Dal 2 al 7 maggio alla Triennale di Milano si svolge il Festival dei Diritti Umani. Dal coadiuvo tra Comune, Città Metropolitana, Presidenza della Camera dei Deputati, Ministero degli Affari Esteri, Ordine degli Avvocati di Milano ed Amnesty International, nasce un evento, organizzato dall’Associazione Reset – Diritti umani, che ha un significato molto importante in un periodo storico su cui imperversa una profonda crisi internazionale.

Le guerre e le devastazioni del Conflitto in Medio Oriente, il terrorismo che sta divampando nel vortice delle capitali europee, l’accoglienza e i suoi stereotipi ostruzionisti non sono altro che il riflesso di una crisi di civiltà e di dialogo interculturale, ma senza andare troppo lontano sono anche lo specchio di una decadenza “etica” dell’uomo che si manifesta nella quotidianità. Un atteggiamento di ostilità che ci porta a non saper guardare con occhio maturo il valore della diversità e a non comprendere fino in fondo che nei “nuovi” flussi migratori fa eco l’immagine dei nostri antenati che sono stati a loro volta dei migrantes in circa di un avvenire migliore.

Giunta alla sua seconda edizione, i focus del festival saranno molteplici, dalla censura alla chiusura delle testate giornalistiche mondiali, fino ai giornalisti che finiscono in carcere per non essersi allineati alle fonti di informazione ufficiali.

E ancora i “compromessi” chiesti a scrittori ed artisti, la mancanza di rispetto nei confronti delle diversità umane (bullismo) e i conseguenti fenomeni di odio ed aggressività “virale”, alimentati dal cyberbullismo.

La matrice comune di questi spunti di riflessione è la libertà di espressione e le sue contraddizioni; se ogni giorno la vena espressiva di chi vuole affermarsi nella sua piena identità viene calpestata ed annientata, l’uso della parola continua a proliferarsi in tutte attività sociali dell’uomo e sempre più spesso se ne abusa, strumentalizzandone il significato e allontanandosi dal giusto equilibrio che consolida l’autenticità della comunicazione.

A dispetto dei silenzi complici che in determinati momenti dovrebbero essere interrotti, e in quei casi la parola assume una responsabilità tale da infrangere il muro delle omertà, ci sono altrettante situazioni in cui l’eccesso della parola risulta pleonastico ed inutile. In queste circostanze per non compromettersi sarebbe opportuno tacere.

Lo sforzo di raggiungere la verità per quanto sia inafferrabile è nella natura dell’uomo, ma la volontà di possederla ad ogni costo genera l’effetto opposto: ci si discosta dalla verità e la parola diventa non più una fonte di arricchimento culturale ma un mezzo con cui veicolare il potere della sopraffazione. Di qui hanno origine le usurpazioni, le violenze e le derive totalitarie. Da un lato, la libertà della parola  è insopprimibile, dall’altro lato è necessario saperla usare per riuscire a dirsi tutto, senza reticenze e senza farsi del male.

Le sei giornate dedicate all’arte che in tutte le sue manifestazioni innalza la dignità dell’uomo, propone innanzitutto un Film Festival Forum, una rassegna di iniziative organizzate con la collaborazione dei CIDI (Centro di Iniziativa degli Insegnanti Democratica), per lo più dibattiti e incontri con gli studenti sui soprusi e le violenze subite dall’umanità, alla presenza di studiosi ed intellettuali di caratura mondiale. E ancora un concorso cinematografico a cura di Sole Luna Doc Film Festival, che attraverso la proiezione di film e documentari rifletterà la condizione di chi lotta per ripristinare il valore della dignità e dei diritti negati. I lungometraggi sono stati selezionati da Vanessa Tonnini, programmer e direttrice artistica del Festival Rendez-Vous, dedicato al nuovo cinema francese.

Qui nel dettaglio tutta la ricca programmazione del festival con gli incontri divisi per giornate ed orari.

Il programma in breve per la giornata di domani

Mercoledì 3 maggio il Festival celebra la Giornata mondiale della Libertà della Stampa già dalla mattina con la proiezione del film Fortapàsc di Marco Risi e il dibattito con Arzu Geybulla giornalista azera, Paolo Borrometi giornalista minacciato dalla mafia, Luka Zanoni direttore Osservatorio Balcani-Caucaso. In un’altra sala saranno proiettate le video-inchieste di Giorgio Fornoni, Intervista a Anna Politkovskaja e Il calvario ceceno, con interventi dei giornalisti Giorgio Fornoni, Amalia De Simone, Andrea Riscassi, Laura Silvia Battaglia, Lorenzo Frigerio.

Insieme a FNSI e Articolo21 il FESTIVAL DEI DIRITTI UMANI organizza il convegno IL PERICOLO NON DOVREBBE ESSERE IL MIO MESTIERE. IL GIORNALISMO TRA CENSURE, MINACCE E GUERRE. Interverranno Giuseppe Giulietti Presidente FNSI, Rino Rocchelli e Elisa Signori genitori del fotoreporter Andy Rocchelli ucciso nel conflitto ucraino, Alessandra Ballerini avvocato, Anna Cataldi giornalista e scrittrice, Nadia Azhghikina Federazione Europea dei Giornalisti, Ahmet Insel giornalista turco, Paolo Borrometi e Amalia De Simone giornalisti minacciati dalla mafia,  Anna Del Freo FNSI, Gabriele Dossena Ordine Giornalisti della Lombardia, Paolo Perucchini Associazione Lombarda dei Giornalisti.

Al termine del convegno si potrà visitare la mostra “Dall’ultimo fronte. L’Ucraina di Andy Rocchelli e Andrej Mironov.” delle ultime foto di Andy Rocchelli, ucciso il 24 maggio 2014 insieme ad Andrej Mironov mentre documentavano la guerra in Ucraina.   Nonostante la delicatezza delle indagini tuttora in corso, la famiglia Rocchelli ha dato il suo consenso all’allestimento di una mostra che rende pubbliche alcune immagini recentemente trovate in una scheda della macchina fotografica usata da Andy Rocchelli.

Marianna Gianna Ferrenti

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