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Pietro Piacenti: l’artista e la fotografia oggi – Fotografia e giurisprudenza

– Pietro, prima di iniziare, nella sezione biografica di Alpi Fashion Magazine curiosamente emerge che, oltre ad essere un esperto di fotografia, risulti anche laureato in giurisprudenza. Come hai intrecciato questi due elementi ipoteticamente inconiugabili?

Salve a tutti. Allora, già durante il mio periodo accademico mi occupavo di fotografia e comunicazione. Nonostante mi sia laureato con il massimo dei voti in giurisprudenza (seguendo l’indirizzo diplomatico) non ho mai avuto intenzione di esercitare, ma ho sempre rivolto il mio lavoro verso quelle che risultavano le mie più grandi passioni: la grafica, la fotografia e i computer. Già dalle superiori, le materie in cui eccellevo risultavano quelle artistiche. Il settore giuridico, comunque, è stato uno strumento in più che mi ha permesso di destreggiarmi meglio in tutta quella che è stata la carriera lavorativa. La conoscenza delle leggi, inoltre, è stata utile per trattare con clienti “turbolenti”, mio malgrado.

 

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– Purtroppo, come ben dici, risulta necessario esser in grado di destreggiarsi in quella che è una realtà dove, spesso, i clienti vanno in qualche modo rincorsi. Ormai l’artista e chi svolge attività da libero professionista ha necessariamente bisogno di un vasto bagaglio economico-giuridico per far fronte ai continui ritardi. Ma concentrandoci proprio sul tuo essere artista, Pietro, quali risultano le linee secondo cui manifesti la tua concezione di arte?

La mia idea di arte è veramente ampia, io mi muovo sia all’interno della fotografia pura, sia nel mondo della manipolazione e post-produzione pesante. Dalla modifica di quelli che possono essere i più chiari tratti, sino a disegnare il vero e proprio set. Mi muovo, inoltre, all’interno di quello che è il matte painting, una tecnica molto particolare che si utilizza anche in campo cinematografico e che consiste nel realizzare scenari fantastici.

– Quindi una vera e propria arte manipolarla, dove riadatti la natura e la realtà a tuo piacimento.

Si, creo una vera e propria fantasy. E uno dei motivi per cui mi reputo un’artista è legato al fatto che ciò che realizzo risulta la mia pura espressione interiore. Da professionista conosco la tecnica e le regole che governano il lavoro, ma da artista le manipolo per esprimere al meglio ciò che sento seguendo il mio istinto.

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– Nel tuo sito, www.effettivisivi.com, emergono dei tratti artistici che legano la sinuosità al movimento, ma anche soggetti statici inseriti in contesti, appunto, rielaborati. Ritieni che nei tuoi lavori emerga una precisa corrente stilistica?

Non seguo una precisa corrente, anche perché diversi scatti analizzati sembrerebbero non intuitivamente riconducibili a me. Delle volte mi ritrovo a rielaborare tanto una foto, altre molto meno. Dipende tutto dal risultato che si desidera ottenere. Inoltre non seguo una precisa posa: in alcune foto mi piace la staticità, in altre il movimento. Come artista non ho un vero e proprio stile chiuso e ben definito, il mio stile è legato alla mia concezione di arte e bello.

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– Pietro, parlando quindi di arte, se dovessi dare una definizione di questo concetto spesso frainteso o poco chiaro, cosa diresti a riguardo?

L’arte è la pura espressione personale dove, in un lavoro, chi agisce esprime se stesso non seguendo semplicemente i classici canoni matematici e tecnici, ma va al di là del tecnicismo. Preciso che “l’andare al di là” di esso non significhi non conoscerlo. Proprio grazie alla conoscenza di questo, maturata attraverso investimenti ed esperienze, l’arte può divenire tale, perché è una rielaborazione di ciò che già si conosce ricreando ciò che idealmente si vorrebbe ottenere.

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– Legandoci al fattore “investimenti”, in che modo ritieni che un’artista debba investire per poter raggiungere il grado di professionista? Sicuramente per investimenti intendo sia quelli legati alle attrezzature, che personali e quindi legati ai corsi.

