Il vocabolario si evolve a suon di appellativi all’ultima moda. Ma chi è un hipster, e chi un neo-hippie? Facciamo chiarezza

Il viaggio nell’ipocrisia e nelle contraddizioni dei tempi moderni passa anche attraverso il linguaggio. Quante volte hai incrociato termini dalla dubbia definizione, come neobohémiens o freak? In questa guida (assai parziale) allo slang dei giorni nostri potrai chiarire i tuoi dubbi e capire, finalmente, che differenza c’è tra quel tizio che si tinge la barba di rosa e quello che si finge comunista scattandosi selfie con l’iPhone dorato da collezione… Attenzione: il testo che segue è quasi totalmente ironico!

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Hipster… a tutti i costi!

HIPSTER – Questo termine fin troppo abusato nasce negli USA dall’assonanza con “hop” (sinonimo slang per “oppio”) tra gli anni Quaranta e Cinquanta del ventesimo secolo. Gli hipster erano appassionati di jazz, in particolare di bebop (vi ricorda qualcosa?), insofferenti al conformismo e dediti a uno stile di vita fondato sulla libertà delle scelte e la riscoperta dell’interiorità individuale. Oggi sono giovani seguace di tutte le forme di cultura alternativa, ed esprimono la propria insofferenza recuperando i codici comportamentali e di costume più anticonformisti della seconda metà del Novecento. Ma soprattutto, l’hipster possiede una caratteristica fondamentale: la consapevolezza del proprio stile anticonformista, che non baratterebbe nemmeno con una Ferrari nuova di zecca. Per questo, molti decorano la propria barba come se fosse un albero di Natale, indossano ciondoli a forma di baffi e adorano le camicie con fantasie improbabili e vistose.

BOBO – Il corrispettivo francese di “hipster” è l’abbreviazione di BOurgeois-BOhème, e identifica chi appartiene al ceto borghese o alto-borghese della società parigina, che mangia cibo organico e veste esclusivamente capi di fibre naturali, eppure non può fare a meno di oggetti firmati prodotti in serie e realizzati industrialmente.

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Un tipico stile radical-chic.

RADICAL-CHIC – Non è veramente radicale, ma è sicuramente molto chic. O fa di tutto per esserlo, e se ne autocompiace. Il vero radical-chic riflette il sinistrismo di maniera di certi ambienti culturali d’élite, e si atteggia a sostenitore e promotore di riforme o cambiamenti politico-sociali più appariscenti e velleitari che sostanziali. Il giovane radical-chic è borghese fino al midollo, ma per vari motivi (moda, esibizionismo o interessi personali) ostenta idee e tendenze politiche affini alla sinistra radicale, o comunque opposte al suo vero ceto di appartenenza. Segni particolari: spesso ostenta il disprezzo per il denaro, o non vuole averci a che fare (quasi fosse tabù), quando in realtà sfoggia uno stile di vita che indica un’abbondante disponibilità finanziaria. Inoltre incrementa il proprio conto corrente mediante attività che, qualora osservate in altri, non esiterebbe ad additare in modo sprezzante come meramente lucrative, e sfoggia una certa convinzione di superiorità culturale mediante l’ostinata esibizione del suo sapere, la curata trasandatezza nel vestire e, talora, con la ricercatezza nell’ambito di scelte turistico-gastronomiche. Insomma, tutto e l’opposto di tutto.

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Una neo-hippie.

NEO-HIPPIE – Una fusione degli ideali di hippie, rave, punk, slacker e cultura di Internet. Le sue convinzioni sono basate su una concezione di comunità e cooperazione pacifica, al di fuori del “mainstream”(tutto ciò che è popolare e amato dalle masse). Fortemente supponente, ma aperto e di accettare gli altri e opinioni differenti, predilige uno stile di vita che abbraccia il fai-da-te, il vegetarianismo, il veganismo, l’anarchia, il comunismo. Però è altruista, e capita che si faccia in quattro per aiutare un amico in difficoltà, vivendo con uno spiccato senso della famiglia all’interno della sua “cerchia”. Di solito veste con poca cura, o con un abbigliamento molto comodo e allentato. Il suo habitat sono i club, i rave, gli spettacoli, le proteste; non disprezza libri usati e depositi di risparmio o caffè non aziendali.

FREAK – Intorno al 1970, il “freak” era colui che traduceva la ribellione contro i modelli comuni di comportamento in atteggiamenti stravaganti e anticonvenzionali (o, più genericamente, un emarginato). Anche questo stile, purtroppo, oggi è diventato per lo più una posa.

NEO-LIBERAL – Colui che sostiene il neoliberalismo economico-politico, ovvero un insieme di concezioni filosofiche, politiche ed economiche non ben definite, indirizzate ad una esaltazione del libero mercato e alla riduzione del peso dello Stato nella vita pubblica, come evoluzione del classico liberismo. Inizialmente il termine era utilizzato di rado, identificando indirizzi di pensiero che miravano alla creazione di una nuova forma di liberalismo diversa da quello classico. Ultimamente, però, il concetto di neoliberismo è entrato maggiormente nel linguaggio giornalistico, saggistico e propagandistico, assumendo un significato dispregiativo. Ergo: non conviene essere neo-liberal!

BOHÉMIEN – I bohémiens, neo-bohémiens o semplicemente bohème sono associati a un punto di vista politico non ortodosso e privo di affermazione sociale, che veniva spesso espresso attraverso rapporti sessuali extramatrimoniali, frugalità e “povertà volontaria”. Nei paesi del Sud America costoro erano, generalmente, i figli delle più ricche famiglie della nazione, che tendevano a diventare poveri e dipendenti da alcool per copiare fedelmente i loro ispiratori europei. Il termine nacque in Francia nel XIX secolo, quando artisti e poeti in cattive condizioni economiche iniziarono a concentrarsi nei bassifondi e nelle classi minori del quartiere gitano. Secondo un’errata credenza popolare francese, i gitani provenivano infatti dalla Boemia, una regione dell’attuale Repubblica Ceca: da qui deriva il termine bohémien (“boemo”). Oggi la tendenza sussiste, ma non di rado i neo bohémiens vestono Desigual o si dotano di costosi manufatti artigianali per vantarsi di possedere accessori e abiti poco commerciali. Che ispirazione!

Insomma, molti credono che per apparire “di tendenza” e ottenere consensi sia necessario fingere originalità, interessi, idee (e, talora, condizioni economiche) che non ci appartengono. Ma – vista l’impossibilità di nascondere la propria incoerenza – forse sarebbe meglio liberarsi dalle definizioni e tornare ad essere, ogni giorno, semplicemente se stessi. Anche perché la moda non deve per forza coincidere con il proprio stile di vita. Siete d’accordo?

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