Una convenzione per cementare il sodalizio tra Calitri e Matera, i cui territori sono morfologicamente affini. Si tratta di un programma di ricerca e di sperimentazione per la “Conoscenza e Valorizzazione del Patrimonio Culturale e Ipogeo” è stato avviato proprio in sinergia tra il Comune di Calitri e l’Università degli Studi della Basilicata e si proietta verso Matera 2019 – Capitale Europea della Cultura

Uno scorcio del borgo antico di Calitri

Il progetto partirà con una serie di studi dei siti che comprendono non soltanto le indagini geologiche sulle grotte ma anche un progetto di messa in sicurezza dell’intero borgo e del centro storico, di conservazione e valorizzazione dell’habitat che le sottende nella direzione di un potenziamento del tessuto produttivo che gravita attorno a questo straordinario paesaggio. 

Calitri, Borgo Castello

Un paesaggio, quello del comune dell’Alta Irpinia, che comprende una serie di gotte ed affioramenti che risultano essere di forte interesse archeologico, storico, antropologico ed architettonico, oltre che geologico, e che l’Università della Basilicata, su iniziativa del Comune di Calitri, del sindaco Michele Di Maio e dell’architetto Giuseppe Piumelli, Responsabile Area Tecnica di Calitri, ha saputo cogliere ed intercettare. L’iniziativa, attraverso la mediazione dell’Archietetto Pasquale Della Chiesa, Responsabile alla Valorizzazione dei Beni Immobili Pubblici è stato sottoposto all’attenzione del Rettorato dell’Unibas, poi della Facoltà di Architettura, ed infine del Senato Accademico che ha definito i termini dell’accordo, che è stato poi ratificato e affinato  dal DICEM, grazie all’impegno del prof. Antonio Conte, Docente Ordinario di Disegno dell’Architettura all’Università degli Studi della Basilicata e delegato DICEM (Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo: Architettura, Ambiente, Patrimoni Culturale dell’Ateneo) con sede a Matera, che ne ha curato i dettagli.

Il programma di ricerca è stato favorevolmente accolto dalla magnifica Rettrice dell’Unibas, Prof.sa Aurelia Sole, anche lei presente all’incontro dello scorso 26 agosto, presso la “Casa della Musica” di Calitri, in occasione dello Sponz Fest di Vinicio Capossela assieme ad altri importanti relatori.

E’ stata quindi sottoscritta la Convenzione Quadro che ufficialmente apre la strada verso la costruzione di una “rete culturale urbana” ispirata  proprio al modello del “Parco Urbano delle Cantine di interesse regionale”. All’interno della Convenzione ci propone di far rientrare tutti i comuni che già fanno parte del Parco Urbano delle Cantine, approvato con una legge del 2010 dalla Regione Basilicata. Presente all’incontro Francesco Mollica, Presidente del Consiglio Regionale di Basilicata, che nel 2010 presiedeva la Terza Commissione Consiliare, ed è stato uno dei principali promotori del progetto “Parco delle Cantine” in Basilicata, che comprende sei aree che attraversano tutta la Basilicata da nord a sud, e viceversa. Il presidente Mollica ha garantito tutto l’impegno possibile,  affinché l’accordo che si propone di valorizzare il patrimonio della Valle dell’Ofanto attraverso un percorso Calitri-Matera e Matera-Calitri si trasformi in una realtà concreta e produttiva per un territorio importante del Mezzogiorno. Ciò sarà possibile attraverso gli strumenti legislativi che già esistono e che i territori già iniziare ad usufruire, partecipando di fondi interregionali previsti dal Governo italiano; finanziamenti a cui anche gli imprenditori potranno accedere.

 

Tutti i Comuni che fanno parte di queste sei aree – si legge nella bozza del documento sottoscritto dal prof. Antonio Conte- e che già si inseriscono all’interno del Parco Urbano delle Cantine della Basilicata “rappresentano i primi casi-studio per la sperimentazione di un processo di sviluppo in grado di partire dalla coesione di luoghi diversi, accomunati da caratteri morfologici, storici, urbani e architettonici”.

