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“Il Tempo Sospeso”. Intervista all’artista Lorenzo Chinnici

Al Grand Hotel Belmond Timeo si inaugura la mostra personale di Lorenzo Chinnici, artista siciliano nato a Merì, in provincia di Messina.

L’artista ha scelto un luogo così esclusivo nella meravigliosa terrazza del Belmond Hotel e nella meravigliosa Taormina, che prima dell’estate ha ospitato i vertici del G7, per celebrare il suo ritorno nella terra nativa. Si tratta di un ritorno alle origini per un’artista che ha fatto conoscere nel mondo la sua vena espressiva, nostalgica e malinconica.

Quale miglior scenario per questo rientro in patria se non un Hotel che non è soltanto una dimora elegante e sofisticata. Il Belmond Grand Hotel è sinonimo di visioni ancestrali che si riflettono dalle meravigliose terrazze a picco su un mare azzurro e cristallino.

Uno spettacolo unico al mondo, soprattutto al tramonto, dove si vede il Teatro Greco, il Timeo e persino l’Etna” esclama l’artista. Quel Mediterraneo, limpida distesa di quiete e pace, che come una Musa ha sempre ispirato i suoi dipinti. Qui Lorenzo presenterà i suoi ultimi lavori in una Sol Art Exhibition dal titolo “Il Tempo Sospeso”.

Spogliato di ogni mediazione, lo sguardo apparentemente offuscato dai segni dell’età, in realtà si rivolge ad una nuova melodia dei colori di cui è possibile percepire le armonizzazioni; è una scelta di necessità che va di pari passo con la maturità anagrafica. Quella che nella vita ordinaria può diventare  una soglia e non necessariamente un limite invalidante, per un artista si trasforma ancor più in un valore aggiunto; la quinta essenza del suo impulso creativo. Del resto, anche William Turner ed El Greco – ammette  Chinnici – durante il loro percorso artistico hanno vissuto queste difficoltà che tuttavia non hanno inficiato sul loro talento: al contrario probabilmente lo hanno rafforzato avvolgendolo con una rinnovata sensibilità, una nuova consapevolezza.

Per Chinnici la pittura è una valvola di sfogo senza la quale l’artista non potrebbe esprimere la propria autenticità

Un po’ come accade nella musica: quando non è la poesia a lasciarci trasportare sono i suoni a catturarci e a suscitare quel brivido che fa accapponare la pelle. E così l’arte, proprio come il sottofondo di una melodia, echeggia lontano, poi cresce, si espande e sempre piu’ matura raggiunge le fibre profonde dell’anima.

Per Chinnici la pittura è una valvola di sfogo senza la quale l’artista non potrebbe esprimere la propria autenticità, non potrebbe vivere allontanando il pensiero della morte. “Man mano che la fine si avvicina penso al tempo come se non dovesse mai finire Ecco perché per me il tempo è sospeso; perché quando dipingo mi dimentico di tutto e vado in un’altra dimensione”.

La fase iniziale della sua pittura, infatti, ricordava molto le raffigurazioni di William Turner. Poi l’evoluzione artistica, fino ad arrivare ai colori accesi di oggi, che saranno esposti nella mostra personale dal titolo “Il Tempo Sospeso”. Nei suoi dipinti colpiscono i colori accesi che ricordano la pittura post-impressionista di Paul Gauguin, contrariamente al passato, quando  invece Chinnici utilizzava colori più cupi e grigi.

Lorenzo Chinnici ha attinto la sua ispirazione da grandi maestri, come Renato Guttuso, che ha conosciuto nel lontano 1953; e poi altre collaborazioni con Salvatore La Rosa ( in arte Funari), Salvatore Fiume, Mario Rossello, Giuseppe Migneco, Aligi Sassu, Ernesto Treccani, Ugo Nespolo. Alpi Fashion Magazine lo ha contattato qualche giorno fa, in esclusiva, durante la preparazione della sua mostra personale in Sicilia, che ha segnato il suo ritorno alle origini, una sorta di rimpatrio nella terra nativa dopo aver viaggiato tanto per portare la sua arte nel mondo.

I suoi dipinti, soprattutto nella fase iniziale del suo percorso artistico, ricordano la pittura di William Turner, con l’utilizzo di colori vorticosi e la raffigurazione dei corpi di spalle al punto di vista dell’osservatore, poi arriva l’evoluzione artistica. Qual è stato il suo percorso?

