sua capacità di guardare al futuro; un compito che spetta alle istituzioni, al mondo associazionistico e alla scuola”.

L’approccio verso una cultura che dialoghi sia con l’umanesimo e sia con la post-modernità può essere la vena ispiratrice proprio in Basilicata, che da oltre vent’anni ha sviluppato un crescente polo industriale che dà lavoro a migliaia di persone. “La lezione olivettiana  ci dice che la Basilicata non va stravolta – dice Giuseppe Lupo – al contrario bisogna creare le condizioni affinché il suo distretto industriale funzioni al meglio. La civiltà moderna non deve farsi travolgere dai grandi modelli industriali. Non so se il modello FIAT contribuirà a cambiare il destino di questa comunità. Credo che possa essere utile solo se, oltre a produrre stipendi, che vengono investiti nell’apparenza della modernità, produca cultura (biblioteche, musei, luoghi di lettura e di aggregazione educativa, scuole etc.). La fabbrica, secondo il modello olivettiano, è il luogo dove si può riscattare la felicità dell’uomo, – conclude Giuseppe Lupo – Olivetti, nella   pubblicazione Città dell’uomo, destinata a diventare il suo testamento spirituale, sosteneva la necessità che la città degli uomini si avvicini il più possibile alla città di Dio. La civiltà delle macchine può dare un modello di democrazia e di giustizia”.

Biagio Russo, Direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli racconta il suo incontro con il poeta di Montemurro che, molto più di Rocco Scotellaro, cantore della civiltà contadina, ha rappresentato l’avvicinamento alla modernità e che, oggi più che mai, incarna il riscatto delle future generazioni. “Nato a Montemurro e figlio di un sarto, non ha vissuto la ricchezza delle borghesie radical chic presenti nelle città. Eppure lavorando in solitudine è riuscito ad arrivare fino a Milano” commenta Russo. “Sinisgalli aveva una grande conoscenza delle fabbriche e dei capannoni. Amava le macchine perché si rendeva conto che dietro c’era l’uomo. Se Scotellaro era legato ad un amore viscerale per la civiltà contadina, Sinisgalli amava il progresso legato all’attività artigianale, grazie al qualei la produzione industriale può farsi valere all’estero. Egli, come del resto anche Olivetti, sosteneva che l’oggetto contiene due anime: la cultura e la  competenza tecnica – continua Biagio Russo – Leonardo Sinisgalli, assieme a molti altri protagonisti della modernità, compreso Adriano Olivetti, è un esempio di come un ideale da utopia possa trasformarsi in realtà, diventare appunto una “utopia reale. Egli rappresenta la difficoltà dell’uomo di emanciparsi utilizzando solo le proprie forze – aggiunge Russo Ci fa capire che non c’è progresso tecnologico senza una solida cultura umanistica.

E, infine con uno sguardo rivolto all’attualità, aggiunge: “La crisi del 2007-2008 ci ha fatto capire che bisogna tornare alla old economy, all’economia delle relazioni. Esiste la fabbrica che emancipa e libera l’uomo. L’industria del design deve tornare a costruire oggetti belli e fatti bene. L’oggetto deve diventare non più merce di scambio ma veicolo del genio italico. Lo specularismo tecnico da solo non basta; ci vuole l’incontro e il dialogo tra le culture. Olivetti rappresenta la fabbrica che va oltre il profitto. Le macchine da scrivere da lui costruite erano belle e non solo funzionali. Erano oggetto di design, il riflesso delle botteghe artigiane che frequentava da bambino” conclude Biagio Russo.

Da una ricerca effettuata sul web, la Basilicata nell’anno appena trascorso è risultata come la regione con la migliore reputazione on line. Sono lontani i tempi del “Cristo si è fermato ad Eboli” e del conseguente “levismo” che aveva consegnato l’immagine di una regione arretrata. Venosa e Melfi hanno contribuito moltissimo a fare uscire la Basilicata dall’isolamento. Non dobbiamo dimenticare che qui c’è una società automobilistica tecnologicamente avanzata (SATA). Ora bisogna sollecitare l’attenzione di chi viene in Basilicata. Trasformare le nostre debolezze in punti di forza. Matera 2019, capitale europea della cultura, nasce sul concetto di Open future, che è l’apertura verso il futuro. Olivetti partiva proprio dall’idea di aprire la cultura all’innovazione e viceversa. Oggi le comunità di cui parlava Olivetti sono le community. I prodotti immateriali e le fabbriche sono la stessa cosa. Enrico Fermi, Bassetti, Pirelli e altri grandi industriali, contornati da intellettuali e poeti, consideravano la creatività il valore aggiunto della produttività. Oggi questi profili si chiamano creativi, pubblicitari, copywriter etc. Nella tecnologia torna a contare l’importanza del fattore umano” chiosa il coordinatore APT Basilicata, Gianni Lacorazza.

Meno ottimista è lo sguardo che Edmondo Soave, giornalista professionista del TGR Rai Basilicata, offre sulla parabola discendente di un paese che si è chiuso sempre di più sui propri interessi localistici. “La convinzione che il divario tra Nord e Sud possa essere superato, è stata spazzata via, già alla fine degli anni Settanta, dalla concezione di un Sud parassitario legato al localismo e all’iperegionalismo. E poi, gli scandali del terremoto degli anni Ottanta, la Riforma federale fallita negli anni Novanta, gli scandali di Tangentopoli, da allora i distretti industriali non si riprenderanno più. Ed infine, i prelievi forzi delle banche che hanno scatenato, da un lato un forte liberismo e dall’altro, la chiusura delle economie locali”. Tuttavia c’è una speranza per liberarsi da questo retaggio: guardare verso il Sud dell’Europa, cambiare rotta verso il Mediterraneo per uscire dall’isolamento. In Basilicata, è necessario costruire una nuova idea di modernità che rifiuti lo stereotipo della periferia industriale.

Marianna Gianna Ferrenti

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