L’incontro, organizzato all’associazione Alda Merini, promuove la bellezza delle proprie radici e della propria terra negli angoli più belli del centro storico

La Cattedrale di Venosa è diventata il proscenio per una serata particolare in cui il prof. Michele Feo ha presentato il suo ultimo libro “Cosa leggeva la Madonna?”. Una excursus storico nell’arte figurativa, in linea con il percorso filologico che caratterizzata la formazione accademica del docente. 
L’incontro è stato organizzato dall’Associazione “Antistigma Alda Merini“, guidata dalla socia Maria Antonietta Dicorato, che da anni è impegnata sul territorio venosino per promuovere teatro, arte, cultura, valorizzando il borgo antico della città con iniziative come “I vicoli degli angeli” e rassegne cinematografiche per riscoprire la bellezza della tradizione, le radici della propria terra, ravvivare gli angoli più belli del centro storico. L’iniziativa “I vicoli degli angeli” sarà inserita anche nel dossier “Venosa 2022, Capitale Italiana della cultura”. 

Maria Antonietta Dicorato, Presidente dell’Associazione “Antistigma Alda Merini

Ad introdurre la prefazione della moderatrice Antonella Sinisi che si è soffermata su alcuni punti essenziali dell’analisi del testo con particolare riguardo al ruolo dell’Arcangelo Gabriele nell’Annunciazione del figlio di Dio, sul ruolo degli angeli nella vita di ognuno, sia di chi ha avuto il privilegio di averne uno al proprio fianco, e sia di chi non ha avuto questa possibilità. L’attesa di un annuncio importante, come può essere la maternità o il momento in cui pronuncia il fatidico “sì”, è fondamentale nella vita di ogni donna  In un attimo la vita può cambiare, può cambiare la progettualità, e soprattutto l’approccio alla femminilità.

moderatrice Antonella Sinisi

La cristianità non è solo un un atto di fede, ma è un patrimonio culturale

Il parroco della Cattedrale Sant’Andrea, don Felice Dinardo, si è inoltre soffermato “Dalla lettura di questi versi sono rimasto edificato come uomo, come prete e mi sono immedesimato anche dal punto di vista del laico. Ho trovato diversi spunti che possono aiutare anche l’ateo a trovare punti di riferimento nella fede stessa, partendo dalla bellezza. Mi auguro di avere presto tra le mani questo testo che è veramente uno stile di bellezza e che affascina l’animo umano”. 
Il prof. Michele Feo, docente di Filologia Medievale all’Università di Pisa e Firenze non ha fatto uno studio teologico, ma ha scoperto una creatura umana che per la Chiesa è la madre di Dio e la riporterà umanamente così come ha vissuto.
Dopo la presentazione a Banzi, terra nativa del docente, continua il viaggio di Michele Feo volto a far conoscere aspetti inediti della Cristianità, rispondendo allo stupore di quanti si meravigliano che un ateo possa dedicarsi allo studio della madonna. 
Non mancano nella presentazione della figura di Maria riferimenti alla tragedia classica per ciò che concerne il concetto della predestinazione. 
Maria è stata “scelta” per essere la madre del figlio di Dio, una scelta che non dipende dalla sua volontà e alla quale non può opporsi. Eppure la ricerca a cui l’autore ambisce non è volta a consolidare verità storiche o teologiche, ma volta a gettare una nuova luce, com’è nello stile dell’autore, sulla poeticità lirica e al contempo romanzata della figura di Maria, in un registro figurativo e narratologico spesso altalenante tra l’aulico e il popolare, tra l’alto e il basso, tra il divino e l’umano, ponendo l’accento proprio su quest’ultimo aspetto: l’umanizzazione di Maria.

tavolo dei relatori con l’autore Michele Feo

La figura di Maria “umana” molto più che “divina”

Il libro, infatti, è quasi un romanzo con cui l’autore riflette sulla figura mitologica di Maria, sempre elevata nella tradizione cristiana a madre di Dio che concepisce senza peccato il proprio figlio. E chiaramente induce ad una riflessione innovativa su Maria come “donna”. 
La domanda che l’autore si è posto è la seguente: “perchè un ateo dovrebbe occuparsi della madonna”. Si può rispondere con un’altra domanda: “perchè non dovrebbe occuparsene?”. La risposta è lampante, davanti agli occhi di tutti. “Abbiamo il mondo di fronte a noi e dobbiamo decifrarlo”.
“La tradizione cristiana -precisa l’autore – è stata uno degli elementi fondamentali della nostra umanità. Prescinde dai nostri risentimenti contro il clericalismo. È patrimonio di tutti, appartiene alla nostra cultura”. Di qui, l’altra questione fondamentale, come è possibile concepire la cultura del nostro paese senza l’arte.
L’iconografia rappresenta il perno della storia dell’umanità, dalla tradizione medievale a quella umanistica. “La stessa mitologia pagana è stata cristianizzata dagli umanisti. Chi ha salvato la tradizione classica, e quindi pagana, è stata la cristianità” dice lo scrittore. 
Partendo proprio da una immagine iconografica, ovvero la raffigurazione della “Madonna che legge“, Feo ha ripercorso attraverso uno studio metodologico e filologico, il passaggio storico da un’idea di donna umile, dedita alle attività quotidiane, dalle faccende domestiche alla cura del proprio figlio, come farebbe qualsiasi madre, ad una donna colta, “colei che sa più di tutti”,  trasformandola in profetessa, fino ad arrivare alla figura annunciata da Isaia nelle Sacre Scritture, e diventerà “l’essere più potente e sapiente”. 
Questa predizione riguarda anche la storia del mondo ebraico ripresa poi dalla Chiesa, che l’ha elevata legandola all’Annunciazione della venuta di Cristo, addirittura consapevole del proprio destino di madre, che concepisce per opera di Dio, legandola anche alla figura dell’Arcangelo Gabriele, il quale annunciandole la venuta di Cristo non le dice nulla sul destino del futuro figlio, il quale morirà sulla Croce, ma lei intuisce, quasi prevede la tragedia che accadrà. Come lo abbia intuito non si sa, non c’è scritto in nessuna fonte. 
Nelle molteplici sfaccettature con cui viene descritta lei è madre ma è anche addolorata, ovvero pervasa sì dal dolore ma comunque Beata. Maria è anche la madre che gioca con il bambino, che lo aiuta a studiare (di qui la raffigurazione della “donna che legge” da cui è partita la raffigurazione a donna colta). “Petrarca -aggiunge – è uno dei primi letterati italiani che eleva Maria “madre e magistra”. Ed infine, scende dalle fattezze della predestinazione e diventa la protettrice di tutti. Nella rappresentazione di Mantegna si invertono i ruoli: la madre diventa bambina ed è tenuta tra le braccia della figlia che ne ha cura. La figura di Maria è stata talvolta “divinizzata” e talvolta “umanizzata”. 