La mia evoluzione o devoluzione, che dir si voglia, è dovuta alla vista che inizia ad affievolirsi. Per questo motivo sto abbandonando il perfezionismo e vado più alla sintesi dei colori. Anche Turner aveva problemi di vista. Nei suoi dipinti il disegno scompare; appare solo una miscela di colori che si intrecciano l’uno con l’altro, come se volessero danzare per trovare il punto di orizzonte e di luce. Nel mio caso, sono tornato ai colori accesi, il rosso, l’azzurro, come nei paesaggi dell’arcobaleno. È dovuto al fatto che la luce mi sfugge e poi ricompare durante alcune fasi della giornata, ed appaiono cangianti. Originariamente la mia pittura era scolastica, più accademica, precisa, quasi laccata, adesso è sciolta. Quando si raggiunge una certa maturità si gioca con i colori; ma per poterlo fare bisogna essere prima di tutto maestri del colore.

Colpiscono i colori accesi utilizzati nei suoi dipinti. Da dove ha origine questo cambiamento? 

La vista può cambiare colore lasciando inalterati l’armonia nei passaggi dei toni, come hanno osservato molti critici nell’ultima fase della mia produzione. E possibile così cogliere tutte le sfumature della realtà, anche quelle più impercettibili all’occhio più attento e nitido. Pertanto sono portato a cambiare il cromatismo da un momento all’altro. Un po’ come accade in quelle colonne sonore, in cui a volte pur non conoscendo le parole, c’è quel sottofondo di melodia che fa venire la pelle d’oca. Lo stesso accade con la pittura, come ad esempio nell’astrattismo, dove non vedi la figura definita, però ci sono dei passaggi di toni che catturano l’attenzione.

Dopo aver girato il mondo, approda in quella Taormina che rappresenta per lei il ritorno alle origini, nel luogo che oggi è un snodo di transizione per gli attuali flussi migratori? In una terra che pochi mesi ha ospitato i vertici del G7….

Taormina mi fa tornare in mente nostalgici ricordi di gioventù: il mare e l’orizzonte che rimangono sospesi, dondolanti a mezz’aria, quasi come danzassero tra le nubi che si diradano nello splendore fuoco di un sole al tramonto. L’atmosfera è rimasta uguale nel tempo, la stessa di quando ero piccolo. E rimarrà sempre tale. L’unica differenza rispetto ad oggi sta nel progresso e nell’aumento delle persone; negli anni dell’infanzia il periodo più bello era quello invernale, quando per le strade sentivo parlare solo in lingue straniere. Era una particolarità. Oggi invece è la normalità perché a causa del consumismo tutti possono permettersi di girare il mondo, e quindi di venire anche a Taormina. Ma Taormina, come tutta la Sicilia, ha un clima meraviglioso, un cielo limpido, in questo è rimasta inalterata. Ma se guardiamo intorno a noi stanno succedendo catastrofi ovunque; il clima è impazzito. Si predica tanto ma non si fa niente per guardare al futuro e cambiare lo stato di cose.

Taormina è una città la cui multietnicità si riflette anche nei suoi dipinti, in cui vi è una sinestesia di colori e profumi….

Basta guardare alla possente corporatura dei pescatori, la cui espressione si avvicina molto agli Arabi e ai Turchi, da cui abbiamo siamo stati influenzati. Alcuni critici recentemente hanno notato che c’è una differenza tra le figure e il paesaggio. Le raffigurazioni delle sagome umane non sono mai frontali ma sono sempre ritratte di scorcio; lo sguardo non affronta mai l’osservatore; nelle espressioni dei loro corpi c’è una certa rassegnazione e la paura di affrontare la verità. Questa visione rispecchia come vedo io la realtà. Ho paura di tante cose e non ho fiducia nelle persone, solo in qualche amico, ma è difficile che creda nell’amicizia. Mentre nel paesaggio c’è una ricerca della pace e della quiete. Se si osservano bene i miei paesaggi si può sentire il ronzio delle zanzare e dei grilli.

La solitudine quindi ha caratterizzato la sua vita, ma che cosa rappresenta per lei “Il Tempo sospeso”?

Ho voluto dare questo titolo all’esposizione pensando al tempo come se non dovesse mai finire. Ma il momento della fine purtroppo arriva, è inevitabile. Quando ogni tanto penso alla morte mi assale la depressione. Chi dice che non ha paura della morte dice una bugia. E’ come un orizzonte che inizialmente si guarda a distanza, ma man mano si avvicina.

È come quando guardi un tramonto meraviglioso e misterioso al tempo stesso….

Esatto. Infatti, al Timeo, dove andremo ad esporre, c’è uno spettacolo unico al mondo, soprattutto al tramonto. L’Hotel dove si svolgerà la mostra è forse il migliore di tutto il Mezzogiorno. E’ multietnico ed elitario e vi alloggiano Arabi e Sceicchi. Poi ci sono tutte quelle terrazze che si affacciano sul mare, all’orizzonte si vede la Sicilia, di fianco il Teatro Greco, poi l’Isola Bella, nel mar Ionio e l’Etna. Uno spettacolo davvero unico.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell’ambito della scrittura digitale

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