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Quando la bellezza da dea, più che un assist, è uno svantaggio

Lo stereotipo della “bionda senza cervello” ha reso difficile la vita di quella che, con non poche probabilità, è stata forse la donna più bella del mondo: Marilyn Monroe. La seducente diva di Hollywood, ammirata come una dea, e spesso considerata “solo un corpo bellissimo”; ha lasciato un disperato testamento morale: «Quel che ho dentro nessuno lo vede, ho pensieri bellissimi che pesano come una lapide, vi prego, fatemi parlare». Perché la bellezza, a volte, più che fornire un assist, può essere pericolosa, minacciare le relazioni, l’immagine di noi stessi, le amicizie, causare difficoltà sul lavoro e conflitti interiori in un mondo di opinione preconcetta. Essere bella, forse, non è tutta questa benedizione.

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Marylin Monroe

La vicenda biografica della Monroe, che viene ritrovata senza vita, fondamentalmente sola, è un promemoria: ci ricorda quanto la bellezza possa essere pericolosa; che se essere bella è essere la più desiderata, essere-bella-non-è-sempre-essere-serena. La bellezza desiderabile, quella dei cartelloni pubblicitari, del cinema e del piccolo schermo, può nascondere insidie. Da un lato suscita in chi guarda emozioni come l’ammirazione e la speranza. «Le persone di bell’aspetto sono i persuasori migliori  – afferma la regista Ilene Chaikenperché tendono ad essere dei comunicatori migliori, e possiedono più fiducia in se stessi, o semplicemente perché gli interlocutori credono di più alla bellezza». D’altra parte la bellezza può portare una donna invisa a Venere all’invidia, alla disperazione, talvolta alla depressione.

Secondo uno studio condotto da due ricercatori israeliani, Bradely Ruffle della Ben-Gurion University e Ze’ev Shtudiner dell’Ariel University Centre, pubblicato sul The Economist: «La bellezza femminile, se comporta grandi vantaggi nella vita di tutti i giorni,  privata e lavorativa, è invece fonte di svantaggi al momento della prima assunzione». Quindi, le donne più attraenti sono, paradossalmente, quelle che hanno meno possibilità di convincere al primo impiego. Inoltre, i due hanno studiato i parametri di selezione, e il peso della foto inserita nei curricula. Dopo aver risposto a duemilacinquecento annunci di lavoro, e inviato, per ogni posto, due curricula simili, uno  provvisto, l’altro sprovvisto, di foto; è accaduto che i più attraenti, tra i candidati maschi con la foto nel cv, sono stati chiamati per il colloquio, a differenza degli altri che, per avere più possibilità di ottenerlo, non dovevano inviarla. Il risultato è opposto per le donne. Inizialmente si è ipotizzata l’influenza del pregiudizio bionde-stupide, poi si è indagato a fondo e si sarebbe scoperto il motivo discriminante: il 93% degli addetti al personale erano donne, perciò più competitive, e magari invidiose nei confronti di candidate affascinanti. Gli psicologi, da tempo, studiano il lato oscuro dell’essere bella; sembra che ognuno percepisca la bellezza di altre dello stesso sesso come una minaccia.

«Una che ce l’ha fatta a ripartire, a reinventarsi da capo a piedi, è l’attrice Diane Kruger. Lei è il classico esempio di come la bellezza possa essere uno svantaggio: troppo bella, troppo bionda, troppo perfetta per avere un’anima, per esprimere emozioni e passioni convincenti», scrive il direttore di D Repubblica Valeria Palermi, perché l’attrice ha saputo scrollarsi l’immagine, non solo cinematografica, di dea, e ha lavorato sodo per farsi prendere sul serio nella sua professione. Infatti, è riuscita a domare il suo “splendore” nel film di Fatih Akin In the Fade, presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, che potrebbe valerle una nomination ai prossimi Oscar.

Con ciò, non si vuole certo invertire la sindrome del “brutto anatroccolo”, che non risparmia neanche il mondo della letteratura: Giacomo Leopardi, innamorato di una donna impossibile, fa riferimento alla natura matrigna. Il poeta scopre il piacere fisico, ricercato da lui solo, e non ricambiato dalle donne di cui si innamora; capisce che «c’è chi nasce avvantaggiato dalla natura, perché affascinante, e chi come lui nasce svantaggiato».

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il poeta Giacomo Leopardi

Qui si vuole piuttosto sostenere che il principio vitale,  da considerare nelle belle sfolgoranti, e con i dovuti distinguo, è un’anima, bella… forse, ancor più bella.

Valeria Gennaro

Di Valeria Gennaro

Giornalista lucana, consulente di comunicazione, web designer e cultrice della materia in storia del cinema, con la passione per la moda, per i bijoux e per la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche.

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