Gli interventi previsti sono la ”ri-funzionalizzazione degli spazi scavati (…)in una direzione di di recupero, restauro ed innovazione con le nuove tecnologie e lo sviluppo delle feste e tradizioni popolari (….).La prima area è quella che comprende Pomarico, Ferrandina, Miglionico, Grottole, Grassano, Tricarico e Tolve; la seconda è quella che da Tolve si dirige verso il Vulture e comprende Pietragalla, Acerenza, Genzano di Lucania, Banzi, Forenza, Venosa, Barile, Rapolla, Melfi; la terza area si estende ad est e a ovest tra Puglia e Campania, ed include Irsina, Picerno, Sant’Angelo Le Fratte, Balvano, Muro Lucano e Pescopagano; la quarta abbraccia Marsico Nuovo, Marsico Vetere, Grumento Nova, San Martino D’Agri, Roccanova e Sant’Arcangelo; la quinta Senise, Chiaromonte ed Episcopia e la sesta il territorio fra Lauria e Lagonegro, proseguendo verso la Calabria.

Il percorso procede a sua volta in modo inverso, dai confini della Calabria fino all’area nord della Basilicata, creando dei veri e propri sentieri di vocazione culturale, turistica ed enogastronomica, in andata e a ritorno.

Un connubio, quello tra Calitri e l’Università degli Studi della Basilicata, all’interno del quale potrebbe inserirsi tutta la Valle dell’Ofanto, e che segna il primo passo verso una progettualità che con il tempo potrebbe entrare a pieno titolo negli obiettivi strategici della Fondazione Matera 2019, come precisato dal sindaco di Calitri, Michele Di Maio.

Nel concreto ci sarà una corsia privilegiata che sarà destinata alla ricerca e alla sperimentazione  – di cui ovviamente si occuperà il DICEM – e in questa convenzione è previsto lo studio degli ipogei, che comprenda la conservazione e la valorizzazione dei centri storici, dei borghi, dei musei, delle case di residenza per i turisti; oltre alla parte culturale – c’è la parte dedicata alla messa in sicurezza del patrimonio che non sarà affatto marginale, anzi dovrà essere il perno centrale dell’impianto strutturale ed architettonico su cui regge il progetto stesso.

Un progetto, quello della valorizzazione delle grotte il cui studio, come è stato spiegato dall’architetto Giuseppe Piumelli, responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Calitri, è fondamentale se si tiene in considerazione uno studio condotto dal critico di architettura Bruno Zevi, che ha ribaltato il punto di vista della storiografia tradizionale nella direzione un prototipo di architettura più all’avanguardia. Sulla base di questo modello l’uomo moderno si ispira all’esperienza cavernicola.

Quale migliore occasione di presentare questo ribaltamento culturale, se non lo Sponz Fest che attraverso il “Ri-creo”, inteso come la creazione di un nuovo mondo, si propone sovvertire l’ordine e la regolarità, e quindi di concepire un nuovo archetipo di bellezza. Matera 2019 è l’archetipo di questo ribaltamento culturale; il suo patrimonio è stato rivalutato e ormai da diversi anni e lungi dall’essere “luogo della vergogna”, oggi è diventato Capitale Europea della Cultura, oltre che Patrimonio dell’Unesco.

Uno scorcio interno dei sassi di Matera

Di futura progettualità ha parlato anche la rettrice dell’Università della Basilicata Aurelia Sole, che ha spiegato il ruolo centrale che l’Ateneo ricopre e l’attenzione riservata a tutto ciò che gravita intorno a questa grande occasione di rilancio produttivo di un territorio.

La tavola rotonda è stata quindi l’occasione giusta per sottoscrivere la Convenzione Quadro. Un connubio, quello tra Matera e Calitri, che non è bilaterale, ma coinvolge un territorio molto più ampio; un crocevia strategico tra quattro regioni cruciali del Mezzogiorno Basilicata, Campania, Puglia e Calabria, come sottolineato dalla Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Rosa D’Amelio.

Il potenziamento e il miglioramento delle risorse nel rispetto della vocazione turistica delle aree interne, quelle di frontiera, che sono al confine con altre regioni: questa è la priorità, secondo la Presidente del Consiglio Regionale della Campania. Un turismo improntato alla biodiversità, alla ricchezza ambientale e alla green economy  che è sempre meno di nicchia – dice D’Amelio –e che rappresenta l’elemento trainante di uno sviluppo culturale ed economico non più accentrato solo su Napoli, ma che dai piccoli comuni  graviti sulla città partenopea.

Un’inversione di tendenza che fa capire come il sistema produttivo stia cambiando molto velocemente, e i cui segnali le università di Napoli, Potenza e Matera, unite insieme, possono captare. Una sfida, quella proveniente dalla Valle dell’Ofanto, che va colta ed indirizzata verso una programmazione concreta.

Marianna Gianna Ferrenti

Marianna Gianna Ferrenti

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