Nelle vene scorre sangue calabrese e sulla pelle sono impresse le orme delle scorribande di quartiere. Saverio Malara cerca di unire il racconto nudo della realtà in cui è nato e vissuto all’esigenza filmica di rappresentarla con ironia e spirito critico, senza edulcorazioni. Da un lato, l’ispirazione neorealista che ha il timbro indelebile di Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, dall’altro lato, l’influenza della brillante Commedia di Edoardo De Filippo, hanno caratterizzato la sua formazione, dalla giovinezza all’età adulta.

Sebbene la sua carriera sia iniziata a decollare nell’olimpo delle fiction documentaristiche targate RAI, egli continua a fare cinema nella propria terra, con l’intento di trasmettere alle giovani generazioni la voglia di riscatto contro l’alienazione alimentata da cui cerca di inaridirne il futuro. Saverio è nato e vissuto ad Archi, nel cuore di Reggio Calabria, dove ha compiuto i primi passi cinematografici e si muove ancora oggi tra cortometraggi e laboratori teatrali.  Il desiderio di realizzare commedie a sfondo sociale.

Egli non dimentica le proprie origini, quando racconta che con gli amici elaboravano e sperimentavano copioni, orientandosi sugli eventi locali. Pian piano si sono estesi ad altre realtà limitrofe. “All’inizio facevamo spettacoli a costo zero. Ciò che mi colpiva era l’entusiasmo con cui la gente accorreva per gioire in quell’oretta. Il teatro è un momento di evasione, ma anche un’occasione per riflettere” ricorda l’attore. 

Accade però che a volte si scopra, un po’ per caso, di avere talento, anche se l’umiltà e la consapevolezza che il cinema sia un mondo straordinario, in cui però è anche difficile emergere, lo portavano a non avere piena coscienza delle proprie potenzialità. “Sono sempre stato stimolato da amici e da alcuni professionisti. Mi dicevano: hai una bella faccia, perché non fai cinema o teatro. All’inizio non ci credevo. Poi grazie alle persone che mi hanno sostenuto, ho capito che valeva la pena provare. E oggi, dopo quasi 34 anni di percorso artistico, devo dire che sono ancora qui e non me ne pento” ammette Saverio. Da allora il fuoco sacro del cinema non si è mai spento e oggi è più vivo che mai.

Malara ha le idee chiare e non vive di false illusioni. Per lui l’impegno e la dedizioni sono le costanti per migliorare e perfezionarsi. Così, tra un provino e l’altro, continua a studiare. Per lui lavorare con la compagnia “Piccolo Teatro della Scaletta” di Reggio Calabria è già una grande soddisfazione. “Se proviamo a strappare qualche ragazzo a certe cattive influenze per indirizzarlo verso il teatro è un risultato nobile e giusto. Certo, non tutti riusciranno a sfondare nel cinema ma diventeranno persone migliori. Avere autostima, riuscire a capire la bellezza dell’arte e della vita, è ciò che conta”. Ne è convinto l’attore calabrese che ha partecipato allo stage “Da artista ad attore” con Dimi de Delphes,  e al laboratorio teatrale “Recitare” con Antonio Caracciolo.

La sua carriera prosegue nel cinema con i cortometraggi“Il Libro”, per la regia di Pino Laface e “Confessioni di un killer” per la regia di Fortunato Barbaro, regista e scrittore di Archi, con cui si svolge anche gran parte della sua carriera teatrale. Nel primo interpreta il ruolo del fratello di un malvivente che scopre il piacere della lettura e si avvicina alla cultura; nel secondo le vicende di un pentito che si allontana dai circuiti malavitosi, con tutte le conseguenze che questa decisione comporta.

“Un giorno ho partecipato ad un provino RAI per una parte in uno degli episodi del Commissario Montalbano. Sono stato contattato da Eugenio Piovosa, agente della Genius Management e ho iniziato a fare provini tramite agenzia” commenta l’attore. Inizia la scalata nel mondo del cinema, del teatro e della televisione.

Nel 2013 recita in “Una Carezza di vento” Regia di Pino Laface; nel 2014 recita in “Asino vola”, con Andrea Locascio; nel 2015 fa una piccola apparizione “Nel Mondo di mezzo”, per la regia di Massimo Scaglione, con Matteo Branciamore e Tony Sperandero, un film ispirato al romanzo di Mafia Capitale di Massimo Lugli. Poi arriva poi sul piccolo schermo con “Solo” per la regia di Michele Alhaique, trasmesso lo scorso autunno su Canale 5, e con la serie televisiva “Dov’è Mario?” su Fiction Sky, grazie alla quale ha ottenuto il Premio Nazionale Raf Vallone.  Nel teatro, grazie al sodalizio con il regista Fortunato Barbaro esordisce in alcune delle più importanti commedie di Edoardo De Filippo, come “Filumena Marturano”, “Il Cilindro”, “Amicizia” e “Non ti pago”; in Cappuccetto Rosso di Grimm e in “Notturni dialoghi di cortigiane” per la  regia di Antonio Caracciolo.

Uno dei sogni nel cassetto di Saverio Malara è realizzare una scuola di cinema. “Nella mia realtà ce ne sono poche e per pochi”. Tuttavia per realizzare questo obiettivo ci vogliono finanziamenti e strumenti culturali. “Mi auguro che le amministrazioni diano valore al teatro e al cinema. Entrambe sono l’arte più grande del mondo”.

Infine, racconta la sua straordinaria partecipazione al premio Vincenzo Crocitti 2016, dove è stato insignito come “miglior attore in carriera dell’anno”. “È stata un’esperienza che porterò sempre con me. L’organizzazione è stata splendida e con il Comitato mi sono trovato benissimo. Sono persone meravigliose che riescono a tirar fuori il meglio dagli artisti” commenta l’attore. “Quando si pensa a Vincenzo Crocitti, tutti ne conoscono il volto, che è noto al grande pubblico per la partecipazione a grandi fiction come Un Medico in famiglia e Carabinieri. Questo premio aiuta a marcare bene il nome e il cognome di quegli artisti che hanno lavorato tanto per arrivare al grande pubblico. Lui è uno di questi, più unico che raro perché sfido chiunque ad imitarlo. Si calava nei suoi personaggi con grande naturalezza. Era una persona genuina, trasparente ed umile, con un sorriso solare, genuino e rassicurante. Nonostante abbia lavorato con i più grandi attori e registi, come Alberto SordiMario Monicelli, oltre ad essere un grande artista era anche una brava persona” chiosa Saverio Malara. E conclude con un ringraziamento particolare a tutti gli attori che in 34 anni hanno condiviso con lui la gioia del palcoscenico.

Marianna Gianna Ferrenti

 

                                                                                                                           

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