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A Genova la mostra di Paolo Chimeri: “Il lavoro di una vita… una vita di lavoro”

Commosso fino alle lacrime Paolo Chimeri ha ringraziato gli oratori, gli organizzatori e  il pubblico accorso numeroso alla sua mostra alla Commenda di Pre’. Il lavoro di una vita. “l’arte in casa mia è una malattia ereditaria“. La mostra è stata introdotta da un appassionato Silvio Seghi che ci ha saputo trasmettere le emozioni suscitate da questo artista a tutto tondo. Cosi come testimonia Sara Gismondi, erede dell’omonima dinastia di argentieri, che si mostra profondamente grata dalla frequentazione  avuta con questo grande artista. Figlio e nipote d’arte si professa felice perché per lui il lavoro è fonte di felicità.

Trenta opere tra  le tele, i “Newton” così chiamate perche obbediscono al binomio scoperto dal grande pensatore, e le sculture che evocano fenicotteri pronti a prendere la rincorsa per spiccare il volo.  Perfetto il luogo  scelto per l’esposizione… magico, grondante di storia, di un’eleganza rigorosa, voluto dai Cavalieri di Malta, risale infatti al 1200, che ne fecero luogo di accoglienza per i tanti bisognosi che allora, come ora ahimè,  popolavano le vie del mondo. Genova crogiuolo  di culture, porto sicuro per le genti di ogni provenienza. Varcare la soglia della Commenda è sempre un’emozione e mi ricordo bene quando tanti anni fa, una trentina direi,  i 2 corpi, superiore ed inferiore non erano collegati, e avevano quindi accessi diversi.

Gli ostacoli burocratici sono stati evidentemente superati ed oggi dal Piano Terra, si può accedere, addirittura anche in ascensore ai piani superiori!  Di qui la vista è impagabile, tra volte ed archi e… gru si intuisce il respiro del mare, ma le opere di Paolo Chimeri, catalizzano la nostra attenzione, anzi campeggiano in questa che è la loro cornice ideale, pur avendo un temibile concorrente appunto nel panorama che rapisce l’occhio. La mostra è pulita, e le opere emanano potenza e grazia al tempo stesso.

Nasce come orafo e si forma alla bottega di Baldo Bararossa, dove può dar libero sfogo alla voglia di progettare. La sua bottega, nel senso rinascimentale del termine,  è da una vita nel cuore della città, a piazza Campetto, ed è la memoria della Città, una memoria che grazie al suo eterno stupore è fresca e in continua evoluzione. Raramente ho constatato una simile  naturalezza nel passare da una disciplina all’altra. Pittura scultura oreficeria, lavora l’ardesia, il ferro, il bronzo, ama  la ceramica e le discipline calcografiche, tutti campi di continua sperimentazione che  il nostro eterno bambino mette in continuo dialogo tra loro. Notevole il grande pannello nella prima sala entrando di cui si può  vedere anche un particolare. Poesia e tecnica sono le ancelle dell’arte, e l’umiltà che spinge a non sentire di sapere mai abbastanza fa il resto. La mostra fortemente voluta  dalla Comunità di Sant’Egidio di Genova, da Paolo Mosca, ha trovato nel  MuMa diretto da Pierangelo Campodonico, e in Marina Mannucci validi e preziosi interlocutori. Alla presentazione  sono intervenuti Silvio Seghi critico d’arte, Piero Mosca Comunità di Sant’Egidio, Sarah Gismondi e Alessandro Loffredo Atelier orafo.  Accompagna la mostra un testo di Renato Cerisola.

Sono previste due conferenze collaterali alle ore 17.00, sempre alla Commenda: sabato 22 aprile “Arti e mestieri storia e futuro a Genova” e sabato 29 aprile “Terza età: ruolo e contributo per il futuro della città”. Mostra vistabile fino al 29 aprile 2017.

L’Esposizione è visitabile fino a sabato 29 aprile 2017, nel secondo piano del museo. Grazie agli organizzatori per questa importante  testimonianza,  doveroso omaggio ad un artista eclettico e coerente.

Tiziana Leopizzi

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