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To Be Think and Wear, collezione Primavera/Estate 2016

Il creativo fiorentino (http://247.libero.it/rfocus/16776392/1/intervista-a-simone-vannuzzi-proprietario-fiorentino-del-brand-to-be/) ormai da Firenze sbarcato negli USA, sceglie quest’anno il colore e l’allegria come protagonisti per la nuova proposta estiva, creando capi intriganti e glamour per una donna donna che vive in una dimensione moderna senza per questo dimenticare la sua femminilità. A dominare la collezione quest’anno sono i fiori e il colore, tocchi sofisticati su una palette cromatica scelta accuratamente in linea con i must have più fashion di questa stagione.

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Collezione presentata da Simone Vannuzzi al Fashion Week di New York, allo Stitch del Cento espositivo del Javitz Center, una collezione particolarmente ricca di capi bon ton dai dettagli inaspettati, una capsule collection che spazia tra stili divertenti e facili allo scopo di accompagnarci in ogni momento della giornata con le sue creazioni più trendy con una scelta cromatica sui colori di tendenza, puntando su tinte pastello e su accenti decisamente più vistosi: look casual/chic per abitini a tubino corti multicolor, giacche casual chic su pantaloni di seta di Como a fiori, larghi, affascinanti, e spolverini romantici con fantasie di rose stampate.

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E poi richiami ad un inedito sporty chic: abitini e giacchine trattati come fossero grandi capi couture, una sorta di incursione nell’estetica degli anni ‘60 e poi ogni capo trattato a taglio vivo, alla fine vince il suo stile da sartoria lasciata a metà, come se all’improvviso il creativo si fosse stufato di rifinire l’abito e l’avesse lasciato con le cuciture scoperte, ancora da rifinire. nel tempo, riuscendo a trasformare questo sbaglio in una qualità, facendone persino la cifra della sua arte.

spring 2016

“La mia idea di moda? Voglio che ogni capo abbia una storia da raccontare”

Tra forbici, tessuto e stoffe ci ha vissuto e “respirato” sin da quand’era piccolo, frequentando l’azienda del nonno, uno dei più vecchi imprenditori pratesi del “prima dei cinesi” respirando in famiglia l’atmosfera della creatività e dell’imprenditorialità. Ha portato nei paesi ex URSS la flanella pratese, probabilmente ne ha venduti centinaia di kilometri e questi due elementi li ha portati con se nel corso di una avventura che, negli anni, lo ha fatto piano piano allontanare dall’Italia in favore degli USA, anche se la produzione è totalmente made in Italy.

Ti senti più imprenditore o creativo? Quale di questi due aspetti ti ha guidato di più, finora?

“Probabilmente un giusto mix tra questi due elementi. Per fortuna, in Italia abbiamo un retaggio e una formazione tali da non consentirci di poter fare solo l’uno o l’altro. Siamo abituati a non essere settoriali all’eccesso e trovo che in un’azienda un imprenditore non possa avere successo senza essere creativo e viceversa.

Nel mio caso, ciò che mi ha dato la spinta è stata la passione per questo lavoro, una disciplina ferrea ad andare avanti anno dopo anno. La voglia di creare c’era e c’è ancora, in sinergia col mio team che mi produce, qui in Italia, insieme a loro andiamo ogni giorno alla ricerca della bellezza”.

Da allora cos’è successo?

La mia è una continua ricerca sui tessuti, cerco di portare la sartorialità italiana con tutte le connotazioni che la avvicinino a un concetto di luxury: dalla vestibilità alla qualità delle materie prime, dalle tinture al gusto fino alla comodità e alla personalità. Tutte doti che vengono apprezzate in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone e in Corea, che sono i nostri mercati di riferimento.

Abbiamo ormai adottato una visione internazionale, in America la concezione delle cose è completamente diversa, se un capo piace lo comprano, anche se non è un brand di grande notorietà, l’America è un paese che da possibilità a tutti, basta saper coglierle, io punto alla ricercatezza: voglio che ogni nostro capo abbia dietro di sé una storia da raccontare”.

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A proposito di Pitti Uomo, To Be Think and Wear ci sarà all’appuntamento fiorentino di gennaio?

No, ormai presento le collezioni a New York, 2 volte l’anno, negli USA ho i buyer che vengono direttamente in show room, anche se sono molto legato alla mia terra: quando vado all’estero la mia regione mi manca un po’, in fondo Firenze è casa mia. Mi consolo con gli Italiani, che a New York sono moltissimi e anche con il cibo, dopo il lavoro vado in cerca di locali dove non manca la cucina italiana e già di prima mattina faccio colazione a Bryant Park, che mi ricorda le nostre Cascine, piene di verde e di scoiattoli….e forse qui sento la nostalgia di casa!

To Be Think and Wear

Javits Center New York – Stitch show
To Be thinkandwear collection
booth 1443

SHOW ROOM

REBOURN FASHIONS CORP.
5 West 19th  St. 10th  Floor
New York, NY 10011
hope.int8@gmail.com

WAREHOUSE
66 Randall Avenue Rockville Center
New York, NY 11570

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