image-31-01-14-06-04È arrivata la primavera e mi è venuta improvvisamente voglia di scrivere sulle mie solite abitudini, su ciò che mi riesce far meglio: raccontare emozioni e sentimenti, che derivano dai sogni, dal talento, dalle storie dei tanti creativi che incontro e intervisto da mesi, proprio per dimostrare che dietro al male peggiore, alle critiche, ai pregiudizi c’è una generazione di ragazzi che lavora per creare qualcosa di vuono, con l’impegno, la tenacia e la determinazione che derivano da un’educazione che ha il sapore di antichi riti, ma che in fin dei conti parla di semplicità e passione nel senso duplice del termine.

Qui di seguito vi propongo una breve intervista che ho condotto mesi fa ad un giovane stilista  di Roma che ha preso parte dell’importante rassegna romana “Altamoda” con “Le Salon de la Mode”. È una lettura breve, ma intensa, che dimostra una semplicità innata, ma una certa fierezza nell’esposizione e negli stessi lavori che Riccardo Barsalona continua a proporre al suo pubblico. Buona lettura!

S. F. :  Quale fu il pretesto, “la scintilla” che ti fece pensare di
intraprendere questa via?

Riccardo Barsalona: Per me é una sfumatura artistica che conservavo da tempo, e come tutte le forme d’arte vengono fuori dal nulla, non é esecuzione di un taglio o una cucitura perfetta per me,ma la creazione di armoniose sculture che possono essere indossate dandole vita propria attraverso un corpo. Non amo definirmi uno stilista, ma un folle creativo, che quando vede un tessuto non pensa a che taglio dargli, ma a che forma fargli assumere. A volte é una sfida contro la gravità per delle impalcature che ho creato, ma ci ragiono e faccio in modo che non crollino, ma che si sostengono armonicamente.

image-31-01-14-06-04-2S.F. : Quanto conta il talento,la passione nella ricerca del proprio “io
dominante”?

Riccardo Barsalona: Il talento conta quanto la passione, non esiste creativo che non abbia talento nel proprio io, prendendo il mio caso a volte ci penso, io non ho mai fatto una scuola di moda, di taglio, etc. ; eppure dal mio estro sono riuscito, con tanta umiltà e spirito di osservazione, dar forma al mio talento, perché pensare un abito a volte ti disorienta, quindi inizio nella creazione, e non penso esattamente a cosa fare e tuttavia ci arrivo senza nemmeno capire come ci sono riuscito. Non so se chiamarlo talento questo, ma di sicuro un qualcosa di innato lo é , visto la mia lacuna del non aver avuto la possibilità di frequentare corsi o altro.

S.F. : Per te cosa sono gusto ed eleganza?

Riccardo Barsalona: Il gusto e’ un qualcosa di soggettivo. Eleganza é tutto ciò che diventa armonioso nell’essere indossato, anche nel suo eccesso.

S. F. : Progetti futuri.

Riccardo Barsalona: Non ho mai visto questa mia passione come un progetto, per me è’ un fabbisogno , il mio riempimento artistico; e non si manifesta quando l’abito arriva in passerella e viene applaudito, ma nel costruirlo, e spero di dare questa sensazione anche a chi lo osserva.

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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