L’esperienza fa tanto, perché più pratichi e più migliori, ma è necessario anche un continuo aggiornamento per poter affinare le proprie capacità. Poi c’è chi è contento dei propri risultati e decide di fermarsi su quel gradino, chi invece punta sempre a qualcosa di più in alto continuando a far corsi, a mettersi in gioco studiando sempre di più così da diventare sempre più bravi. Io sono uno di quelli che punta in alto.

– Il tuo settore immagino sia uno tra quelli più toccati dal mancato investimento personale, ma non da un risparmio dal punto di vista delle attrezzature. Oggi vediamo sul mercato un numero sempre maggiore di giovani che investono verso quelli che sono gli strumenti di un professionista, ma che non investono verso l’acquisizione delle informazioni adatte alla giusta conoscenza e utilizzo di questi.

Si, ormai sono tutti fotografi. Basta farsi regalare una reflex per il compleanno, fare qualche scatto e subito si acquisisce lo status di fotografo. Diciamo che il mondo della fotografia si sta inflazionando da un certo punto di vista perché, per via dell’uscita delle reflex, molte persone si credono ciò che non sono lavorando in nero e rubando il lavoro a chi, invece, lo fa pagando le tasse. Da questo punto di vista mi ritengo molto combattivo, anche perché esistono e faccio parte di tantissime associazioni che salvaguardano la nostra categoria definendo chi è lavoratore professionista e chi, invece, risulta semplice fotoamatore. Di buono c’è da dire, comunque, che questo ha anche permesso che emergessero dei talenti che prima non si sarebbero notati.

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– Questo risulta il paradosso di poter avere degli strumenti a prezzi “accessibili” credendo che, col semplice concetto di possesso strumentale, si possa entrare a far parte di una categoria che invece richiede tutta una serie di bagagli conoscitivi per poter sfruttare gli stessi strumenti al meglio. Tu, come professionista, ti occupi anche di fare corsi?

Sono uno dei fondatori del PlumStudio, composto da diversi professionisti. Siamo 5 fotografi e 2 truccatrici professioniste, questo perché crediamo che nel lavoro di un gruppo eterogeneo possa sempre emergere qualcosa di nuovo ed interessante. Quindi cerchiamo di dare un’impronta diversa visto che, ognuno di noi, dispone di concezioni artistiche proprie.

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– A proposito di diverse concezioni artistiche, hai affermato che il tuo stile è legato al tuo concetto di bello. Per Pietro Piacenti qual è il concetto di bello all’interno della fotografia?

Per me, una fotografia la si può considerare bella, quando oltre rispecchiare determinati canoni tecnici, ci trovi delle innovazioni tecniche o artistiche che scaturiscono dalla conoscenza e dalla passione. Ci sono delle regole, come il semplice rispetto verso gli elementi da includere ed escludere all’interno della foto, come la composizione o come la regola dei terzi, che nel loro venir rispettate rendono una foto buona. Insomma bisogna seguire le regole basilari della fotografia, ma il vero bello emerge quando queste vengono arricchite con ciò che manifestiamo direttamente da dentro di noi.

– Pietro ti ringraziamo per la chiarezza e per aver definito, esponendoti come artista e come professionista, dei concetti che, attualmente, risultano spesso fraintesi e distrattamente rielaborati in maniera opportunistica senza i dovuti mezzi. E ti ringraziamo, inoltre, per il tuo impegno rivolto alla nascita e alla formazione di nuovi artisti. Ricordiamo che possiamo trovare i tuoi contatti e parte dei tuoi bellissimi lavori su www.effettivisivi.com.

 

Alex Asunis

About Alex Asunis

Alex Asunis nasce e vive a Cagliari e sin da bambino coltiva tante passioni legate da un unico, grande, massimo comun divisore: la comunicazione. Curioso verso ogni forma comunicativa, attualmente studia Filosofia presso l' Università di Cagliari e si occupa di vendita e marketing per aziende.

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