
La seconda puntata del Festival di Sanremo ha preso il via ricordando il Maestro Manzi che con il suo celeberrimo programma andato in onda dal 1960-68 ha dato la possibilità a chiunque attraverso la televisione di alfabetizzarsi, perché tanti, in questo periodo, erano gli adulti che non erano in grado di leggere e scrivere.
Inizia proprio col ricordare questa importante figura dei nostri tempi, e Fazio lo fa con una spontaneità che lo riportano al suo stile impeccabile ed elegante. Elegante per certi versi può apparire troppo riduttivo, e non se ne capirebbe il senso. Diciamo che possiede un certo fascino e savoir faire Biritish in un’indole “Politically correct”.

Come niente fosse, questo, è il festival delle bellezza in ogni sua forma; bellezza di uno sguardo, di un’azione, ma soprattutto nelle piccole cose che se valorizzate possono come in un incanto tramutarsi in qualcosa dalle mille e una notte, proprio come la classica canzone di Sanremo che per definizione è catartica, risveglia i sensi e la speranza di ognuno di noi.

Il coraggio sta alla base della nostra vita, e subito il country di Ron con “Sing in the rain” ci riporta allo spirito di Sanremo e veniamo catapultati nel futuro spinti da un vento completamente nuovo, energizzante e positivo di Noemi, con un abito da far sognare chiunque e un taglio di capelli da incubo.
Il Made in Italy è presente non solo nelle canzoni che rappresentano quanto l’Italia può ancora fare per rilanciare il proprio nome nel mondo, supponendo che già il nostro marchio è il terzo più conosciuto dopo Coca cola e Visa, ma noi Italiani sembriamo non meritare la bellezza che rappresenta, e tutte le aspettative improvvisamente decadono agli occhi dei tanti Paesi che quasi provano invidia di fronte al nostro immenso patrimonio.

Ancora una volta i Beatles sono i protagonisti, grazie all’interpretazione di Rufus Wainwright, di questa edizione del Festival e “Across the Universe” sembra in qualche modo la metafora portante della puntata, come ad indicare che niente cambierà il mio mondo senza il desiderio personale che il mondo cambi per davvero partendo da noi stessi.












