sanremo_manzi_kessler_ansa_3“Guardare il mondo, guardare la bellezza fuori e dentro di sé”. È proprio questo che insegnava il Maestro Manzi ai suoi ragazzi di quinta nella lettera del 1976.  Perché “Non è mai troppo tardi” per smettere di sognare, per credere ancora in un opportunità nuova, in una scintilla che scocca quando un cerchio si chiude e ci si appresta a crearne uno nuovo, come fosse un fatto ciclico, senza nemmeno ce ne rendessimo conto.

La seconda puntata del Festival di Sanremo ha preso il via ricordando il Maestro Manzi che con il suo celeberrimo programma andato in onda dal 1960-68 ha dato la possibilità a chiunque attraverso la televisione di alfabetizzarsi, perché tanti, in questo periodo, erano gli adulti che non erano in grado di leggere e scrivere.

Inizia proprio col ricordare questa importante figura dei nostri tempi, e Fazio lo fa con una spontaneità che lo riportano al suo stile impeccabile ed elegante. Elegante per certi versi può apparire troppo riduttivo, e non se ne capirebbe il senso. Diciamo che possiede un certo fascino e savoir faire Biritish in un’indole “Politically correct”.

imageCome quando rievoca il “Sabato sera” della Rai mettendo in mostra la giocosa e struggente forza d’animo delle sorelle Kessler, i due pilastri della tv italiana degli albori.

Come niente fosse, questo, è il festival delle bellezza in ogni sua forma; bellezza di uno sguardo, di un’azione, ma soprattutto nelle piccole cose che se valorizzate possono come in un incanto tramutarsi in qualcosa dalle mille e una notte, proprio come la classica canzone di Sanremo che per definizione è catartica, risveglia i sensi e la speranza di ognuno di noi.

valeri-sanremo-IPP-TELEFOTO-U10175353656YnD--258x258@IlSole24Ore-WebPerché ho capito che in questo mondo c’è speranza quando non ho retto l’emozione all’ingresso di una Franca Valeri senza tempo, struggente, elegante e con una forza d’animo da far invidia a chiunque. All’improvviso mi viene alla mente che non è mai troppo tardi per far comprendere a noi stessi che gli ostacoli che vengono posti sul nostro cammino non sono altro che prove per farci comprendere quanto valiamo, perché se ne dovessimo uscire vittoriosi, per superarli siamo riusciti a vincere il confronto che vi è tra noi e le nostre paure esistenziali.

Il coraggio sta alla base della nostra vita, e subito il country di Ron con “Sing in the rain” ci riporta allo spirito di Sanremo e veniamo catapultati nel futuro spinti da un vento completamente nuovo, energizzante e positivo di Noemi, con un abito da far sognare chiunque e un taglio di capelli da incubo.

Il Made in Italy è presente non solo nelle canzoni che rappresentano quanto l’Italia può ancora fare per rilanciare il proprio nome nel mondo, supponendo che già il nostro marchio è il terzo più conosciuto dopo Coca cola e Visa, ma noi Italiani sembriamo non meritare la bellezza che rappresenta, e tutte le aspettative improvvisamente decadono agli occhi dei tanti Paesi che quasi provano invidia di fronte al nostro immenso patrimonio.
baglioni-sanremo-2014Gli abiti portati in scena, sono per la maggior parte di stilisti Italiani come la scelta portata avanti da un Claudio Baglioni che rimette piede sul palco dell’Ariston dopo trent’anni come a voler tornare indietro sui suoi passi, rievocando vecchi successi; vestendo un abito sartoriale interamente lavorato dalla Sartoria romana Luca Litrico.

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Ancora una volta i Beatles sono i protagonisti, grazie all’interpretazione di Rufus Wainwright, di questa edizione del Festival e “Across the Universe” sembra in qualche modo la metafora portante della puntata, come ad indicare che niente cambierà il mio mondo senza il desiderio personale che il mondo cambi per davvero partendo da noi stessi.

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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