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Documentario su Eyes Wide Shut, si spera in una collaborazione di Cruise e Kidman

Stanley Kubrick,Eyes Wide Shut
Un frame di Eyes Wide Shut, Talkhouse

Almeno una volta nella vita ci si sarà imbattuti nell’ossimoro contenuto nel titolo dell’ultimo film di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut”, antitesi sensoriale e cognitiva che indica una realtà che sfugge alla consistenza certa e materica; conflittuale invece, e contraddittoria, nella quale convivono, sul medesimo piano, concretezza-paura e fascinazione-immaginazione.

Sentieri Selvaggi

 Il dottor Harford (Tom Cruise) riesce a fare esperienza di questo mondo soltanto attraverso una maschera, un medium che gli permette di interagire con l’ignoto: i suoi occhi hanno avuto un “assaggio” di perversione ( per la verità non solo in questo film – sic!), “sono stati accecati da un buio totale, hanno bisogno ora di chiudersi, per spalancarsi nuovamente” su un ordine, un equilibrio, seppure compromesso, che la moglie Alice interpretata dall’elegante Nicole Kidman, avendo appena  “sbirciato dalla fessura in cui si riversano le ossessioni del marito” forse riuscirà a ricostruire razionalmente.

Sarebbe superfluo sottolineare quanto convincente sia l’interpretazione di Tom Cruise tagliato “dalla nascita”  per questi ruoli “alla Vanilla Sky” e la particolarità del suo sorriso, spesso stiracchiato e  snervante; cifra straordinaria dell’attore americano.

L’incompiuta grande opera di Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut” (1999), tratta dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler, e completata, dopo la  morte improvvisa dell’autore, dall’amico Spielberg, resta l’ultima di questo autore, fra le opere dell’umanità che non smetteranno mai di comunicare e  di far pullulare sempre nuovi significati.

Tom Cruise e Nicole Kidman nel film di Kubrick, Videology

Sebbene Eyes Wide Shut sia tra i film pià chiacchierati della storia del cinema, tutto questo daffare ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che si tratta di un’opera complessa, e con “un’anarchica ricchezza di significati”.  Sono il groviglio di musiche e interrogativi che essa pone; di suggestioni simboliche, e il senso sempre aperto, che costituiscono la cifra stilistica di Kubrick, come traspare anche dal suo capolavoro horror Shining, all’epoca bistrattato, e che la prossima settimana peraltro torna sul grande schermo in una tre giorni da segnare sul calendario, dal 31 ottobre al primo di novembre.

Ritornerà  anche Eyes Wide Shut, lascito di Kubrick,  che appartiene in toto al regista, nonostante la post-produzione non fosse ancora finita. Sulla realizzazione di quest’ultimo film, che vede come protagonisti la coppia  Tom Cruise-Nicole Kidman che sembrava irriducibile, è in preparazione il documentario  SK13 del direttore e produttore americano Tony Zierra. Zierra ne ha dato notizia in una intervista rilasciata alla rivista Variety, in occasione della proiezione di Filmworker al Lumière Film Festival di Lione. Il produttore è infatti reduce da un altro documentario sul mondo di Kubrick, Filmworker, dedicato a l’attore inglese Leon Vitali, collaboratore storico di Kubrick, ma che per lui è stato anche assistente personale sul set di Shining, Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut. Quanto ad Eyes Wide Shut e alla decisione di dedicargli un documentario, Zierra ha dichiarato a Variety: «La gente che ama Kubrick dice sempre: Lui è un genio, ma non sono sicuro di aver capito che accidenti volesse dire con quel film», « Non lo capiscono, per loro non ha senso» ha aggiunto Zierra. II documentario sul tredicesimo film di Kubrick è sicuramente di grande interesse per tutti gli appassionati del suo cinema, per i cinefili, e, in generale, per gli amanti del cinema d’autore. Zierra promette di offire un nuovo sguardo su Eyes Wide Shut.

Non si sa ancora, però, lo si spera soltanto, e questa potrebbe essere una grande notizia: che Zierra ottenga la collaborazione dei protagonisti Kidman e Cruise, e di chi può chiarirci come Kubrick  ha lavorato al film prima della sua scomparsa, non certo cosa significhi l’opera la quale non può avere un’interpretazione univoca e determinata una volta per tutte.

Infatti, come Shining, anche quest’ultimo film, presenta una ricchezza di significati che seguendo Marco Bolsi «va piuttosto attraversata, percepita nella sua essenza quasi intangibile, accettando il paradosso di cui il cinema di Kubrick si fa portatore».

Un paradosso riconducibile dapprima alla natura del film: dalla sua uscita è stato definito un thriller, un film erotico e drammatico. Tutte le aspettative vengono disattese, perché Kubrick “non tocca, accarezza  soltanto i diversi generi”. Alice afferma che «milioni di anni di evoluzione non sono serviti ad abbattere la visione troppo semplificata che si ha dei generi maschile e femminile: gli uomini lo infilano dovunque possono, ma le donne pensano solo alla famiglia, alla fedeltà e chissà a quali altre cazzate!… Se voi solo sapeste!».

Tony Zierra, Zimbio

È facile rintracciare nel dialogo in cui si inserisce Alice una critica del grande regista al perbenismo dietro il quale ripararsi soffocando gli istinti, a una vita tediata dalla routine e al matrimonio come istituzione sociale. Kubrick tenta di scardinare formule convenienti, accettate e riconosciute, e lo fa anche sovvertendo le stesse regole del thriller per suggerirci qualcosa di altro: nel film non accade praticamente nulla e il mistero, come accade sempre nei film del maestro, non si esaurisce neppure in un finale risolutorio; la suspense lascia spazio a un immaginario inquietante abitato da figure infernali che vengono a depositarsi nella nostra esperienza cosciente.

Perché a Stanley Kubrick interessava esplorare l’Es, cioè l’inconscio, le parti più impervie e non raggiungibili da chiunque,  in quanto nascoste alla vista.

E infatti il dottor Bill Harford afferma: «Nessun sogno è mai soltanto un sogno».

Valeria Gennaro

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