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Golden Globe, dagli Oscar in wartime al 2018: gli abiti di protesta

Un capo di abbigliamento comunica qualcosa della nostra personalità. Come la nostra apertura o chiusura verso le relazioni sociali. La timidezza o l’estrosità. Ma è capace anche di veicolare messaggi precisi.

Un illuminante excursus sul tema del messaggio di protesta, “tessuto”  nei capi di abbigliamento, è stato proposto da Charlie Gowans Eglinton su The Telegraph.

Ai Golden Globe 2018 molte attrici si vestiranno di nero

Domani sera, i migliori e i più brillanti parteciperanno alla  75ª edizione della cerimonia di premiazione dei Golden Globe, che si terrà al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, in California.

La cerimonia di consegna dei prestigiosi premi cinematografici sarà trasmessa in diretta dalla rete NBC.

Si tratta di una della “big nights” in agenda, seconda forse solo agli Oscar;  Eglinton rivela che l’evento quest’anno preserva delle sorprese.

Perché invece di una sfilata di abiti couture in un arcobaleno di colori, molte delle più celebri attrici, e alcuni attori, si vestiranno di nero. A simboleggiare il loro sostegno al movimento Time’s Up, contro le molestie sessuali.

 Time’s Up per protestare contro le molestie sessuali

L’iniziativa è nata sulla scia dello scandalo Weinstein. E’ stata costituita da 300 donne che lavorano nel settore per creare un fondo di difesa legale per le donne che ne hanno bisogno, e lavorare a una legislazione che penalizzi le aziende che sottovalutano le molestie.

Nicole Kidman accetta il suo Academy Award nel 2003

Ashley Judd, America Ferrera, Emma Stone, Natalie Portman, Reese Witherspoon e Kerry Washington sono alcune delle donne che caldeggiano il movimento, insieme ad altri, si impegnano a sostenerlo economicamente.

Gli abiti di protesta degli esponenti del cinema nel passato

Non è la prima volta che si usa la visibilità offerta da un grande evento per lanciare un messaggio importante.

Spesso gli esponenti della settima arte hanno usato i media per esprimere proteste politiche, come ricorda The Telegraph.

Molti, ad esempio, hanno boicottato gli Oscar dopo la campagna #OscarsSoWhite, evidenziando una storia di disuguaglianza razziale ai premi.

Inoltre, agli Academy Awards del 2003, durante la guerra in Iraq, quando la cerimonia non fu annullata, la maggior parte degli ospiti scelse di indossare il nero, tra cui la Kidman che vinse il premio come migliore attrice.

Ancora più indietro nel tempo la straordinaria Susan Sarandon e Tim Robbins, con dei nastri rossi, hanno profittato dell’occasione di annunciare un vincitore per chiedere che 200 e più haitiani detenuti nella baia di Guantanamo perché erano risultati positivi all’HIV potessero ottenere l’ingresso nel paese.

Agli Oscar del  1936 poi Bette Davis indossava un abito Orry-Kelly con ampi risvolti bianchi per accettare il suo premio cinematografico come migliore attrice.

La diva scelse quel vestito che sembrava un’uniforme da domestica: chiara frecciata alla Warner Bros, il cui contratto stava cercando di rompere.

Mentre nel 1941 agli ospiti degli Academy Awards fu chiesto di indossare toni tenui: il vestito da pizzo grigio americano realizzato dalla migliore attrice Ginger Rogers “usava un minimo di tessuto – come scrive Charlie Gowans Eglinton – un gesto di solidarietà in un periodo di austerità”.

Ma domani sarà davvero così?  Le attrici opteranno per un dark look ugualmente glamour? Staremo a vedere.

http://www.telegraph.co.uk/fashion/events/history-protest-outfits-awards-oscars-war-time-golden-globes/

Bette Davis con il suo riconoscimento cinematografico nel 1936, sunsetgun.typepad

About Valeria Gennaro

Giornalista, redattore di moda e beauty, cinema editor. Cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche.

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