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A Venosa il Convegno della Società “Dante Alighieri” sul sapere della letteratura

La parola ha un potere straordinario, consente di esplorare mondi sconosciuti e di addentrarsi nei sentieri dell’immaginazione. La lettura di un buon libro allunga e migliora la qualità della vita. Questo è il leitmotiv del convegno “Le parole, le immagini e il sapere della letteratura” organizzato dal Comitato del Vulture della Società “Dante Alighieri”, che contribuisce a diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo.

Ospiti del simposio letterario che si è svolto all’I.I.S.S. di Venosa, Maria Teresa Imbriani, Docente di Letteratura Italiana all’Università della Basilicata e Matteo Palumbo, Docente di Letteratura italiana all’UniversitàFederico II” di Napoli. Gli interventi sono stati coordinati da Rosetta Maglione, Presidente del Comitato del Vulture e dalla prof.ssa Antonia Lamanna, Docente di Latino I.I.S.S.Q. O. Flacco” di Venosa.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Venosa, Tommaso Gammone e del Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, Franco Mollica, la presidente del Comitato del Vulture, Rosetta Maglione ha rimarcato il valore della cultura e di un buon libro, ottimo compagno di vita, nutrimento per la mente e per lo spirito.

La lettura è sempre un ottimo viatico per uscire dalla crisi d’identità dell’uomo e delle nuove generazioni, che hanno smarrito il senso autentico di una comunicazione personale in un mondo sempre più orientato verso l’efficienza tecnologica. “Le parole sono il primato della comunicazione. Alla parola tutto è possibile, può ridurre l’intensità del dolore ed infondere gioia e conforto. Leggere vuol dire raccogliere, coinvolgere ed entrare nella profondità autentica del testo. Aiuta a salvarsi dall’ignoranza. Inoltre, un’indagine recente condotta negli Stati Uniti ha individuato un legame tra longevità e cultura perché  la lettura accresce il benessere e riduce il livello di stress”  ha commentato la presidente Maglione.

Il sindaco Tommaso Gammone afferma che proprio per venire incontro alla formazione dei ragazzi e al loro avvicinamento alla cultura l’amministrazione comunale, ha recepito il progetto attivo in Basilicata grazie all’iniziativa e al supporto del Consiglio Regionale della Basilicata, e con collaborazione dell’I.C. “Carlo Gesualdo da Venosa” ha avviato il progetto “Nati per Leggere”, con lo scopo di avviare i bambini in età prescolare alla lettura. Il compito è di incoraggiare genitori, educatori e associazioni nel dedicare ai bambini una parte del loro tempo per guidarli in questo iniziale processo di apprendimento.

“Purtroppo stiamo vivendo una fase storica in cui il mondo dei social e dell’innovazione tecnologica è in continua espansione, e pertanto vi è la necessità che chi opera nel mondo della scuola, delle istituzioni e dell’informazione salvaguardi la lingua italiana. Il Comune di Venosa è vicino alle associazioni, come la Società ‘Dante Alighieri’ e il suo Comitato del Vulture, che ringrazio per l’egregio lavoro finalizzato a salvaguardare e a promuovere la lingua e la cultura italiana nel mondo quale unico elemento che può contrapporsi alla globalizzazione” ha aggiunto il sindaco di Venosa.

Franco Mollica, nella duplice veste di Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata e di socio fondatore del Comitato del Vulture della Società ‘Dante Alighieri’, ha ricordato l’impegno di tutti i soci per promuovere la lingua italiana fra le comunità di italiani che vivono all’estero e in particolare in America Latina. “La lettura, a mio avviso, deve entrare a far parte del quotidiano. Oggi non c’è più il tempo, la modalità e l’uso di leggere. Attraverso gli strumenti innovativi non si riesce più a sentire il ‘pathos’ di un libro, che arricchisce l’anima ed è lo specchio della vita pratica ed emotiva.

In una società economicista e tecnologica, rafforza il senso di unità e di coesione; aiuta ad immedesimarsi nell’Altro e a vedere nella diversità un potenziale; educa al valore formativo della ricchezza emozionale” ha precisato Mollica. “Il Consiglio Regionale della Basilicata – ha aggiunto – promuove la cultura attraverso la compartecipazione alla scrittura dei libri, l’acquisto di nuova bibliografia da parte dell’ente, la partecipazione ad eventi nazionali, come il Salone del Libro e mediante l’implementazione dei Parchi Letterari che la Regione sta cercando di mettere in rete. Di qui l’iniziativa per inaugurare a Venosa, ribattezzata “Città della Cultura”, il Parco Letterario di Orazio” ha argomentato il presidente Mollica.

