Un tessuto così prezioso da non poter essere comprato ma solo donato, prodotto ormai in un solo luogo in Europa e da una sola persona – una donna – che ne tramanda l’antichissima cultura, la tecnica di lavorazione e le suggestioni millenarie che esso porta con sé. Quel tessuto è il bisso, l’unica e ultima detentrice del segreto della sua lavorazione si chiama Chiara Vigo e vive nella piccola Isola di Sant’Antioco, a sud-ovest della Sardegna.

Il bisso non sarebbe altro che una “bava di mollusco” se l’uomo, in grado di modellare la natura imprimendole il fascino della cultura, non avesse trasformato questa secrezione marina in un filo prezioso da cui ricavare oggetti di inestimabile valore. Il bisso scientificamente è una secrezione del mollusco Pinna Nobilis, il più grande bivalve del mediterraneo – può raggiungere il metro di lunghezza – e con una probabilità di vita fino ai vent’anni. L’origine della lavorazione di questa sorta di seta marina è antichissima. Il più antico cimelio in bisso ritrovato apparteneva ai primi secoli dopo cristo e fu rinvenuto in una tomba nei pressi Budapest, ma venne distrutto durante il secondo conflitto mondiale. La sua lavorazione giunse probabilmente in Sardegna con la conquista romana due secoli prima di Cristo.

pinna_nobilis

Dato il faticoso processo di raccolta delle secrezioni marine, il loro complesso procedimento di lavorazione e tessitura e il preziosismo del pigmento (un oro intenso carico di riflessi rossi e arancio), il bisso si è configurato nei secoli come un tessuto “regale”, riservato a imperatori e papi. Oltre alla difficoltà di produzione vi è un problema di fondo: la scarsa produttività delle secrezioni da parte dei molluschi; per ottenere un solo chilo di bisso grezzo infatti è necessario raccogliere circa mille Pinna Nobilis. Nel XIX secolo la diffusione del bisso ha subito una riscoperta: tessuti lavorati con questo prestigioso materiale apparivano in tutte le esposizioni universali, rimanendo però sempre nella nicchia dei prodotti di lusso con prezzi proibitivi. Fu per questo motivo che, dopo aver cavalcato l’onda della riscoperta ottocentesca, l’interesse andò scemando e la preziosa lavorazione del tessuto dei re cadde nell’oblio del XX secolo.

175390_TI8ETU6QIW2D4VVQJCYNR2KQ2LYOUN_bisso_20sant_20antioco_H125132_L

Chiara Vigo ha iniziato a cucire questo pregiato materiale a cinque anni grazie alla nonna che le ha tramandato i saperi e i segreti dell’antica lavorazione. Non è una sarta ma, come ama definirsi le stessa, è un “Maestro di Bisso”. Se andate a trovarla in quella che è la sua bottega-laboratorio-museo potrete facilmente ascoltare le storie che ha da raccontare su questa antica cultura. Lungi dal restare chiusa dentro la sua conoscenza, essa vi svelerà il fascino millenario del tessuto dei re e vi parlerà della sua quotidiana lotta per tenere viva questa tradizione nonostante le mille difficoltà odierne. Il Museo del Bisso si trova in Viale Regina Margherita 111 presso Sant’Antioco, cittadina omonima della piccola isola, la quale è agilmente collegata all’Isola maggiore attraverso la strada statale 126 ed è raggiungibile da Cagliari in poco più di un’ora. Se avete tempo e curiosità per poter trascorrere un’intera giornata in questo territorio, scoprirete nell’Isola di Sant’Antioco un inestimabile patrimonio storico: da un ipogeo e un tophet fenicio-punico a un acquedotto romano, da un fortino sabaudo scenario di eroiche imprese sarde alle catacombe paleocristiane nate attorno alla sepoltura di Sant’Antioco martire: il santo “nero” di origini africane detentore – e pochi ne sono a conoscenza- del titolo di Santo Patrono dell’Isola di Sardegna.

Sito del maestro di bisso Chiara Vigo: www.chiaravigo.com

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.