Maria è “beata” in quanto”donna” e “madre”

“La figura di Maria cresce, nella tradizione cristiana tardo-antica e medievale s’innalza sempre  più a mito, da povera donna, scalza, diventa una grande donna”. Diventa la Madre di Dio, e dunque “la Madre della Sapienza”. La figura di Maria entra nella teologia “ufficiale” della Chiesa e in quella meno “ufficiale”. 
I Vangeli apocrifi, pur non essendo stati mai considerati una vera e propria fonte storica, non sono mai stati rinnegati dalla Chiesa. Sono entrati nei Palazzi papali, e anche lì la figura di Maria appare preminente. “Da un punto di vista figurativo, Maria è stata rappresentata ora, secondo l’ideale di vita francescana, come emblema della povertà e dell’umiltà, ora come una nobildonna rinascimentale con vestiti belli, ricchi ed eleganti. Una delle poche eccezioni è Tiziano che ritorna alla rappresentazione della donna umile e spirituale, in concomitanza con il Concilio di Trento che riporta la Chiesa alla purezza originaria. 
Una donna la cui bellezza non si riferisce soltanto agli abiti che porta ma che nel significato della cristianità originaria, si lega al concetto di beatitudine. È beata perchè è Santa ed è – come rimarcato da mons. Rocco Talucci, un esempio di rettitudine per tutte l’essere umano, a cercare la bontà e la bellezza d’animo, oltre le apparenze; un cammino umano forte oltre che un cammino di fede. Ed è dunque la beatitudine che lo rende felice. “A volte l’essere umano ha una cattiveria dentro che lo rende brutto, e a volte non si riconosce più”. Non è dunque il dolore che trasfigura, ma la bruttura dell’animo umano. Maria ha il dolore trasfigurato dal dolore, ma non perde la sua beatitudine. 


Marianna Gianna Ferrenti

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Marianna Gianna Ferrenti
Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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3 Commenti

  1. Gentile Dottoressa,
    Gentile Dott.ssa ringrazio per le generose parole che ha voluto dedicare al mio lavoro, per la finezza con cui le ha scritte e per lo sforzo di entrare in sintonia con il mio impegno e la mia visione di quella storia, nonché con l’azione del gruppo “Alda Merini” di Venosa. Mi è parso di cogliere un segno di felicità anche sul suo volto alla fine del mio racconto della storia tragica di Maria. Mi auguro che questa sua recensione sia l’inizio di una nuova e rinvigorita fase di dialogo con se stessa e con le sue aspirazioni. Con l’auguro di rinnovati successi, tutti all’insegna della bellezza, La saluto cordialmente.
    Michele Feo

  2. Gent.le prof. De Feo, mi scuso per aver letto solo ora il suo messaggio, spulciando tra gli articoli. Il suo apprezzamento nei riguardi del mio interesse verso gli argomenti del convegno mi riempie di gioia. Ringrazio lei e gli organizzatori del Convegno, ovvero l’Associazione “Antistigma – Alda Merini” per avermi invitata. Mi auguro di incontrarla nuovamente in altre occasioni. Di sicuro, le sue parole mi hanno fatta riflettere e spero di riuscire a tracciare un solco nuovo sul mio cammino, in continuità con il passato ma anche in vista di un futuro più promettente. Buon lavoro!

    1. Gent.le prof. De Feo, mi scuso per aver letto solo ora il suo messaggio, spulciando tra gli articoli. Il suo apprezzamento mi riempie di gioia. Ringrazio lei e gli organizzatori del Convegno, ovvero l’Associazione “Antistigma – Alda Merini” per avermi invitata. Mi auguro di incontrarla nuovamente in altre occasioni. Di sicuro, le sue parole mi hanno fatta riflettere e spero di riuscire a tracciare un solco nuovo sul mio cammino, in continuità con il passato ma anche in vista di un futuro più promettente. Buon lavoro!

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