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Il bagno di Diana, archeomusica con i Ludi Scaenici al VeliaTeatro

Ieri i Ludi Scaenici hanno portato l’archeomusica sul palco del VeliaTeatro: emozioni, canti e balli nella splendida cornice del Parco Archeolgico

Certi luoghi hanno un “soffio divino” e questo li distingue da tutti gli altri.

È questo il caso dell’acropoli del Parco Archeologico di Elea-Velia, dove da ben vent’anni va in scena VeliaTeatro, la rassegna sull’espressione tragica e comica del Teatro Antico.

Ludi ScaeniciLa XX edizione, inaugurata il 5 agosto 2017, proseguirà fino al 28 di questo mese con una selezione di spettacoli teatrali che celebrano i grandi autori dell’antichità, in onore dei 15 anni dalla scomparsa dello studioso Marcello Gigante. Forte di un’organizzazione impeccabile, la rassegna prosegue con il consueto successo.

Ieri però, nella piazzetta dell’acropoli che gode, sullo sfondo, della splendida vista della Torre Angioina, è andato in scena uno spettacolo molto particolare, ispirato ad un racconto tratto dalle “Dionisiache” di Nonno di Panopoli.

“Il bagno di Diana”, applauditissimo, è un racconto simbolico che nella prima parte si sofferma sullo sventurato cacciatore Atteone, trasformato dalla dea delle selve e della luna (Diana) in un cerbiatto, e punito con la morte per averla spiata mentre si riposava, nuda, nel lago di Nemi. La seconda parte disvela un’altra versione del divino, quella che premia e perdona, e vede il valore della principessa Ifigenia ricompensato.

A stupire il pubblico, sul palco, l’esibizione di Camilla Corsi, Alessandro Lori e del gruppo Ludi Scaenici (Cristina Majnero, Roberto Stanco, Gaetano Delfini e Daniele Ercoli), con le danze di Elisa Anzellotti, la regia di Matteo Lolli, oggetti di scena e maschere di Tiziano Fario e la splendida scultura di Diana del Maestro Luciano Mastrolorenzi.

Ludi Scaenici

Punto di forza dello spettacolo sono state le musiche, eseguite con le riproduzioni di antichi strumenti, sulla base di trascrizioni di testi musicali realmente esistenti. Cristina Majnero, portavoce del gruppo di “archeomusicisti”, parla del grande lavoro di ricerca che c’è dietro ogni esibizione: «L’archeomusica è una disciplina abbastanza recente in Italia; finora abbiamo lavorato soprattutto all’estero, dove questo tipo di approccio alla musica antica scomparsa, di cui si hanno poche testimonianze e pochissimi spartiti, è più sviluppato. In Italia ha preso piede proprio negli ultimi anni. Noi siamo nati nel ’99, e già in precedenza avevamo fatto ricerche di questo tipo. Nel corso degli anni abbiamo inciso tre dischi: due autoprodotti e uno pubblicato da Minstrel, di Roma».

Una musica di nicchia, per specialisti, ma non meno affascinante.

Ludi Scaenici
La morte di Atteone. Sullo sfondo: la scultura di Diana del Maestro Mastrolorenzi

«L’archeomusica serve innanzitutto a noi per capire, per fare delle ipotesi su quella che poteva essere la musica antica; anzi, più che musica, potremmo chiamarli “suoni dell’Antichità”. La cosa interessante è appunto provare a formulare ipotesi sulla base di strumenti musicali ricostruiti. Alcune» spiega «sono le ricostruzioni di strumenti presenti ancora oggi nei vari musei, come la lira in frammenti del Brithish Museum di Londra, che abbiamo sentito questa sera; poi ci sono le tibiae aulos, di periodo greco-romano, ancora oggi intatte presso il Museo del Louvre e ritrovate in Egitto; inoltre abbiamo la copia perfetta di un sistro ritrovato a Roma, tuttora conservato nel Museo nazionale degli Strumenti Musicali di Roma».

