E’ morto all’età di 60 anni, sconfitto da un cancro, l’autore del libro che ha ispirato il film del 1992 con Paolo Villaggio e che diventò il caso letterario degli anni ’90, vendendo un milione di copie.

Negli anni ’90 il suo libro diventò il caso editoriale dell’anno, oggi scopriamo che non ce l’ha fatta, o non se l’è cavata verrebbe malinconicamente da dire, Marcello D’Orta. Il cancro ci porta via lo scrittore di “Io speriamo che me la cavo” a soli 60 anni. Proprio con il suo libro, scritto nel 1990, conquistò l’Italia con i suoi ragazzi della scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli. La formula dei sessanta temi, in una sorta di tragicomico libro verità, fu una sorta di rivoluzione per l’epoca che il cinema seppe cogliere appieno con il film omonimo di Lina Wertmuller, con Paolo Villaggio nei panni del maestro genovese, trasferito in una scuola degradata della periferia nord di Napoli (il paese, nel film immaginario, era Corzano). 

La pellicola contribuì a lanciare la carriera di giovani attori napoletani, all’epoca bambini diventati poi personaggi chiave in molte fiction Rai, da Ciro Esposito a Adriano Pantaleo (il famoso Spillo in “Amico mio” con Massimo Dapporto). Il titolo del libro e del film viene dato dalla frase di un alunno, il più terribile della scuola, che, in una sorta di pentimento, nel tema sull’Apocalisse, si augura che alla fine tutto gli possa andare per il meglio. Io speriamo che me la cavo, appunto.

Fonte: Fanpage.it

 

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