Davide Nicoletti un Art Director che dello stile e dell’eleganza ne ha fatto il suo mantra comunicativo.

Sul tuo sito fai una citazione di Freddy Mercury: Se devi fare una cosa, falla con stile. Che significato gli attribuisci?

Partendo dal presupposto che lo stile è uno strumento potentissimo della comunicazione, questa frase sta lì nella home page, a puntualizzare alle aziende, agli imprenditori, piuttosto che alle singole persone, che rivolgersi a un professionista del settore, significa affidarsi a delle regole che li porterà ad essere vincenti e ricordati, ognuno nel loro settore. Solo attraverso lo stile si potranno raggiungere certi traguardi, che avranno un mix di essere, gusto ed eleganza.

Lo stile non stona mai, è una visione, non passa di moda e non ci viene regalata da nessuno; è un’arte del vivere, un’attitudine e una consapevolezza che si acquisisce solo col tempo.

Questo è quello che voglio trasmettere! Il mio compito sarà, dare un carattere alle esigenze, e accompagnare i clienti in percorsi di idee coerenti.

Quanto è cambiata la moda in questi ultimi anni? Rispetto ai grandi di un tempo quali le differenze, se ce ne sono?

Non è mai cambiata così tanto come negli ultimi 10 anni, è proprio mutato il sistema, dovuto alla globalizzazione, al consumismo e al fast fashion, all’esperienza dello shopping e al web che ha trasformato un settore che prima era destinato al lusso e all’eccellenza e adesso in moda democratica per tutti.

Gli stilisti non sono più divi e protagonisti, i direttori creativi dei grandi marchi fanno i conti con tempi strettissimi a discapito della creatività; la gente ama vestire mescolando vari brand grazie alla tendenza dello sportwear, e spesso delle collezioni non ne rimane ricordo se non di un paio di scarpe o di una borsetta. Di conseguenza la moda non passa più dal desiderio di vestirsi di un solo stilista, perché gli input sono troppi e diversificati e i giovani cercano ispirazione su Instagram per i loro acquisti che di solito fanno online. Risultato che la ricerca della qualità non è più una priorità, i nuovi brand nascono direttamente sui social e le collezioni sono concepite per essere fruite in velocità puntando soltanto sull’immagine.

Questa trasformazione non è in sé del tutto negativa, soprattutto dal mio punto di vista professionale, è semplicemente la rappresentazione della realtà attuale, che ad oggi, in questo momento di pandemia, da una parte ha messo in crisi l’industria e la produzione, dall’altra e forse per fortuna grazie ai social, i brand, riescono a far vedere che esistono ancora, puntando tutto sulla comunicazione digitale.

davide nicoletti

Tantissime le aziende di prestigio con le quali hai collaborato. Molte completamente diverse tra loro per tipologia e servizi. Ecletticità: una dote, un’attitudine, un modo per guardare con occhi diversi ciò che ti sta di fronte?

È vero! Credo che sia in parte una questione caratteriale, mi annoio velocemente, ma è dovuta anche alla mia formazione che si è spostata su diversi fronti, quindi da questo nasce anche il desiderio di esplorare diversi settori, in fondo sempre di comunicazione si parla o no? Purtroppo in Italia c’è una difficoltà ad accettare personalità con diverse sfaccettature artistiche e/o professionali e questo ha reso sicuramente più difficile a livello di credibilità il mio percorso professionale.

Una mente creativa cerca espressione in qualsiasi forma artistica, il design, la musica, la tecnologia, la pittura, la moda, la fotografia sono di sicuro ad oggi ispirazione continua affinché lo stile, di cui prima parlavo, si manifesta nella mia comunicazione e lo metto a servizio delle persone.

L’estetica e lo stile attraverso i social network. Cosa ne pensi di questo nuovo… mondo dove si trova e si vede veramente di tutto?

I social network hanno cambiato la percezione del viso, del corpo ed infine anche dell’identità. Quello che doveva essere un compito svolto solo dagli addetti ai lavori, è diventato per tutti una ricerca spasmodica e maniacale della perfezione che nella vita reale non esiste e aggiungo anche senza averne le competenze.

Trovo stia diventando una forzatura, tutta questa patinatura fine a se stessa, alimentando e producendo personalità egocentrate e narcisiste, dove poche ovviamente hanno uno stile, tutto il resto è un copia e incolla discontinuo di immagini e racconti che non sanno di nulla, dove l’unica preoccupazione è il numero di followers e di like, arrivando persino a ridicolizzare la propria immagine pur di prendere consensi dai sconosciuti.

Forse è ancora prematuro affermare che l’era degli influencer sta per avere il suo declino, lo spero vivamente!

Milano digital Fashion Week. È da considerarsi come il nuovo concetto di normalità?

Diciamo che attualmente è una necessità e di necessità se ne fa virtù; è stato e credo che lo sarà ancora per qualche periodo un esperimento collettivo, sforzo che ad alcuni è riuscito bene ad altri meno. Credo che ci sia ancora, come più di prima, la voglia di ritornare alle sfilate fisiche e chi riuscirà ad andarci finalmente capirà la fortuna che avrà nell’accomodarsi nella location a godersi lo spettacolo.

