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Uniti contro l’Aids: la campagna del Ministero della Salute

Ancora oggi in Italia 3.500 persone scoprono di essere stati contagiati dall’Aids. Quello che negli anni Novanta era considerato il virus che ha dato origine ad una delle epidemie più virulente del secolo scorso, oggi è stato assecondato se non dimenticato dai media nazionali ed internazionali. Dal 1982 sono stati segnalati 64.000 casi, di cui 40.000 sono deceduti.

Nel frattempo, la ricerca si è evoluta; si è scoperto che chi è serio positivo può condurre una vita abbastanza regolare in quanto è portatore sano della malattia. Salvo il rischio di potere trasmettere il virus alla progenie. Tuttavia, nonostante i passi da gigante che la ricerca scientifica e sperimentale ha conpiuto per migliorare le condizioni anche di chi è portatore attivo della malattia, cercando di contrarre la progressiva aggressività nella evoluzione dei sintomi e delle patologie ad essa connnesse, ancora oggi l’Aids è una “immunodeficienza”, così è definita nel gergo epidemiologico, che produce effetti fortemente invalidanti, indebolendo le funzioni vitali dell’organismo. Una persona che contratto il virus dell’HIV può esserne inconsapevole e avvertire per lunghi periodi in uno stato di benessere perchè la malattia può rimanere in incubazione per diversi anni prima che si manifesti.

La campagna di sensibilizzazione del Ministero alla Salute dal titolo “Uniti contro l’Aids” si propone di divulgare una corretta informazioni sui reali rischi di contagio. Secondo i dati forniti dal Ministero nel 78,8% dei nuovi casi il contagio è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, in maggioranza tra eterosessuali (45,6%), sfatando dunque lo stereotipo che sono maggiormente a rischio i rapporti tra omosessuali (33,2%).

In oltre un terzo dei casi diagnosticati si scopre si essere positivi quando le difese immunitarie ormai compromesse, senza la possibilità di trattare l’infezione in tempo utile. Gli unici modi per prevenire il contagio, che può essere trasmesso solo in caso di rapporti sessuali non protetti con persone infette; attraverso il contatto con il sangue di persone infette; e durante la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno e il parto, perché una madre che ha contratto il virus può trasmetterlo al bambino.

E’ importante quindi continuare a mantenere alta l’attenzione su quella che è ancora oggi una piaga per la società verso cui sebbene vi sia una maggiore consapevolezza (che ha ridotto il livello di allarme sociale), al di là dei risultati scientifici, l’unica vera arma per debellarla è la prevenzione, attraverso l’utilizzo del preservativo e gli opportuni test ed esami di controllo.

Marianna Gianna Ferrenti

Di Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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