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La “Genesis” di Marta Aranda: la moda è arte, il caos è bellezza nel debutto di Maranda

La moda parla il linguaggio multiforme dell’arte per vestire l’essere e descrivere il mondo, spingendosi  addirittura oltre, fino a ricrearlo: è una “Genesis” quella partorita dalla fashion designer madrilena Marta Aranda e immortalata dal fotografo italiano Andrea Sartore.

Vestita di natura e pura luce, la modella appare come un’aura, prendendo corpo in un paesaggio senza tempo e senza coordinate specifiche. Indossa pezzi di sartoria indipendente che sconfinano dalla passerella e che troverebbero giusta location nell’atelier di un artista, perché la moda vista attraverso gli occhi di Marta Aranda, giovane promessa spagnola del fashion design, è arte colta nel suo processo di formazione.

Fondendo estetica e studi accademici, ha lanciato il suo brand, “Maranda”, con una collezione che ha tutto il gusto di un manifesto programmatico d’altri tempi: “Genesis”.
Parola stringatissima e arcaica che sintetizza il mondo allo stadio primordiale e magmatico, un calderone di energie sul punto di esplodere. Proprio in questo modo, come l’universo sorge dalla confusione di elementi puri ed eterogenei, l’armonia della creazione umana può venire alla luce in modo impensato, dai materiali più dissimili e contrastanti.

La firma di Marta Aranda è ricerca e sperimentazione

In quest’arte sartoriale, nuances e texture sembrano galleggiare nel caos. La genesi che porta la firma di Marta Aranda è ricerca e sperimentazione continua, sviluppate in un apparente ossimoro: manipolare la materia in libertà per dare vita a qualcosa di concreto attraverso la sua decostruzione.

Un vestito Maranda è concepito e realizzato unendo, smontando e accostando elementi, le “essenze”, allo stato rudimentale e in totale contrasto visivo e tattile, lasciando alle volte “l’opera” in sospeso. Questo stato “congelato” di metamorfosi ha in sé una bellezza intrigante, perché guida l’occhio attraverso le trame e le pieghe dei tessuti, educandolo a superare l’ostacolo del caos.

Un omaggio alla “Land Art”

Per chi è a digiuno di arte moderna, questa pienezza di senso e forme generata dall’atto negativo della smaterializzazione sembrerà buffa o illogica. Nulla di tutto ciò, perché la linea di debutto di Maranda è una squisita analisi degli esponenti di spicco del decennio “hippie”, un omaggio alla “Land Art” e agli artisti moderni che si ricollegano al filone.

Dall’arte degli anni ‘60 Marta Aranda ha trovato anime affini, una simile concezione del lavoro e visione del mondo. La Land Art ha tradotto la sfiducia verso l’arte e il modo tradizionale di concepirla, serpeggiante tra i giovani artisti americani, in interventi diretti e senza filtri nell’ambiente naturale. L’uomo-artista e la realtà fisica si fondevano in opere al limite dell’effimero: roccia, terra e sabbia impiegate, o più correttamente, prese in prestito dal paesaggio circostante per lavori dalla vita breve come il cambio della marea.

Con la polacca Abakamovicz, Marta condivide l’uso dei tessuti come medium artistici, la loro incompletezza e ruvidità; con l’italiano Burri e le sue opere a base di carta combusta e impasti sperimentali, il carattere distruttivo e caotico dell’atto creativo; con la Salcedo e le sue camice di spilli, la mutevolezza dell’oggetto che prende forme diverse a seconda dell’angolazione.

Le similitudini e i giochi di richiami sono ancora più evidenti sfogliando gli scatti di Sartore: la moda è calata in un paesaggio arido ma tranquillo, dove si fa un tutt’uno con la natura.

La modella non è un manichino, ma anima e agita ciò che la riveste, in un momento imprecisato dell’anno e del giorno: la luce è ambrata come quella di un tiepido tramonto o di un’alba pungente. La luce riscalda e abbraccia il suo volto che, dall’incarnato di porcellana e trucco leggermente caramellato, sembra essere la fonte della luce stessa.
L’inquadratura prende movimento con un lieve cenno della mano che accarezza steli ormai secchi; è una Magna Mater che infonde nuova vita con un tocco.

La Genesis di Marta Aranda è trasposta da Andrea Sartore per mezzo di una brillante composizione di coppie sensoriali antitetiche: l’aridità del bouquet di fiori e la setosa fluidità della tuta bianca; la ruvidezza dei tronchi e le voluminose pieghe dell’abito in tela marrone.

