C’è attesa per la 93a cerimonia degli Academy Awards che si terrà il prossimo 25 aprile e andrà a premiare i migliori film usciti tra il 1 ottobre 2019 e il 31 dicembre 2020. Fra questi c’è il titolo che l’Italia ha scelto per la candidatura agli Oscar 2021, ed è Notturno di Gianfranco Rosi per la categoria miglior film straniero.
Notturno, il documentario girato rischiando la vita tra Libano, Iraq, Kurdistan e Siria
Il nuovo film del regista di “Fuocoammare” (2016), presentato alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, distribuito al cinema da 01 Distribution, è stato girato nell’arco di tre anni, rischiando la vita, tra Libano, Iraq, Kurdistan e Siria. Senza mostrare direttamente la guerra sullo schermo, Rosi fa arrivare allo spettatore le sofferenze causate dalle continue guerre civili, dalle invasioni straniere, dalle dittature feroci e dalle violenze dell’ISIS e del terrorismo a discapito delle popolazioni civili.
Notturno, luci e ombre del cinema del reale
Notturno si inserisce nel cinema del reale e lo fa attraverso immagini e suoni, spezzoni di vita vissuta in Medio Oriente, in quei luoghi sconosciuti ai più e a contatto con la gente del posto, lì dove l’esperienza umana si sintetizza nella parola paura. C’è luce in Notturno, nonostante il buio, la miseria, le armi. “Pioverà su di noi?” , domanda un uomo alla sua compagna che risponde: “Lascia che piova. C’è qualcosa di più bello della pioggia?”. Simbolo di benedizione, la pioggia, che anticipa il livello di speranza nelle parole dello spettacolo nello spettacolo. “Non so cosa ti accadrà paese mio, a causa dell’Isis, degli infiltrati e dei governi corrotti che hanno anteposto gli interessi degli stranieri a quelli locali. Non so come sarà il futuro. Anche tu avrai un Dio, patria mia!”, è la parte recitata da un malato del reparto psichiatrico di Bagdad nel corso di una rappresentazione teatrale.
La durezza nella “lotta di sopravvivenza” dei civili del Medio Oriente piegati da terribili ingiustizie
In Notturno c’è la durezza nella “lotta di sopravvivenza” dei civili del Medio Oriente piegati da terribili ingiustizie. C’è il racconto che passa attraverso l’angoscia di una madre di fronte all’assassinio ingiustificato di suo figlio, il catartico gioco delle parti assegnate nel reparto psichiatrico di Bagdad, una famiglia con prole sistemata a dormire alla meglio in soggiorno, il racconto WhatsApp alla madre di una ragazza rapita dall’Isis. Ci sono le confessioni alla maestra, la fatica e le immagini pregnanti.
Quel blu del cielo mostrato dalle feritoie
Notturno è quel bimbo col fucile, che non ci minaccia o spaventa, ma ci uccide
Cosa fa un bimbo col fucile? Alì è piccolo, ma è il più grande dei fratelli e non è inerme. Rosi ci fa partecipare alle sue emozioni, e agli orrori attraverso le feritoie. È solo da lì che si riesce anche a scorgere il blu del cielo. Cosa fa con quel fucile che impugna? Per cinque dollari al giorno il ragazzino si sta probabilmente allontanando da quello che vorrebbe diventare e dalla sua felicità . Tutti i frammenti si ricongiungono sul suo viso indurito e incapace di liberarsi attraverso il pianto. Notturno è il suo finale, è il volto che conosciamo che annega nella linea dell’orizzonte. È lo smarrimento e la consapevolezza dello spettatore. Notturno è quel bimbo col fucile, che non ci minaccia o spaventa, ma ci uccide.













