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Michele Chisena, Il giornalismo nell’era digitale

Giornalismo digitale. La notizia che cambia”: questo è il fil rouge dell’incontro che si è svolto nella Sala del Trono del CastelloPirro del Balzo” di Venosa, organizzato dall’Arci (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) , assieme al Centro di Aggregazione Giovanile (CAG) di Venosa e all’Associazione Alda Merini, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale.

Ospite della serata Michele Chisena, lucano, giornalista freelance intervistato dalla giovane e talentuosa redattrice web, Annarita Chieffo.  Chisena ha lavorato con il Settimanale Musica, e contemporaneamente con Il Quotidiano della Basilicata. Alla fine degli anni ’90 ha iniziato il sodalizio con il Gruppo L’Espresso, e  da allora, il suo percorso professionale, pur scandito dalla crisi dell’editoria, è stato in ascesa. Ha collaborato col mensile di Repubblica, XL, almeno fino a quando nel 2013 ha terminato le pubblicazioni. Da allora collabora con il quotidiano La Repubblica, con il sito della testata e con Il Venerdì.

Il recente rapporto sul Giornalismo Digitale Locale ed Iperlocale  a cura dell’ANSO (Associazione Nazionale Stampa On Line) e dell’ODG (Ordine dei Giornalisti) “su un campione circa il 6% delle 1300 testate giornalistiche online operanti in Italia, undici di esse (il 14% del campione) hanno dichiarato un fatturato superiore ai 100.000 euro annui e solo tre di esse fanno capo a editori che pubblicano anche quotidiani cartacei“. Inoltre, “La pubblicità è nettamente la prima fonte di entrate, con il 76% (60 su 79 la indicano al primo posto” si legge nel dossier.

Secondo i dati forniti da Banzai media,  circa 11 milioni di lettori al giorno confluiscono sul “prodotto web aperto e sociale gratuito“, mentre solo 1 milione di persone al giorno prediligono lo strumento app chiuso e a pagamento. Internet sta diventando lo strumento preminente sia per la ricerca delle notizie sia per le testate che inevitabilmente ormai da anni iniziano a puntare sulla integrazione tra cartaceo e strumento digitale, fino ai progetti giornalistici indipendenti che nascono interamente sul web, e che sono una “scommessa”.

Nell’era della post-verità propinata da siti web che a volte diffondono “bufale”, è importante tenere presenti, i cardini imprescindibili della deontologia professionale, ossia “il principio di veridicità, continenza e buona fede” come ribadisce Chisena. Un dibattito attuale dopo l’annuncio di Facebook di voler elaborare un codice di autoregolamentazione e la proposta di Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza), sulla necessità di regolamentare il web attraverso la vigilanza di un’ autorità pubblica di matrice europea.

 

Il reporter, sia che svolga l’attività sui mass media tradizionali sia che operi attraverso le piattaforme 3.0, deve mantenere inalterata la sua funzione di controllo e verifica sull’attendibilità delle fonti, in modo che la velocità nella pubblicazione non infici sulla credibilità. “Il giornalista rimane tale anche quando scrive per il web. Certo, c’è una grammatica diversa rispetto alla carta stampata. Gli articoli non devono essere molto lunghi, hanno una disposizione in paragrafi, spaziati per dare la possibilità di inserire link, immagini e video. Ma c’è una dimensione di sacralità che non potrà mai essere cancellata. Bisogna lavorare sulla notizia e scavare al suo interno” spiega Chisena. Tra crisi economiche e rilanci, dal 2008 il giornalismo italiano è in affanno e, in continuità con quanto accade a livello mondiale, cerca di risalire la china, grazie agli accordi tra i colossali editori.

L’avvento dei social media e dei grandi aggregatori di notizie come Google ha aperto la strada a nuovi canali informativi, rafforzando la possibilità di creare un’informazione quanto più indipendente dai grandi interessi economici che pur continuano a persistere. Internet, però, ha anche alimentato la chimera del precariato, in un “far west” pieno di opportunità, che a volte può nascondere qualche inganno. Questa ambivalenza del web, strumento che non può essere demonizzato, si riflette anche nel mondo della musica, sempre più inghiottito dai social network che anticipano i giornali nella pubblicazione di notizie, foto e video. Di qui nasce il libro di Chisena Rock Around Facebook. “Ho voluto dimostrare come facebook abbia ucciso il giornalismo musicale. Che senso ha comprare un giornale di musica se oggi esistono i social che danno la possibilità di conoscere tutte le anteprime e la vita privata di un artista?”. Tuttavia il ruolo del reporter non si estinguerà se sarà “interprete e mediatore nel mare magnum dell’informazione plurale” conclude Chisena.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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