Il cinema può diventare il mezzo privilegiato per veicolare una particolare sensibilità verso le persone dotate di abilità speciali. Con l’intento di trasformare il silenzio che racchiude i segreti della parola in una forma di comunicazione potente ed espressiva, nasce l’iniziativa ideata dall’Associazione Vicolè di Venosa: la II edizione di “Un Giorno da Segnare”.

L’obiettivo è tener fede al compito essenziale ed intrinseco alla definizione di settima arte coniata nel 1921 da uno dei primi critici cinematografici, Ricciotto Canudo, ossia il cinema inteso “come la sintesi tra l’espressione dello spazio e la dimensione del tempo. Un tempo che alla maggioranza delle persone sfugge, ma nel caso di chi utilizza la lingua dei segni rimane apostrofato negli accenti di un’esperienza che può essere resa fruibile a tutti. Un traguardo che può essere a portata di mano, più di quanto si possa immaginare.

E’ sufficiente che vi sia l’impegno coadiuvato tra istituzioni e società civile per superare gli ostacoli e le difficoltà che possono presentarsi sul cammino della libera espressione della creatività e della personalità dell’uomo, sdoganando il preconcetto dell’individuo come atomo di sé, un percorso che purtroppo è l’anticamera dell’isolamento. Attraverso la cultura si può accrescere la maturità sociale di una comunità; risvegliare la percezione verso il sentimento del bello, ma anche attraverso una rinnovata coscienza introspettiva.

“Deborah Donadio e Luca Bianchi, l’una membro del Comitato Organizzativo del Cinedeaf e l’altro, responsabile  della Mediavisuale dell’Istituto Statale per Sordi – ISSR, assieme all’Associazione Vicolè di Venosa, e alla Lucana Film Commission organizzano una serata di studi in cui verranno proiettati sia alcuni cortometraggi realizzati da registi sordi e sia alcuni realizzati da registi udenti che saranno sottotitolati” precisa Tania Carella, presidente dell’Associazione Vicolè. L’evento rientra nelle Giornate del Patrimonio Europeo che si svolgono il 23 e il 24 settembre.

Protagonista assoluto sarà il dialogo tra udenti e non udenti per superare i preconcetti ed avvicinare sempre di più due particolari forme di sensibilità che sono complementari e non affatto inconciliabili, come alcuni stereotipi e luoghi comuni vogliono lasciar pensare. La diversità non è uno dunque spartiacque ma  una fonte di ricchezza interiore che accorcia le distanze e rappresenta un ponte di relazione tra i profili umani più eterogenei. “In chiusura ci sarà la performance di un  talentuoso artista, Nicola della Maggiora, ideatore e promotore in Italia della Visual Vernacular, l’arte cinematografica nella lingua dei segni. “La Visual vernacular – aggiungono Luca Bianchi e Nicola della Maggiora –nasce da un’idea della comunità sorda americana ed è come un film vissuto e rappresentato attraverso un albero con i suoi rami. E’ molto più di una poesia in lingua dei segni. Infatti, se la poesia è più legata alla lingua scritta, la vernacular art parla in una lingua internazionale, che tutti possono capire perché è visiva. Ha alcune regole fondamentali come l’impersonamento, alcuni effetti tipicamente cinematografici come il rallentamento, le velocizzazioni, lo zoom etc.”.

La lingua dei segni è fondamentale perché può essere resa facilmente accessibile a tutti in vista di una comunicazione che sia universale e che non conosca limiti e barriere geografiche. La Basilicata è tra le regioni d’Italia che ha dimostrato una maggiore attenzione verso la promozione della LIS, a partire dagli ambienti legati al mondo dell’informazione. Da ricordare, infatti, che il TGR Basilicata della Rai è stato il primo che ha introdotto uno spazio quotidiano dedicato alla divulgazione del telegiornale per non udenti, accompagnato da un interprete LIS.

