Oriental Fashion Show

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La memoria di un abito passa attraverso chi lo realizza: un ricamo tramandato, una costruzione sartoriale, un sapere che prende forma nelle mani. L’Oriental Fashion Show torna alla Fashion Week di Milano con un progetto che mette al centro questo legame tra creazione e identità culturale, avvicinando esperienze differenti attraverso il linguaggio della couture.

L’appuntamento del 23 settembre 2026, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, riunisce tre protagoniste: Yoland, RENA e Göwher Gouvernet. Oman, Marocco e Turkmenistan entrano così in dialogo, ciascuno attraverso le proprie tradizioni e una personale interpretazione del presente.

La Via della Seta offre il filo narrativo dell’incontro. Al centro restano i dettagli concreti del lavoro: il modo in cui un ricamo viene reinterpretato, un capo tradizionale ripensato, una tecnica custodita e trasmessa.

Yoland: l’abaya e il patrimonio artigianale dell’Oman

Con la sua Yoland Fashion House, la designer omanita Yoland propone una collezione di Abaya Haute Couture. Il punto di partenza è uno dei capi simbolo della tradizione femminile del Golfo e del Medio Oriente, riletto attraverso dettagli couture e lavorazioni artigianali.

L’ispirazione arriva dalla cultura dell’Oman e, in particolare, dal Dhofar, regione il cui patrimonio comprende lavorazioni manuali, motivi ornamentali e una tradizione legata all’incenso. Questi riferimenti alimentano una ricerca che porta il ricamo e la decorazione dentro un linguaggio contemporaneo.

Il rapporto tra abito e appartenenza diventa così centrale. Nell’interpretazione di Yoland, l’abaya conserva il legame con la propria storia e si apre a nuove possibilità espressive. Il lavoro artigianale tiene insieme questi due movimenti, rendendo riconoscibile l’origine della creazione anche nel suo cambiamento.

RENA: il caftano marocchino, una storia di mani e generazioni

Per RENA, il dialogo con il passato comincia da una vicenda familiare. Il nome del marchio richiama Renata, la maison de couture della madre della fondatrice, attiva da quarant’anni. Vi si intrecciano anche i concetti di Renacimiento, Renaissance e Reconnection: rinascita e riconnessione come orientamento creativo.

Nato nei laboratori di Casablanca, il brand dedica la sua prima collezione a una rilettura contemporanea del caftano marocchino, immaginato in una dimensione moderna, versatile e personale.

Il processo di realizzazione racconta con precisione questa visione: ogni capo viene concepito individualmente a Casablanca e realizzato da un unico maalem, maestro artigiano depositario del sapere tradizionale marocchino. Un dettaglio che porta l’attenzione sul rapporto diretto tra la creazione e la persona che le dà forma.

Da qui nasce l’idea del caftano come pezzo unico, vicino al gioiello per il valore attribuito alla lavorazione. La continuità tra generazioni passa attraverso un gesto concreto: affidare il patrimonio ricevuto a una nuova interpretazione.

Göwher Gouvernet: la tradizione turkmena incontra la sartoria parigina

Il percorso di Göwher Pirkulyyeva Gouvernet si sviluppa tra Parigi e Ashgabat. Alla formazione in Fashion Design nella capitale francese si affianca quella in Costume Design a San Pietroburgo: esperienze che trovano spazio in una ricerca aperta alla moda, al costume e allo spettacolo.

Nel 2022, la designer fonda la propria maison in Turkmenistan con l’obiettivo di preservare e reinterpretare la tradizione nomade turkmena. Il keshde, i ricami e gli ornamenti tradizionali entrano in relazione con una costruzione sartoriale di matrice parigina.

È in questo incontro tra competenze che si definisce il suo linguaggio. La memoria culturale fornisce tecniche e riferimenti; la ricerca sartoriale li traduce in una proposta couture contemporanea, capace di rivolgersi a un pubblico internazionale.

Il suo percorso comprende inoltre l’insegnamento presso FORMAMOD Paris, collaborazioni con maison francesi e internazionali e partecipazioni ad appuntamenti dedicati alla moda e alla cultura, tra cui l’Oriental Fashion Show e la Haute Couture Week di Parigi.

Una piattaforma per dare continuità ai saperi

Fondato da Hind Joudar, l’Oriental Fashion Show lavora da oltre vent’anni alla valorizzazione della couture orientale e al dialogo tra culture. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, nel corso della sua attività ha presentato oltre 200 designer provenienti da 50 Paesi, attraverso appuntamenti in città come Parigi, Milano, Marrakech, Dubai, Baku e Istanbul.

L’incontro milanese rende visibile la pluralità di questo progetto. Le tre proposte hanno origini, riferimenti e metodi propri; a unirle è la scelta di portare il sapere artigianale dentro il presente.

Per chi osserva questi abiti, il valore del dettaglio si allarga: dietro una lavorazione si può riconoscere una persona, una comunità di mestiere, un passaggio tra generazioni. La couture diventa allora un modo di rendere leggibili queste storie e di dare loro nuove occasioni per continuare.

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Alessandro Piludu
Dopo aver completato gli studi ad indirizzo commerciale, decide di ampliare le proprie competenze intraprendendo un percorso formativo diversificato in settori quali la vendita, la consulenza finanziaria e immobiliare, l'informatica e il management aziendale. Animato da una profonda passione per il web, partecipa a numerosi corsi di formazione che gli permettono di acquisire e affinare le competenze informatiche necessarie per eccellere nel suo campo. Si specializza principalmente nel web marketing e nei social media, sviluppando un forte interesse per il mondo della moda e dello spettacolo, tanto da frequentare anche corsi di cinema e teatro. Nel 2013, mette in pratica le sue competenze informatiche lanciando il portale Alpi Fashion Magazine, affiancato da collaboratori fidati e altamente qualificati, con un focus su moda e spettacolo. Successivamente, con Alpi Agency, decide di espandere ulteriormente le proprie attività, integrando settori come moda, musica, teatro, fotografia, danza e arte, valorizzando così anche le passioni e le competenze del suo team.

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