La tela di cotone grezza usata dall’Aranda umanizza le sculture antropomorfe della Abakamovicz; lo smanicato bruno dall’orlo pendente e la giacca pesante sono mutevoli come i capi di spilli della Salcedo e sembrano essere aspri al tatto come i sacchi di Burri.

La Madre Natura di Maranda si poggia pensosa ad un albero e a un muretto divelto, facendo eco a “Tree of Life” della Medieta, tracce di una presenza femminile, reali o simboliche, “abbandonate” nella natura selvaggia che evocavano magia e meraviglia, i rituali dell’arte primitiva.

Lo shooting elaborato da Sartore ripropone un mood anni ’60 giocato con elementi immateriali e materiali: la luce soft e calda, la location che ispira libertà. Qui si muove la viaggiatrice che dall’epoca dei figli dei fiori porta con sé le tinte naturali e sature, la leggerezza dei pantaloni a zampa d’elefante.

Il vintage la fa da padrone ed è un apprezzamento per il flair del decennio e il reimpiego creativo caro alla Land Art: gli accessori, scelti nei colorati negozi di seconda mano nascosti tra le calles di Madrid, invitano ad adottare ciò che ha già avuto una vita per iniziarne una nuova, anche se breve.

Un foulard di seta sotto un cappello di paglia, una robusta macchina fotografica, un paio di orecchini sono cimeli che passano momentaneamente tra le mani della modella nel corso della loro metamorfosi.
Nello studio di Marta vedremo collage di foto, carte e tessuti, perché anche i suoi schizzi sono intrecci caotici di materia e colore. L’irsuto e il setoso, il neutro e il cupo, il ritrovato e il creato si fondono prodotti sartoriali che, nella loro incompletezza, acquistano significato compiuto e contengono il senso della bellezza.

La tensione tra i dettagli confusi della piccola foresta e la pacatezza assoluta di questa location condensa l’anima di una collezione, la quale è una trama di radici passate lasciate aperte alla futura evoluzione della moda.

Una creazione Maranda annuncia ciò che dalle passerelle arriverà nei guardaroba: il ritorno agli anni ’60 e alle sue tinte intense, le trame grossolane ma confortevoli dei soprabiti, e il non finito.
Fili pendenti e orli stracciati danno quel grado di libertà che permette di reinventare il pezzo e trasformarlo di volta in volta, in una continua trasformazione personale.

La maggior fonte d’ispirazione di “Maranda” è una Land Art al femminile ed è espressione di artiste dalla forte sensibilità e umanità: la bellezza della giovane Marta Aranda non è scontata e risiede proprio nella natura femminile generatrice di vita.

La bellezza che schiaccia il caos della creazione è una qualità divina che non ha una dimensione precisa e una fine; è un loop innescato da un contrasto, che percorre le strade della moda e dell’arte e conduce a risultati casuali, infiniti e tutti inaspettati.

La Genesis di Marta Aranda è il reggiseno indossato a vista senza censure e filtri, a mò di armatura, sul leggerissimo vestito di organza nude: un “work in progress” che non stride, ma esalta la delicatezza e la tenerezza della donna.

Valentina Chirico

 

Genesis

Scarpe: MARANDA

Occhiali da sole: ASOS

Sciarpa stampata di seta: El Templo de Susu (vintage)

Cappello: La Favorita CB

Orecchini: La Mona Checa (vintage)

Anelli: Magpie (vintage)

Abiti: MARANDA

Foto: Andrea Sartore

About Valentina Chirico

Nata in una cittadina in provincia di Salerno, "Si è appena laureata in Archeologia e Storia delle Arti presso l’università “Federico II” di Napoli con una tesi in storia greca e non vede già l'ora d'intraprendere nuove avventure accademiche, lavorative e di vita. Lettrice onnivora, ama trascorrere le sue giornate seguendo corsi, viaggiando su un mezzo pubblico o lasciandosi trascinare da una grande curiosità verso lidi ignoti. Storia e arte sono solo l’inizio, perché crede che le meraviglie si nascondano ovunque e che ci sia tanto da scoprire intorno a lei. Tante passioni, forse troppe, ma non può e non vuole smettere di imparare: adora le lingue e le culture straniere, le ultime tendenze in fatto di moda e bellezza, il design moderno e la creatività applicata. E’ cresciuta tra profumi e rossetti e gestisce un blog, eppure non soffre di manie di grandezza e non è una IT girl; vuole solo divertirsi ed essere utile con le sue opinioni."

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