Diffondere la lettura già in età prescolare, inoltre, aiuta ad abituarsi alle astrazioni che le parole evocano attraverso immagini che il bambino ricostruisce nella propria mente, allontanandoli da un mondo in cui si è bombardati dalla confusione della comunicazione stringata, immediata, che non ha nulla di implicito.

Maria Teresa Imbriani, docente di Letteratura Italiana all’Università della Basilicata e autrice di numerose pubblicazioni letterarie, ha indugiato sull’importanza di imparare i versi della Divina Commedia di Dante, una sfida che rende gli studenti più intelligenti. “L’Italiano ha un sistema linguistico molto complesso e ricco di codificazioni, varietà linguistiche, con un’alternanza di registri alti e bassi; è una lingua che nel corso della  storia si è evoluta, come dimostrano il Vocabolario della Crusca e altri dizionari di riferimento”.

Tuttora l’idioma italiano è in continua trasformazione, e deve fare i conti con le appartenenze ad una identità popolare. “La tradizione aulica e quella del volgus si combinano insieme, rafforzando il significato oggettivo delle parole, senza creare alcuna disparità nella connotazione di un’appartenenza sociale” ha continuato il prof.ssa Imbriani. A rinfrancare questa ‘querelle’ è la scelta del titolo “Zibaldone”, riferito alla raccolta dei manoscritti di Giacomo Leopardi; una scelta che ha dato vita ad una controversia giuridica tra intellettuali sulla scelta di una nomenclatura che conferisse dignità al testo senza renderlo pleonastico.

La relazione di Matteo Palumbo, docente di Letteratura italiana all’UniversitàFederico II” di Napoli invece si è soffermata sulla lettura coestensiva della possibilità di essere ‘qui e altrove’, “in uno spazio immaginifico che si modifica, si espande e come un’epifania dischiude avventure incredibili, sospendendo temporaneamente la vita ordinaria e fluttuando verso percorsi di cui si è ignari, accendendo il fuoco di una viva emozione, traboccante della frenesia di conoscere ciò che accadrà fino all’ultima pagina”.

Il docente dell’Università Federico II di Napoli riprende una citazione di Massimo Troisi, uno dei più grandi registi degli Anni Settanta, maestro d’autore che con la sua vena comico-tragica ha dato lustro al vernacolo partenopeo: “Io non leggo mai, non leggo libri, cose… pecché che comincio a leggere mo’ che so’ grande? Che i libri so’ milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? pecché io so’ uno a leggere, là so’ milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno… ma che m’emporta a me?”. Per risolvere questo enigma, legato alla difficoltà di riuscire a leggere, nell’arco della propria vita tutta la sconfinata enciclopedia della letteratura mondiale, tesoro di una umanità millenaria, dice il prof. Palumbo, “è necessario stilare una gerarchia dei libri in base ai nostri interessi”. Questa selezione induce a restringere il campo e a creare una cernita di testi che risveglino le coscienze e la capacità di discernimento. “La Letteratura insegna gli ‘eterni veri’: il dolore, la morte, la nascita, la vecchiaia, la felicità ed è più grande della vita finita” ha continuato Palumbo.

Per spiegare meglio il valore imperituro ed inalienabile del Patrimonio letterario dell’Umanità (definito tale anche dall’UNESCO), il docente rinvia ad alcuni passi tratti dalle opere di scrittori e saggisti come Marcel Proust che ha definito la letteratura come “mero incantamento”, oppure Giambattista Basile che nel pieno Seicento aveva compreso l’importanza della lettura e dei suoni che echeggiano nell’immaginario collettivo anche quando non si riesce a comprendere fino in fondo il significato delle parole.

Di qui l’importanza della parola e della sua capacità narrativa in grado di rievocare “una fantasmagorica danza di immagini”, di stimolare “l’intelligenza emotiva”, di raccontare “storie avventurose e talvolta mostruose”, perennemente cariche di enfasi, il cui solo suono è in grado di aprire gli orizzonti dell’esserci come possibilità d’essere. A maggior ragione “il dialetto con la potenza aspra dei suoi suoni può intensificare il sentimento tragico del dolore e della vita” afferma il prof. Palumbo. “Si è catturati dal ritmo del racconto carico di aria e di fantasia, che dischiude porte che non avremmo mai aperto e risponde agli interrogativi dell’esistenza umana” alleggerendo il carico delle difficoltà quotidiane. Per questi motivi, e per molti altri, conclude il docente, “dobbiamo gioire che nel mondo ci siano milioni e milioni di libri anche se a leggerli è uno solo”, conclude il docente che rischiara, almeno in parte, il dilemma di Massimo Troisi.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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