Nell’era dell’u-marketing e della nuova informazione digitale, qual è il ruolo dei nuovi giornalisti rispetto ai lettori, alle fonti, ai media?
Non chiamateci più semplicemente “giornalisti”. Noi siamo i nuovi giornalisti 4.0, quelli che cercano l’equilibrio nel caos, quelli che devono rendere conto di ogni minimo accenno politicamente scorretto, quelli che oltre all’editore devono accontentare i social e strizzare l’occhio alla Gen Z. I media ci sommergono, e noi dobbiamo immergerci al loro interno, spesso unendoci al coro degli influencer o dell’informazione indipendente per ritagliarci uno spazio dignitoso in cui scrivere.
L’informazione accelera
In effetti, tutto parte da qui: l’accelerata, sempre più rapida, verso un’informazione che mantiene il lettore aggiornato secondo dopo secondo. Non più semplice “lettore”, nemmeno lui, bensì “utente”, collaboratore, fonte primaria d’informazione. Come recitano molte testate online: “Inviaci una segnalazione”, è questo ormai il mantra dei giornalisti 4.0. L’informazione che viene dagli spettatori di eventi, e che procede fino a far emergere le problematiche. Non senza il filtro adeguato della redazione. E qui veniamo al secondo punto: il “filtro”.
I media hanno bisogno di un filtro
I giornalisti 4.0 hanno perso perfino l’interesse a ricorrere la velocità delle bufale per smentirle, non occorre più. Lo “slow journalism” è quello che ci vuole, l’informazione che arriva dopo gli opportuni controlli, quelli fatti bene, che richiedono tempo e poi spuntano per dire “basta”. Come il proprietario di una casa in affitto che viene chiamato a redarguire ospiti troppo rumorosi e molesti.
Soprattutto, i giornalisti 4.0 sono quelli che cercano l’attendibilità e la qualità senza più affannarsi ad arrivare “primi” (perché “primi”, poi, spesso significa “senza filtro”). Quelli che creano una fanbase di lettori (o utenti) affezionati per vendere queste notizie di qualità e farle arrivare al pubblico. Perché senza followers non si va da nessuna parte, e chi l’ha detto, e perché l’ha detto, ah è stato quel giornalista lì? allora mi fido.
Social, influencer & co.
E qui arriviamo a un terzo scoglio cruciale. I giornalisti devono rincorrere gli influencer, stavolta, o possono nuovamente ritagliarsi uno spazio proprio, entro confini autorevoli in cui muoversi? E perché devono essere autorevoli, questi confini? Sicuramente per non confondere un blog con un giornale a tutti gli effetti, e allora il discorso dei follower? E le rubriche dei giornali che ospitano blog esterni?
Probabilmente, in un mondo sempre più ingarbugliato – dove il labile confine tra informazione vera e clickbait è ancora più sottile di quanto pensassimo – il ruolo del giornalista non è più quello di riconcorrere qualcosa – la notizia, gli influencer, la fanbase, l’indipendenza. L’indipendenza c’entra, e non va rincorsa.
Nuovi giornalisti per nuovi media
Il vero ruolo dei “nuovi giornalisti” è quello di mutare con il mutamento dei media, che non sono più solo i quotidiani cartacei, o la radio, o la tv, o le web tv. E di mantenere fermo, in ogni contesto possibile, il ruolo di “baricentro” dell’informazione, quale appiglio sicuro dell’utente alla deriva. Ovvero la giusta dimensione dell’informazione basata sul rispetto di chi legge e di chi, la vera informazione, la sostiene.
Probabilmente può sembrare un’illusione. Eppure, il numero crescente di piattaforme dedicate al crowdfunding culturale e specifico per i giornalisti, gli strumenti basati sul sostegno diretto al creator (il giornalista in questo caso), e la nascita di nuove testate che puntano sui giovani per parlare ai giovani, rispettando l’autorevolezza di chi tanto giovane più non è – ci fanno ben sperare.
Cambiano i mezzi, non lo scenario
Del resto, secondo il PwC Global Entertainment&Media Outlook 2021-2025, l’industria dell’Entertainment & Media (E&M) a livello globale vale oltre 2.000 mld di dollari. E già solo in Italia la creator economy si aggira intorno a 1,5 mld di euro, con oltre 350mila creator.
Questo significa che il mercato c’è, il pubblico pure. E ai giornalisti 4.0 non resta che cogliere l’ennesima, rocambolesca trasformazione per rendere un web saturo di podcast e webradio, di bufale e meme, un posto migliore dove soggiornare e informarsi. Ai posteri l’ardua sentenza.