«Quindi, soprattutto in base agli strumenti che possediamo, vediamo quali possibilità si presentano, cosa è possibile tirarne fuori, il tipo di suono ecc. Per quanto riguarda l’esecuzione, esistono circa 63 frammenti di epoca greco-romana, in parte perventi su papiri e in parte scolpiti sulla pietra. Questa sera ne abbiamo proposti due – uno era l’Epitaffio di Seikilos, tratto da una stele funeraria – e una cosa particolare, che in genere i profani non sanno, è che gli antichi scrivevano, scolpivano o incidevano anche la musica. Certo, in una notazione differente da quella di oggi; però c’era anche la notazione alfabetica per la musica, poi c’era il testo e delle annotazioni ritmiche; e noi, basandoci sul lavoro di musicologi che le hanno trascritte in chiave moderna, reinterpretiamo questi frammenti. La cosa molto importante è che ci forniscono la scala, per cui siamo sicuri che ogni strumento che usiamo, e che ha quella scala, esegue un suono che è stato ascoltato anche duemila anni fa».

Ludi Scaenici
Il sacrificio di Ifigenia.

In merito all’allestimento dello spettacolo, il regista Matteo Lolli, ha spiegato che «l’idea è nata da un luogo, il lago di Nemi, il tempio della dea Diana, che abbiamo portato a Elea-Velia. La prima volta è arrivato l’anno scorso, poi c’è stato l’incontro, molto interessante, con i Ludi Scaenici – Cristina Majnero, Roberto Stanco e gli altri – con cui lo spettacolo si è arricchito di un aspetto musicale molto importante. L’idea iniziale, che era quella di raccontare il mito di Atteone e Diana, si è poi progressivamente sviluppata, arricchendosi del racconto del mito di Ifigenia e anche di altri aspetti come le “laminette orfiche”, che qui sono molto pertinenti, perché alcune sono state scoperte proprio qui».

«Un filo rosso che toccava certe tematiche» precisa «da un lato la trasgressione per cui si varca un limite e si viene puniti, due anime della cultura greca antica; l’altro l’aspetto virtuoso di Ifigenia che viene premiato: il coraggio, il valore, la virtù della principessa; questi due poli e l’ambiguità della questione – cosa è prescritto e cosa no, cosa si deve trasgredire e cosa no, come. Perché c’è anche l’impulso della conoscenza che spinge».

Ma cos’ha di attuale questa riflessione sugli dei e tabù ad essi correlati? «I Greci si erano interrogati su qualcosa che sfocia nell’aspetto fondamentalistico, sui fanatismi, su ciò che rischia di eccedere in maniera negativa e porta gli esseri umani a distruggersi gli uni con gli altri».

E la magia dell’acropoli di Elea-Velia, animata dal VeliaTeatro, sembra suggerire al pubblico proprio quest’antica sapienza. Per i più curiosi, è possibile reperire i brani dei Ludi Scaenici scrivendo al gruppo su Facebook o via email (ma anche visitando alcuni negozi di Roma).

Per conoscere, invece, i prossimi spettacoli del VeliaTeatro, basta collegarsi al sito web ufficiale: gli ultimi tre (24-26-28 agosto) sono assolutamente da non perdere.

Di Maria Cristina Folino

Laureata in Lettere e Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Salerno, specializzata in programmazione e gestione di interventi per gli archivi e le biblioteche digitali, Maria Cristina Folino vive a Salerno e collabora con testate giornalistiche locali da circa 8 anni. Già docente di Scrittura Creativa ed esperta di comunicazione digitale, collabora anche con un’agenzia letteraria in qualità di editor e correttore di bozze. Socia dell’Associazione Felix Cultura, è vincitrice di numerose competizioni letterarie nazionali. In passato ha pubblicato una raccolta di poesie con Aletti Editore ("Ali di Gabbiano", 2008) e due ebook – una fiaba e un saggio – con Edizioni Il Pavone ("Liberami da questo libro!", 2010 e "Tim Burton e il Catalogo delle Meraviglie", 2013). Da tempo comunica attraverso poesie, illustrazioni e scatti artistici pubblicati sul suo blog (mariacristinafolino.tumblr.com), mentre su Instagram gestisce l’account @fashionreaders_lookbook. Il suo sito web è www.mcfolino.eu.

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