Tutto apparentemente è come quei moduli prestampati che compiliamo nei meandri di qualche ufficio, nella segreta speranza che serva a qualcosa. Chiunque alla classica domanda di routine “Da dove è iniziato tutto?”; estrapola dai propri ricordi, come da uno scrigno delle favole, ciò che di meglio hanno rappresentato i sogni che comunemente si fanno da bambini, quando nel momento del gioco si  è pronti a immaginare o ipoteticamente a “creare” la vita che vorremmo quando saremmo “grandi”.

Quella vita sarà lo specchio dei nostri sacrifici; ma quando si è bambini non si è in grado di percepire bene cosa significhi sacrificare la propria vita col fine di realizzare un sogno, ma è proprio quello il momento che cominciamo a muove i primi passi nel mondo e  in un misto di gioco e curiosità provare a decifrare ciò che siamo e ciò che vorremmo che fossimo.

È proprio il caso di Angela Colosimo, una giovane stilista calabrese, che ha imparato fin da bambina che attraverso la sua semplicità, e il suo fare quasi poetico, a creare qualcosa di straordinario con lo stesso principio di quando da bambina creava i vestitini delle sue bambole con alcuni ritagli di carta e tessuto di sua madre. Proprio per dare la possibilità alle sue “amiche” di allora di possedere un guardaroba illimitato, super colorato, con il proprio tocco glam!

In realtà quello che l’hanno sempre attirata, con lo stesso principio del coniglio in “Alice nel paese delle meraviglie”, sono stati i colori, quei colori che sono ciascuno una possibilità di rappresentare il proprio stato d’animo.

Col tempo cominciò ad amare i film in costume, dalle dame in abiti sontuosi che aspettano principi dai modi eleganti per una serata al di sopra delle aspettative di chiunque. Un passaggio del testimone da Alice del suo mondo incantato, a una non comune principessa del mondo arabo, dei paesaggi onirici delle Mille e una notte.

Gli affetti sono qualcosa che per Angela hanno sempre avuto su di lei un fascino primordiale e hanno funzionato da musa per la sua arte e per il suo meritato successo.

Il suo talento è come ereditato in una sorta di passaggi del testimone da una nonna che, destino volle, non ebbe mai conosciuto, ma che grazie ai racconti dei suoi genitori e dagli affetti più cari il suo ricordo è sempre rimasto in primo piano, vivo e incomparabile con qualsiasi cosa.

Angela è una ragazza molto legata ai ricordi, soprattutto a quelli che la legano alla donna che le ha ereditato non solo il nome ed il talento e secondo sempre ciò che mi ha raccontato, al dettaglio che secondo la sua famiglia non è per niente casuale, ed è proprio quello delle sue mani, che il destino volle fossero uguali a quelle della donna che a mio avviso ha saputo incarnare non solo il talento, ma anche tanta emotività. Perché non ci può essere talento senza passione, che è un misto di sacrificio e qualcosa di innato: la sensibilità.

La sensibilità, quel sentimento che ci trasporta emotivamente presso mondi paralleli e ineguagliabili, per niente futuristici, ma fatti della stessa sostanza dei sogni, e di come realmente siamo, è legata per certi versi al gusto.

Il gusto secondo Angela è qualcosa di innato, che come la sensibilità richiama ad una predisposizione naturale che col tempo ha il potere di affinarsi maggiormente grazie all’esperienza e ad una grande capacità di osservazione. Paragona il gusto ad un viaggio, un viaggio che tutti noi consci o non consci effettuiamo per rincorrere un’ideale o semplicemente qualcosa da noi stessi sognato.

L’eleganza, secondo Angela, è una sorta di dono, un’attitudine personale che come una fata trasforma in magia tutto quello che tocca. Nella sua immaginazione l’eleganza è una ballerina che si appresta a danzare un balletto, nell’attitudine di disegnare quelle linee che con tenacia e costanza ha acquisito.

Gusto ed eleganza sono gli ingredienti fondamentali per la creazione di un abito. Lo stesso è elegante e di gusto quando è curato alla perfezione. Il tessuto, la fattura, il colore e i dettagli giocano un ruolo fondamentale nel successo di un vestito.

Copyright © Angela Colosimo.
Ph: Valterza Photography –  Alessandro Scerbo

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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