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I grandi Maestri: Nino Migliori

“Mi racconto attraverso i miei scatti, componendoli come parole di una poesia”.

Sono le parole di Nino Migliori, uno dei maggiori fotografi italiani contemporanei, in mostra fino al 30 luglio allo SpazioGMarte di Milano. Il maestro aveva raccontato la sua lunga esperienza e la sua poliedrica attività lo scorso 17 maggio alla Triennale, durante una delle “Lectio Magistralis” dedicata ai più importanti interpreti della fotografia italiana. Nell’intervento Migliori aveva ribadito che, per ottenere il massimo risultato, bisogna partire da una progettualità chiara e ben definita, come accade per qualsiasi altra forma di narrazione.

Nino Migliori

Le 14 opere in esposizione dal titolo “I grandi Maestri. Nino Migliori”, fanno parte del periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta e appartengono alla collezione privata del Maestro Franco Pivetti.

Migliori inizia la sua carriera verso la fine degli anni Quaranta, durante il Neorealismo, in una Bologna distrutta dalla guerra ma con la volontà di ricominciare una nuova vita lasciandosi alle spalle tanta sofferenza e disperazione. L’autore riscopre il valore della libertà ponendo una grande attenzione verso l’essere umano, ritraendolo nella sua quotidianità, immortalando i suoi sentimenti in modo originale e sorprendente per quel periodo.

Nino Migliori

Nascono così le immagini dei muri dove sono impressi i segni, le emozioni, gli stati d’animo e lo scorrere del tempo di ciascun individuo. Questo linguaggio, definito realista, ma da lui contestato, viene presto accantonato per affrontare nuove espressioni artistiche. A lui si deve il racconto in sequenza e una sperimentazione sui materiali inedita e originale. Nelle sue opere, infatti, esplora tutte le tecniche che accompagnano il fotogramma, trovando nello sviluppo e nella stampa un mondo inesplorato basato da strappi, abrasioni e ossidazioni. Una concezione nuova per manifestare una avversione verso una ricerca puramente estetica priva di un’analisi più profonda. La camera oscura diventa un laboratorio artigianale e uno studio di pittura dove poter elaborare ogni processo tecnico della Polaroid.

Negli anni Ottanta Migliori amplifica i suoi interventi alterando i soggetti fotografati con la propria sensibilità, trasformandoli in schizzi pittorici. Oggi la sua evoluzione artistica si manifesta in vere e proprie installazioni e performances utilizzando anche il mezzo digitale. E’ quindi nella sintesi tra la forma ideale, filosofica e oggettiva dell’immagine, che Migliori si distingue come un interprete geniale e innovativo, lasciando un segno indelebile nella cultura dell’immagine del panorama mondiale: un vero “architetto della visione”.

Francesca Bellola

NOTE BIOGRAFICHE:
Nino Migliori vive e lavora a Bologna dove è nato nel 1926. La sua fotografia, dal 1948, svolge uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d’immagine europea. Oggi Migliori è considerato un vero architetto della visione. Ogni sua produzione è frutto di un progetto preciso sul potere della visione, tema, questo, che ha caratterizzato tutta la sua produzione. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali: Mambo, Bologna; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino; CSAC, Parma; Museo d’Arte Contemporanea Pecci, Prato; Galleria d’Arte Moderna, Roma; Calcografia Nazionale, Roma; MNAC, Barcellona; Museum of Modern Art, New York; Museum of Fine Arts, Houston; Bibliothèque Nationale, Parigi; Museum of Fine Arts, Boston; Musée Reattu, Arles, SFMOMA, San Francisco.

SpazioGMarte

via Settembrini, 60/P – Milano

18 giugno – 30 luglio 2016

Apertura: da lunedì a sabato 15-19

Tel:02 6695327

spaziogmartephoto@libero.it  – www.spaziomartephoto.com

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