E negli ultimi anni, grazie alla Lucana Film Commission diretta da Paride Leporace che durante il festival coordinerà le interviste con autori, registi e performer.

Deboorah Donadio attrice e promotrice del Cindeaf – Il Festival Internazionale dedicato al Cinema Sordo che si svolge ogni anno a Roma, ci spiega nel dettaglio il significato di questa rassegna cinematografica: “Non è un semplice Festival Cinema Sordo, ma è un appuntamento di studio per offrire ai sordi la possibilità di poter fruire di un servizio che non riescono a trovare durante l’anno. Ma attenzione: non è un appuntamento dei sordi per i sordi bensì un appuntamento dei sordi per gli udenti e per tutti coloro che vogliono accedervi” spiega Deborah Donadio. 

La sua riflessione si è poi soffermata sulla forza espressiva del cinema che può davvero aiutare gli esseri umani a comprendersi tra loro, a mettersi a nudo con le loro doti, le loro inclinazioni e le loro fragilità anziché guardarsi con sospetto. Nel cinema, ad esempio, c’è un nodo atavico che va risolto, e riguarda la sottotitolazione delle pellicole cinematografiche. Una questione su cui Deborah Donadio, assieme agli artisti e agli organizzatori del Cinedeaf e dell’ISSR – Istituto Statale per Sordi, combattono da anni per superare i pregiudizi; una battaglia culturale che deve partire dalle sale cinematografiche, le quali possono contribuire molto a favorire una mediazione tra udenti e non udenti in modo che questa distinzione si assottigli sempre più fino a diventare nulla.

Deborah Donadio e Luca Bianchi presentano la rassegna di studi: “Saranno proiettate alcune pellicole che sono state proiettate durante le quattro edizioni precedenti del Festival Internazionale del Cinema Sordo che si svolge ogni anno a Roma”. Ci raccontano una curiosità che forse in pochi conoscono: Gli Stati Uniti e il Regno Unito da sempre sono stati gli innovatori per  quanto riguarda l’attenzione verso i non udenti. E’ sufficiente scandagliare gli albori del cinema sordo: non tutti sanno, infatti, che Charlie Chaplin aveva un maestro sordo che gli dava indicazioni su come riuscire a raccontare una storia attraverso la gestualità e la mimica. “Per molto tempo i sordi sono stati estromessi da cinema – continua Luca Bianchi – fino a quando il digitale non ha consentito finalmente ai registi sordi di realizzare nuovamente delle produzioni”.

Un giorno da segnare presenta un programma culturale ricco di eventi: escursioni, visite guidate tra i monumenti artistici, gli scenari archeologici e i meravigliosi orizzonti paesaggistici di due meravigliose città della Basilicata: Venosa e Matera. Si inizia sabato 23 settembre, a Venosa in Piazza Umberto I ( Piazza Castello), con gli accrediti che proseguiranno fino alle ore 21. Da lì partirà una passeggiata turistica che proseguirà lungo Corso Vittorio Emanuele fino a Pizza Orazio, dove ci sarà alle 18.30 presso il Caffè Centrale Martino, l’aperitivo con l’autore Francesco Gitto, autore del libro “Via le mani degli occhi”, a cura del Festival del Libro- Borgo D’Autore. L’itinerario continua nel cuore del centro storico fino alla Chiesa dell’Incompiuta, uno dei magnifici siti archeologici di età paleocristiana presenti a Venosa. Qui, dopo i saluti iniziali del sindaco Tommaso Gammone, alle ore 21, in una cornice davvero esclusiva il progetto “Un Giorno da Segnare” si racconta attraverso la presentazione della pellicola “Portrait of a Land” di Silvio Giordano; a seguire il talk con il Cinedeaf, Vicolè, il Team Matera Mare e il Polo Museale della Basilicata. Si prosegue con “Il Cinema ed il Cinema Sordo”, un talk a cura di Cinedeaf, Lucania Film Commission e l’autore Silvio Giordano. Ed infine, la presentazione dei cortometraggi, “The Princess of Venusia”, una Graphic Novel dedicata al madrigalista Carlo Gesualdo e la sua vicenda personale travagliata, per la regia di Silvio Giordano (Italia, 2016) ; “The Confession” of Jullian Peedle Calloo (UK, 2013) e “Strangers” di Brian Duffy (Regno Unito, 2012). A conclusione della serata la performace di Nicola della Maggiora e i saluti del Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, Franco Mollica. A suggellare un cocktail party.