L’emozione di un fashion show in carne ed ossa non può sostituire la visione di uno schermo che racconta a suoni e visioni, nonostante vi siano stati sofisticati contenuti narrativi e collaborazioni altisonanti con nomi del cinema, l’atmosfera delle sfilate e il vedersi passare gli abiti sotto gli occhi rimane sempre un’occasione insostituibile.

Di buono le digital fashion week hanno, che sono visibili anche ai non addetti ai lavori, dando loro possibilità di entrare in contatto con il mondo del fashion, stagione per stagione.

davide nicoletti

Dal tuo punto di vista, chi è stato il miglior fashion designer che ha saputo meglio interpretare il concetto di stile e bellezza in questo anno passato?

Ho diversi designer che occupano il primo posto nel mio cuore, ognuno con un diverso stile ma che riescono a soddisfare le mie diverse sfaccettature, quindi a pari merito mi sento rapito dalle bellezza delle collezioni di Anthony Vaccarello per Saint Laurent che a mio parere è riuscito a interpretare in chiave moderna lo spirito della Maison, mi diverte il lavoro che ha saputo fare Riccardo Tisci per Burberry dando al brand quella modernità e quella freschezza che ha saputo conquistare generazioni trasversali, mi affascina Sarah Burton con Alexander McQueen per lo stile che riesce a dare alle collezioni senza mai tradire lo spirito del brand, infine mi fa innamorare il lavoro di Pierpaolo Piccioli direttore creativo di Valentino che da solo è riuscito a ridare l’allure giusto che mancava all’industria del Made in Italy.

La moda in Italia è fatta di opportunità per i nuovi emergenti?

In passato l’Italia è stata capace di scoprire e regalare opportunità ai giovani emergenti grazie a diverse iniziative, ma purtroppo se devo guardare gli anni passati non ho potuto riscontrare risvolti significativi per gli emergenti italiani, al contrario di Parigi. Credo che il sistema moda in Italia, abbia avuto il problema di non aver saputo proporre nuove figure di designer e creativi affidando a volte la direzione creativa di alcuni brand, a personaggi dalle capacità “discutibili” da li ne deriva anche un calo di interesse del settore, in Italia.

Da qualche anno c’è un ritorno di Altaroma che ritorna ad occuparsi della promozione di nuovi talenti, creando dei progetti volti a promuoverli, dicasi la stessa cosa del Pitti a Firenze che riappare un appuntamento e una vetrina importante per gli emergenti, dando linfa nuova al sistema moda italiano.

Cosa ti rende felice?

Mi rende felice la mia relazione d’amore in primis, poi ne conseguono: andare a vedere mostre d’arte, ascoltare musica anche dal vivo, creare, ridere, ridere forte con gli amici, ovvero tutto quello che in questo periodo ci è stato tolto.

Invece la riscoperta di questo periodo è, stare a contatto con la natura cercando di ritagliarmi degli spazi per delle lunghe camminate al parco, la natura ci ricambia d’amore e energia. Tutto questo per me è felicità!

Davide Nicoletti

Progetti per il 2021?

Da quando la vita ci ha costretto a vivere in maniera più riservata, con meno impegni mondani e lavorativi, sono stato costretto a riflettere e raccogliere idee per una rinascita personale in versione post pandemia. In primis la voglia di ripartire da me stesso e quindi da dove tutto è cominciato, vorrei ripartire a dipingere in maniera evoluta e diversificata rispetto al passato, poi mi piacerebbe cominciare con dei nuovi progetti fotografici che ho in mente da tempo, e di sicuro continuerò a mantenere viva la pagina Facebook avviata qualche mese fa, dal nome Cool Culture. L’idea di Cool Culture nasce dalla voglia di raccogliere, raccontare e divulgare immagini che parlano di genderless, fluidità, diversità e dintorni, arte e tutto ciò che è iconico, che sbalordisce in maniera trasversale tutte le generazioni, idea ambiziosa ma che vorrei diventasse la normalità; un “Modus Viventi” inclusivo, un’idea del mondo futuro e l’avanguardia quotidiana.

Per il resto sono aperto a qualsiasi proposta di collaborazione in ambito artistico che mi riguardi.

Intervista di: Gabriele Vinciguerra

 

Qual è la tua reazione?

emozionato
2
Felice
7
Amore
3
Non saprei
0
Divertente
0
Gabriele Vinciguerra
L’obbiettivo del fashion photographer Gabriele Vinciguerra, è quello di emozionare! Eclettico nell’interpretazione delle esigenze del cliente, attraverso immagini artistiche, accattivanti dall'identity univoca. L’alta moda è il suo focus. Un mondo irrinunciabile, un’ossessione perseverante soddisfatta solo quando fotografa. Le capacità tecniche sono importanti. Tuttavia, l’anima, l’intensità e la sensibilità che ha nel saper cogliere ciò che inquadra con la macchina fotografica, lo rendono diverso. “La fotografia non è un lavoro, è una necessità intrinseca della sua anima. Una maledizione e una fortuna che rendono unica la sua espressione artistica

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

More in:Interviste