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Quei bambini della Ruota di Cagliari – gli “esposti” tra storia crudele e rivincita letteraria

La “ruota degli esposti”, istituita in epoca medievale e rimasta in auge in Italia sino al Fascismo, consisteva in un meccanismo cilindrico solitamente ligneo che consentiva di abbandonare alle cure degli ospedali o dei conventi i neonati indesiderati garantendo l’anonimato del genitore. Ancora oggi nei cognomi italiani – Esposito, Degli Esposti, Diotallevi, Degli Innocenti per citarne alcuni – rimane traccia dell’istituzione delle ruote, mentre le tristi vicende legate alle migliaia di bambini abbandonati a una sorte spesso di malattie e stenti, sono state inghiottite dall’oblio riservato loro dalla Storia.

A Cagliari la ruota degli esposti –  chiamati sotto la dominazione spagnola borts o bordetas se femmine – si trovava presso l’antico hospital Sant’Antoni, collocato nell’omonima Carrer de Sant Anton, oggi la centralissima Via Manno. Del complesso di Sant’Antonio, chiuso nel 1850 in concomitanza con l’apertura dell’Ospedale Civile, attualmente rimane solo la chiesa con prospetto barocco, incastonata tra i negozi che quasi ne nascondo la presenza. L’antica ruota si trovava scendendo dal buio portico che ancora oggi conduce da Via Manno alla Piazza San Sepolcro.

marina

Nel Cinquecento uno scandalo investì le vicende dei borts già tristemente colpiti dal destino. L’Ospedale di Sant’Antonio, passato alla diretta gestione del Comune dopo il 1534, non riusciva più a sostenere le spese di mantenimento dei numerosi bambini esposti. Per risolvere il problema l’Amministrazione decise di affidare i borts alle cure di nutrici in cambio di una retta annuale di mantenimento.

Molte famiglie senza scrupoli però, dopo aver adottato i neonati, dichiaravano la morte del proprio figlio naturale, sbarazzandosi in realtà del bambino esposto senza dover rinunciare alla retta annuale del Sant’Antonio.

Quando lo scandalo venne alla luce il Comune prese una decisione drastica e oggi sicuramente impensabile: decise di marchiare a fuoco i bambini esposti affinché fossero riconoscibili. La decisione, contestata duramente dalla cittadinanza, venne poi ridimensionata e il marchio a fuoco fu sostituito da un sigillo d’argento applicato sull’orecchio dei borts.

Al di là di questa vicenda dai contorni feroci, la sorte dei tanti altri esposti sulla ruota di Cagliari non fu migliore. Moltissimi bambini morivano appena lasciati sulla ruota stessa, o pochi giorni dopo. Chi sopravviveva alle tante malattie e alla denutrizione che decimavano gli infanti dell’epoca era destinato a una vita difficile, spesso di miseria.

Lontana dalle pagine della Storia ufficiale, la triste memoria di questi bambini è stata riportata alla luce nel 2006 da una scrittrice cagliaritana: Anna Castellino, nel suo romanzo Mischinèddus. Storia minuscola dei chicos della ruota, 1583-1652 (mischineddus: “poveretti” letteralmente in sardo, era il nome affettuoso dato ai borts).

mischineddus

La Castellino narra le vicende di uno di loro, Antonio, che nella propria storia racchiude in sé la storia di tutti i bambini della ruota e che attraverso il suo fortunato destino riscatterà la sorte di tutti gli altri, di tutti quegli Antonio appena affacciati all’esistenza e inghiottiti due volte: prima dalla morte e poi dall’oblio della loro città. Il romanzo, arricchito da fonti d’archivio del Comune di Cagliari risalenti agli anni 1583-1652, oscilla tra squisito lirismo narrativo e veridicità storica.

La vicenda dello scandalo del Cinquecento invece potrete ritrovarla tra le pagine dell’abilissimo Giuseppe Luigi Nonnis, che nelle sue Passeggiate Semiserie ci offre un affresco ironico e affascinante di Cagliari e della sua storia.

Claudia Caredda

Photo Credit: Kliò via Compfight ccalecani via Compfight cc

About Claudia Caredda

Laureata presso La Sapienza in "Comunicazione della Conoscenza per le Imprese e le Organizzazioni", dal 2008 opera nel settore del turismo all'interno di un'agenzia di incoming focalizzata sulla Sardegna, per la quale cura l'immagine aziendale e sviluppa itinerari turistici e culturali ad hoc. Appassionata d'arte e dell'insolito."

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