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Raccontare la bellezza

Raccontare la bellezza, quella che scorge dai dettagli più intimi di un particolare oggetto, o di una qualsivoglia persona è forse una delle cose che mi riesce meglio. Per me uno sguardo è un’opera d’arte pari a un dipinto, una scultura, una composizione musicale e un bel piatto di spaghetti, di quelli che la domenica ti appresti a mangiare, senza pensare alcun momento al futuro. Le emozioni fanno parte del presente, cosi come il senso estetico e la sua rappresentazione fisica, concreta. Perché è palesemente impossibile parlare di sensazioni al futuro, e questo ormai è un fatto oggettivo. Passeggiando su di una piazza, o visitando una mostra di un pittore in centro, a mio avviso veniamo colti dallo stesso entusiasmo, poiché l’intensità è la stessa. In quel preciso istante siamo noi al centro del mondo e lo siamo insieme a tutta una serie di particolari che sono come un raggio di sole sul nostro viso in una bella giornata di primavera. Primavera come Rinascimento. Rinascimento come vera e propria rinascita dei sensi. È proprio questo il motivo che mi ha sempre spinto a scrivere. Scrivere per raccontare ciò che vede il mio cuore col fine di rinascere. È cosi difficile sentirne i battiti, ma non ascoltarne veramente le pulsazioni. Sono perfettamente d’accordo con chi in passato era in grado di sostenere che nel cuore risiedono le emozioni. Perché scorrono nel sangue rendendolo tiepido; agitato se veniamo colti da uno spavento, docile e perso quando siamo innamorati. Il mio sangue scorre docile e perso. Sono costantemente innamorato. Non sopporto gli apatici, coloro che inconsapevolmente non provano nulla. Le persone razionali, tutti coloro che pensano si possa dare una spiegazione a tutto attraverso il pensiero, la ragione. Non potrei mai arrivare a credere che possa esistere un mondo di questo tipo. Saremmo tutti dei robot, prodotti attraverso una catena di montaggio, coi materiali più scadenti. Cuciti non da mani esperte, o dipinti dal genio di artisti eccelsi. Ecco perché scrivo, leggo, ascolto musica, mangio per il piacere di avere davanti qualcosa che mi faccia innamorare. Ecco perché rincorro la qualità in ogni mia mossa: la bellezza della differenza. Ecco perché amo l’Italia e vorrei che non morisse mai. Perché è uno dei pochi Paesi al mondo, forse l’unico, che riscopre il proprio essere perfetto nella decadenza, dandone il giusto peso. L’Italia è un Paese da catarsi infinite. Questo lo possiamo constatare in città come Firenze, culla del Rinascimento e di una base culturale molto significativa definita Umanesimo. Per la prima volta nella storia gli uomini avevano posto essi stessi al centro, non Dio. Gli unici autori della propria vita, e fautori del proprio destino. Il resto è ben noto a tutti. La storia ne è testimone. Il 2015 sarà per l’Italia un anno di opportunità dettato da decisione prese anni precedenti. Milano sarà il centro del mondo con Expo, l’esposizione universale che accoglierà più di 130 Paesi da ogni parte del mondo. Tratterà uno degli argomenti che da sempre ci sta più a cuore, perché parla del nostro carattere e della nostra identità. Il cibo non è solo Vita, è energia, tradizione e personalità.

EXPO_2015_-_Milano_-_Piazza_Castello,_Expo_Gate

Proprio in questi giorni va in scena a Firenze, come da ormai 87 edizioni, il “Pitti immagine Uomo”. Un’occasione, più che una vetrina, che valorizza l’immagine dell’uomo e del suo stile. Un altro aspetto della nostra Italianità. Iniziativa che ha sempre prodotto ottimi risultati sia sul piano economico che su quella della pianificazione del sistema Moda e Design per l’arte manifatturiera (calzature, abiti etc. ) sulla base dell’Immagine del tutto Italiana del gentleman, che nessuno al mondo ha mai dimenticato. In continue metamorfosi e occasioni di rimescolare concetti e nozioni già note. Quest’anno è “Luxury Underground” per un uomo certamente pop, con particolari inflessioni che arrivano dal vivere metropolitano. Il resto è tutto da scoprire. Non ci rimane altro che dare fiducia al tempo, vivendo con stile ogni giorno.

Stefano Fiori

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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