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Mode che vai, pensieri che restano

Il bello della moda si sa è quello di lasciare messaggi, dai quali trarne qualche beneficio, si intende. Sarà il potere degli anni settanta che tornano a farsi vivi nelle mode e nelle tendenze delle più blasonate runway mondiali. Da Milano a Londra, da Parigi a New York tutto ha come preso potere, dandolo alla gente comune, capace con le proprie sensazioni di dare vita a encomiabili emozioni, per quanto indissolubili. Ed anche se durassero l’incanto di una sera, in compagnia magari della persona amata, pazienza. Le esperienze si sa hanno la capacità rinvigorirci, in una qualche maniera proteggerci. Definibili come una specie di corazza, di scudo che parla della nostra personalità. Nella moda come nella vita l’essenziale è sentirci, più che apparire in abiti cenciosi che hanno un valore solamente per il gusto di darlo a tutto ciò che ci potrebbe rappresentare. Indossare è essere. Essere padroni di noi stessi.


Queste ultime sfilate Moda donna ce lo hanno fatto ripensare. Le visioni romantiche non sono mancate, come quelle di Dolce&Gabbana portando in scena le mamme della moda, che già di per se è parlare di futuro. Futuro con un sorriso beffardo addosso, sempre pronto a sdrammatizzare ogni circostanza. Ricco di ilarità, necessità di apparire quasi con la miglior forma perfetta. In una mise divina, o da cinquanta sfumature di grigio, non importa. Sorprendere è diventato l’unico vero must. Meravigliare con ciò che possediamo, che più ci rappresenta, che ci rende per cosi dire diversi.
Come le textures che ci piace donino il viso, in una giornata di pioggia. Perché tanto sappiamo perfettamente che quella pioggia è solo un fatto temporaneo. Prima o poi tornerà il sole, e sarà unico, per quanto catartico.

Stefano Fiori

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Bianca Balti sfila per Dolce & Gabbana

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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