Vi parlo nuovamente, e con piacere, di un altro sogno che voglio aiutare a realizzare. Tempo fa vi avevo presentato Bookabook e le sue campagne di crowdfunding con il romanzo di Francesca CeruttiBookabook è un editore indipendente che pubblica romanzi di autori emergenti dopo una campagna di preordini. Il libro Autoritratto con famiglia, di cui vi parlerò a breve, è disponibile in pre-ordine sia in formato cartaceo che e-book. Chi lo preordina riceverà la sua copia prima che il romanzo venga distribuito in libreria, Amazon e IBS. Per i più curiosi: immediatamente dopo il pre-ordine sarà possibile scaricare un file in pdf con la bozza dell’intero romanzo. Cosa stai aspettando?

Questa volta vi parlo della storia di Elisa Teneggi, nata nel 1995 a Reggio Emilia. Dopo aver ottenuto il diploma scientifico, decide di trasferirsi a Milano per ben 5 anni, dove studia Lingue e Letterature Straniere all’Università Cattolica. Poi si trasferisce ad Edimburgo, perché dopo un po’ i tramonti che vede nella stessa città cominciano a starle stretti, ed ecco che deve “scappare”. Ma alla fine questi cieli infuocati le sono rimasti sulla pelle, ed è così che nasce il suo romanzo, in un quaderno lucido, ben rilegato, che in Scozia è divenuto un libro, pronto ad essere scoperto. Questa passione per la scrittura, assieme a quella del cinema, hanno sempre fatto parte di Elisa, e da anni recensisce film o libri in diversi blog.

Il romanzo

Il romanzo Autoritratto con famiglia nasce circa tre anni fa, un pensiero alla volta, quasi timidamente e senza grandi pretese. Elisa afferma che: “Il libro nasce da un’esigenza di fare ordine nel mio disordine”, una raccolta di pensieri durante anni universitari, anni di grandi cambiamenti. Nonostante il titolo possa far pensare ad un’autobiografia, questa componente non è presente, anzi molte delle immagini che descrive sono nate dall’interazione fortuita con persone casuali per strada o sui mezzi e proprio questi hanno creato alcuni dei capitoli che le sono più a cuore. Elisa è attenta a descrivere come un pittore che dipinge le situazioni con l’ausilio di tutti i sensi, riproducendo immagini vere in cui ci si può calare con facilità, proprio come quando al cinema abbiamo davanti una scena che ci ricorda del nostro vissuto.

Il libro è suddiviso in diverse sezioni, che riflettono stili differenti. La prima e la terza sono essenzialmente dei flussi di coscienza, pensieri dei personaggi senza filtri e senza paure, forse influenzati anche dalla letteratura modernista inglese tanto amata da Elisa, che molti di noi hanno probabilmente già vissuto. Come “Il capitolo dei ragni”, dove Lui si chiede, e se fossi un ragno? Direi nulla di strano, dato che io stessa mi chiedo spesso e se fossi un gatto? Ed infine quella di mezzo, che è un ritratto di persone, una descrizione più lontana, in terza persona.

I protagonisti sono una coppia di giovani trentenni innamorati, che Elisa segue durante una normalissima giornata di lavoro, e che con telepatia legge nelle loro menti, scrivendo quello che pensano sul loro rapporto. I loro pensieri sottolineano come uno stesso percorso, una condivisione di spazi e sentimenti possano essere vissuti e visti diversamente, dimostrando le nostre umane debolezze. Ci si rivede, poiché nessuno di noi riesce a non essere contradditorio. 

Lei forse vuole un figlio. Lui pensa solo al lavoro, ma odia dover stare in ufficio. Vivono insieme, ma vorrebbero non vedersi tutto il giorno. Autoritratto con famiglia è una collezione di pensieri, ritratti, e racconti. Una confessione senza veli che vuole strappare una risata mentre affrontiamo tutti insieme la più misteriosa, la più incerta delle spedizioni: quella che al mattino ci tira fuori dal calduccio delle nostre coperte, e che ci obbliga a trovare una soluzione a tutte quelle sfide – microscopiche o titaniche che siano – che solo qualcosa di così straordinario e irrimediabilmente banale come la ruotine quotidiana sa offrire.

Elisa afferma di aver scritto questo libro per regalare una casa a Lei e Lui, inseparabili amici di tante nottate passate a rigirarsi nel letto del suo monolocale di fuorisede universitaria. Ha scritto per osservare meglio le emozioni e le paure che l’hanno accompagnata in quegli anni. Ha scritto per dare un nome a un volto solcato di rughe incontrato in metropolitana. Ha scritto perché in loro ha ritrovato un po’ di sé e un po’ di noi.

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