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Barcellona Una città in punta di matita

Inutile nasconderlo Barcellona mi ha stregato. Passeggiando per le sue belle vie, ordinate come fosse di impianto romano, ma la città non è stata un presidio imperiale, mi chiedevo come mai abbia un aspetto così omogeneo, quasi costruito a tavolino, mentre le nostre città presentano stratificazioni, ferite, in qualche modo ben rimarginate, oppure no, a volte insanabili, comunque in un affastellarsi di stili, che è anche il loro fascino, e l’urbanistica è fatta di percorsi complicati con cui ci dobbiamo quotidianamente confrontare. Mi vengono in mente Bologna con Piazza Santo Stefano che si narra abbia sette città sotto il livello attuale, così anche Lecce, ma senza parlare di luoghi così straordinari e poco visibili, basta gettare un occhio girando per qualunque delle nostre città: Roma leggibile in ogni suo momento storico, Milano, la parte medioevale distrutta più dalle speculazioni degli anni Settanta che dalla guerra stessa, Genova le ferite dei bombardamenti ancora aperte una manciata di anni fa, ha subito interventi molto discutibili ma la sua storia è comunque molto leggibile, o Firenze devastata soprattutto dalla necessità di farne una citta sabauda per poter diventare capitale del neonato Regno d’Italia… Per questo furono abbattute le mura, sventrato un intero quartiere per creare Piazza della Repubblica, ancora oggi una protesi non assorbita dal tessuto circostante… e Barcellona no… perchè? Ll’omogeneità della città mi colpì tanto perchè è inspiegabile secondo i nostri criteri. La ragione è poi venuta alla luce grazie all’Arch. Manuel Gausa, docente alla Facoltà di Architettura, sia alla Facoltà di Genova che a Barcellona, relatore insigne ad uno dei Focus di Artour-O il Must* a Barcellona appunto.

La città che conosciamo noi, fino alla metà dell’Ottocento non esisteva. Al suo posto un’amplissima zona deserta sottoposta a vincoli di natura militare imposta da Madrid. Attorno, quasi a delinearne il limite, una serie di borghi, quelli che oggi sono diventati quartieri come “Gracia” e tanti altri. Il vincolo decadde per decreto del Re e l’architetto incaricato del progetto urbanistico ebbe un momento di sublimi superpoteri, quello che ciascuno di noi sogna nel suo caso si è concretizzato. Un caso più unico che raro quello di poter progettare un’intera città a tavolino. La scelta per decreto del Re, cadde sull’architetto Ildefons Cerdà e si dimostrerà perfetta. Siamo a metà Ottocento, poco tempo prima la volontà di Napoleone I di dare un’impronta imperiale e quindi di stampo romano a Parigi, creó un capolavoro urbanistico come l’Etoile, che la devastò serenamente per realizzare la Città che conosciamo oggi, una delle più amate al mondo. A Barcellona invece l’architetto ha l’opportunità unica al mondo di partire da zero, ha a disposizione un terreno vergine e la sua visione è tale che progetterà come il Filarete una “città ideale“, una visione così lungimirante la sua dal punto di vista urbanistico, valida ancora oggi pur avendo sostituito le carrozze a cavalli con le automobili. Oggi l’Eixample, in catalano o Ensanche, “ampliamento” in castigliano, è il secondo distretto di Barcellona; occupa la parte centrale della città, in un’ampia zona di 7,45 km² ed è il quartiere più popolato di Barcellona, della Catalogna e di tutta la Spagna.

La matita dell’architetto Cerdà fissò idealmente Passeig de Gràcia, la Rambla de Catalunya, la Plaça Catalunya, la Avinguda Diagonal, la via che attraversa tutta la città, il Carrer Aragó, la Gran Via de les Corts Catalanes, il Carrer Balmes, la Ronda de Sant Antoni, la Ronda de Sant Pere, il Passeig de Sant Joan, la Plaça de la Sagrada Família, la Plaça Gaudí, e ai suoi estremi, la Plaça de les Glòries e la Plaça Francesc Macià che accolgono alcune perle come la Sagrada Família, la Casa Milà, la Casa Batlló, il Teatre Nacional de Catalunya, l’Auditori, la Plaza de toros Monumental, la Casa de les Punxes. Qui la vita pulsa febbrile, e l’architettura contemporanea è fantastica, persino la sopraelevata riesce ad essere un capolavoro. Ed è il progetto di Cerdà la causa di tutto questo, una magnifica Città tutta da vivere.

Tiziana Leopizzi

About Tiziana Leopizzi

Architetto e giornalista, si occupa di comunicazione e di organizzazione di eventi di arte contemporanea in Italia e all'estero. Editore pubblicazioni d'arte. Direttore e consigliere di Ellequadro Documenti - Archivio Internazionale di Arte Contemporanea con sede a Genova.

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