“Confession” e “Strangers” raccontano la relazione tra udenti e non udenti in modo diverso. “Confession” per la regia di Jullian Peedle Calloo è un dramma storico incentrato sui pregiudizi che nel lontano 1880 esistevano in Basilicata per quanto riguardava l’utilizzo della lingua dei segni.

“E’ un racconto sul proibizionismo di chi riteneva che il segno potesse uccidere la parola fondato sulla base del preconcetto che si segna si perde la voce. Una concezione che e’ assolutamente non vera, e alla fine il film mostra quanto in realtà i pregiudizi condizionano la vita delle persone e rendono le relazioni più complicate di quanto non lo siano in realtà ” commenta Deborah Donadio.

Per fortuna, in Basilicata questo pregiudizio si sta sempre più estinguendo in quanto si sta lavorando nella direzione di un pieno riconoscimento della lingua dei segni. Un work in progress che per quanta strada ancora ci sia da compiere, sta producendo i suoi frutti.

“Strangers“, per la regia di Brian Duffy è una divertente storia di equivoci ed incomprensioni. “Parla di un ragazzo che viene coinvolto in una situazione che non e’ stata creata da lui e si ritrova in una riunione con gli assistenti sociali che non conoscono la lingua dei segni” dice Deborah Donadio. “E’ una storia che fa riflettere su quanto sia importante non tanto saper parlare quanto saper conunicare” chiosa l’attrice.

Il 24 settembre l’evento si sposta a Matera, dove da Palazzo Lanfranchi si prosegue con la passeggiata guidata verso la Piazzetta Pascoli, alla scoperta del centro storico della Città dei Sassi, Capitale Europea della Cultura 2019. E poi alle ore 20, al Palazzo Lanfranchi, dopo i saluti del Sindaco di Matera, ci sarà nuovamente la presentazione della pellicola “Portrait of a Land” di Silvio Giordano; a seguire il talk con la presenza di Cinedeaf,  Lucana Film Commission, Vicolè Cinedea, Team TerraMare e Polo Museale della Basilicata. A seguire la presentazione delle pellicole, The Silent Chaos di Antonio Spanò (Itaiia, 2013) e Tree Fairy di Louis  Neethling (UK, 2013).

“The Silent chaos” – aggiunge Donadio- è un meraviglioso documentario ambientato in Congo che induce a riflettere sul gap che esiste tra l’Italia e l’Africa anche per quanto riguarda le condizioni precarie che anche i non udenti sono costretti a vivere, dove a causa di una tecnologia non avanzata i ragazzi crescono ai margini della società. Ed infine, “Tree Fairy” di Louis Neethling è un bellissimo racconto natalizio che parla delle difficili dinamiche familiari di una bambina, orfana di madre, la cui sordità non è accettata dalla nuova compagna del padre, e che a sua volta ha una figlia considerata “strana” che invece vuole comunicare con la sorellastra. Si vengono a creare delle incomprensioni che pero’ prendono una direzione diversa grazie ad una magia che permette di sognare.

Queste storie hanno una matrice conune: la voglia di riscatto di una umanità che ha il desiderio di esprimersi, di conunicare, di esserci. E’ questo lo spirito con cui sono organizzate le serate di studi.

L’appuntamento è per stasera a partire dalle ore 17 a Venosa e domani a Matera.

www.vicole.org/

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Marianna Gianna Ferrenti
Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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