In questi giorni il mio divano è come se vivesse. Costantemente colmo di emozioni, ma soprattutto di amore. Amore quello vero che deriva da giochi di luce e ombre, sonorità in un girotondo sul mondo, ipotetico e dal sapore quasi virale. Retrogusti dal fascino desueto, sound tra passato e moderno.

Questa è l’edizione delle persone. Perché quest’anno più che altri mi tornano molto più spesso alla mente le persone piuttosto che i titoli delle loro canzoni. Tutto ciò che accade per me non è mai un fatto fine a se stesso. A mio avviso, c’è sempre stata la necessità di mettere al centro la gente, perché gli unici artefici del proprio destino. Mossi costantemente da qualcosa che dia un senso al vivere. Un ricordo senza tempo. Come i sorrisi. Immaginando che niente possa ucciderci.

Sorridere. Farlo esattamente come Sammy, ospite della quarta serata. Sammy, classe 1995 è affetto da progeria, una rara malattia che causa l’invecchiamento precoce delle cellule. Nel cinema sarebbe un nuovo Benjamin Button, ma la realtà è ben altra.

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Sammy è un ragazzo brillante e combatte il suo male con estremo ottimismo, anche se di estremismi non si può parlare. Perché essere positivi non è mai abbastanza quando non desideri altro che vivere. Lotti costantemente contro un muro. Alla fine ciò che avrai battuto ti avrà saputo rendere più forte, ed i primi risultati sono lungo la strada.

Una persona come Sammy è stata in grado di superare il dramma apparente e farne uno straordinario punto di forza. È saputo nascere due volte, divenendo un esempio per tutti. Libero come il vento, come la stessa donna raccontata da Irene Grandi. Una donna che fugge in un vento di poesia, attraversando un inverno per rincorrere la libertà. È libera quando ritrova se stessa in quello stesso inverno, rendendola sempre più determinata e forte.

Ciò che non smetterò mai di affermare è che siamo fatti per amare, come lo stesso Nek afferma nella sua canzone. È capace di farlo in un modo diretto, mai fin troppo scontato, vis a vis. Come Moreno. Perché abbiamo talmente perso l’abitudine di rapportarci e comunicare che tutto questo ci sembra cosi fuori dagli schemi. Tutto è diventato talmente abitudine che persino fare la spesa è ormai un’azione di disinteresse quotidiano. Non ci stupisce più niente. Comunicare è diventato cosi Out che non ci facciamo caso quando, distratti, parliamo da soli contro muri di uno spessore e di una quantità inverosimili.

Inverosimile come il luogo surreale su cui vivere per poi perdersi che immagina Giovani Caccamo nella sua canzone vincitrice della categoria Nuove proposte e del premio della Critica e Sala Stampa. Perdersi per ritrovarsi in qualcosa di più grande, colmo di legami infiniti e di amore.

Sembra strano ma in questo giorni il mio divano si è innamorato del mio bloc notes. La cosa è come non avesse senso, ma sono stato proprio io a farli incontrare. Perché l’amore è prima di condivisione è incontro, ed è cosi bello che mai per niente al mondo si meriterebbe di essere rotto. Perché Sanremo è capace anche di questo, di far incontrare chiunque e di suscitare qualcosa che assomigli all’amore, che di per sé è molto più grande di una sera, di un giorno, di una vita. Amore è l’immensità di uno sguardo, che merita di essere cantato.

Stefano Fiori

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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